"Non abbiamo avuto il coraggio di conoscerla"

da Tempi n°35 del 30/8/2007

UNA DONNA DI 38 ANNI S’E’ SOTTOPOSTA A UN INTERVENTO ALL'OSPEDALE SAN PAOLO DI MILANO per te­nere solo una delle due gemelle che ospitava in grembo. Lo chiamano "aborto seletti­vo". Significa che se scopri di avere nelle viscere un figlio sano e uno handicappato chie­di al medico di lasciarti solo quello "normale". Per una «fatalita'» - cosi l'hanno definita - le due gemelline si sono invertite di posto nell'utero materno e a essere soppressa e' stata quel­la sana. L'errore ha scatenato polemiche e l'idea piu' "intelligente" «perche' simili casi non si ripetano piu'», pare essere quella, in futuro, di "marchiare" il feto sano, in modo da ricono­scerlo durante l'intervento. Il ministro della Salute Livia Turco s'e' detta scossa dall'evento e ha richiamato tutti alla solita «riflessione sui valori condivisi». Seguira' dibattito e che Dio ci risparmi gli sbadigli. E cosi, mentre tutti piangono il destino crudele, invocano revisioni o proclamano intangibile la 194, tutti sembrano essersi dimenticati che le vittime della "fata­lita'" sono state due, non una. Perche', fatta eccezione per l'Osservatore romano, e' passato inos­servato che anche il secondo feto, quello sbagliato sopravvissuto per sbaglio, e' stato aborti­to. Eppure nessuno ne parla, e le discussioni scorrono via fino al prossimo dibattito che "scuo­tera' la coscienze". Ma chi era la bambina rimasta viva per caso? Quale il suo destino? Quale il colore dei suoi occhi storti? Pare che a nessuno importi, pare che nessuno se ne ricordi. Quella bambina era l'ultima speranza di redenzione per questa storia: non voluta, malforma­ta, era uno sbaglio di natura nell'epoca della li­bera scelta. Ma c'era. Forse un giorno avrebbe po­tuto come Ermanno lo storpio, il santo deficien­te, brutto e sgorbio, comporre la Salve Regina o scrivere un trattato su Cicerone. Non lo sapremo mai. Non abbiamo avuto il coraggio di conoscerla. Non abbiamo voluto darle un nome. 

 

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