«Ci siamo tolti le pantofole, portiamole in corteo»

Caro direttore, l'attacco alla famiglia è portato avanti
sistematicamente con un disegno "a croce". Verticalmente
ponendo le generazioni (nonni, genitori e figli) le une
contro le altre (gli anziani si parcheggiano negli ospizi e
i bimbi scomodi si possono abortire); orizzontalmente
contrapponendo i generi (maschile e femminile) nonchè
inducendoli a credere che possono realizzarsi
indipendentemente l'uno dall'altro (l'omosessualità ne
costituirebbe - secondo molti - la prova inconfutabile).
A testimonianza di ciò basti ricordare che nel 1973
l'omosessualità compariva nel manuale diagnostico
psichiatrico (DSM III) come «disturbo comportamentale
nell'ambito della sfera sessuale», mentre oggi chi non
approva tale "tendenza" è tacciato di omofobia.

Come abbiamo fatto ad arrivare fino a questo punto senza
quasi accorgerci di cotanto assurdo ribaltamento della
fisiologia naturale?
È stata utilizzata la tecnica dell'inganno miscelando
sapientemente il bene e il male per confondere le idee e
condurci al relativismo etico.
In un clima di anestesia generalizzata, inebetiti ed erranti
senza più alcun punto di riferimento, abbiamo consentito
aggressioni ai valori della vita e della famiglia.
Per liberalizzare ad esempio l'uso della droga - senza
creare scandalo e suscitare reazioni nell'opinione
pubblica - si è recentemente ricorsi a un decreto che
raddoppia la quantità di cannabis per uso personale.

Tuttavia la strategia di "trasformare il delitto in diritto"
era già stata denunciata a chiare lettere da Giovanni Paolo
II nell'enciclica Evangelium Vitae.
Il Santo padre esemplificava il concetto richiamando quanto
già avvenuto con l'aborto e preannunciandoci il medesimo
iter per l'eutanasia.

La storia recente ci insegna dunque che la famiglia non
viene attaccata frontalmente, ma è blandita, vezzeggiata,
ingannata con subdoli camuffamenti.
Da meno di un anno infatti è stato creato il dicastero della
famiglia con il plauso generale dei 22 milioni di nuclei
familiari del Paese.
A capo dello stesso ministero, per giunta, eccovi insediato
un ministro cattolico.
Eppure ecco proprio il ministro della Famiglia farsi
dapprima latore di un disegno di legge governativo a favore
delle unioni di fatto per spianare tra l'altro la strada ai
matrimoni omosessuali; immediatamente dopo ecco attaccata
l'identità della famiglia con la proposta dell'adozione del
doppio cognome materno e paterno.
Il tutto condito con veemente e sbalorditiva opposizione
all'introduzione del quoziente familiare che è peraltro
l'unico strumento efficace per ridurre il carico fiscale
delle famiglie (e in particolare di quelle numerose).

Il gravissimo attacco alla famiglia per fortuna non passa
inosservato agli occhi della Chiesa che - preoccupata anche
dell'anestesia generale - decide di lanciare l'allarme.
Il grido spezza dunque il sortilegio e la risposta non si fa
attendere: ne scaturisce un'azione proposta dal Forum delle
famiglie che sta inducendo molte persone a rinunciare al
binomio pantofole-Tv almeno per un giorno.
Le profetiche parole di Giovanni Paolo II che - nella
Familiaris Consortio del lontano 1981 - sollecitò le
famiglie a partecipare alla vita politica e sociale del
Paese «per non dover piangere quei mali cui vi sarete
limitati ad assistere», ci ridestano da un incantesimo
durato 26 anni.

La politica non è stata in grado di difendere né promuovere
la famiglia in 50 anni nonostante il sapiente dettato
costituzionale: i valori della vita e della famiglia
soggiacciono a continui attacchi e coloro che li difendono
sono talvolta scarsamente credibili.
Il gregge familiare è sbandato, ma gli attuali pastori
(Benedetto XVI, Bagnasco e Bertone) lo sostengono e
rincuorano proprio nel momento del bisogno.
Nell'omelia per i suoi 80 anni, il Santo padre ha
ringraziato Dio per aver avuto nella sua vita «una famiglia
con un fratello e una sorella».
Nella società odierna tutti a parole ci riempiamo la bocca
di un valore quale la "fratellanza", ma in pochi
comprendiamo che si tratta di un concetto divenuto difficile
(se non impossibile) da spiegare a una povera e ignara
generazione di figli unici.
La stessa ideologia comunista - pur di rendere più incisivo
l'attacco alla famiglia - ha ribaltato la propria strategia
arrivando addirittura a sostenere che i figli da ricchezza
(il proletariato appunto) sono oggi divenuti un lusso (li
fanno solo i ricchi).
Ne discende un'inedita e pericolosissima alleanza tra
collettivismo e individualismo contro la famiglia.

Il 12 maggio - grazie al prezioso coordinamento del Forum
delle Famiglie - sarà la data del risveglio dal lungo sonno
per le famiglie italiane.
A tutti i partecipanti la raccomandazione di portar con sè
le pantofole e sventolarle ben in alto di fronte alle
telecamere, mostrando a tutti che ce le siamo finalmente
tolte.

Vittorio Lodolo D'Oria
medico iscritto all'Anmci,
marito e papà di 4 figli

Lettera apparsa su Avvenire-èFamiglia del 29-4-2007