IL FAMILY DAY

Se i gay sono bravi e sanno fare lobby, ai cattolici,
invece, tocca la reprimenda del senatore Sergio De Gregorio,
che almeno sponsorizza, se addirittura non organizza, le
proteste contro i Di.co.
Quel che non ha avuto il coraggio di fare il sestetto dei
movimenti cattolici riunito giovedì a Roma presso il Forum
delle Associazioni Familiari, lo fa il presidente della
Commissione Difesa del Senato e leader di Italiani nel
Mondo, che, in mancanza d'altri, «studierà e metterà in atto
tutte le forme di mobilitazione necessarie ad evidenziare
che i cattolici in politica devono gestire un ruolo
militante di protesta e di proposta».

Provocatorio, ma non è né l'unica né la prima iniziativa,
dopo che troppi veti si sono incrociati sulla data, la
natura e i big da invitare alla manifestazione anti-Di.co,
inizialmente prevista per il 25 marzo.
Acli e comunità di Sant'Egidio minacciano il boicottaggio
nel caso di una critica al governo.
Qualcuno intanto ne approfitta già per spingere sul palco
(tutto da montare) l'ex leader della Cisl Savino Pezzotta.

Al Forum devono barcamenarsi: «Non ci sono i tempi tecnici
per la manifestazione»
Altrimenti «si va in ordine sparso» e invece «bisogna
camminare tutti insieme».
Casomai traspare un problema di leadership, il primo scoglio
dell'era Bagnasco o del dopo-Ruini alla Cei: nessuno ha
autorità, carisma, coraggio e onore per organizzare la
presenza sociale della Chiesa.

Prevale ancora la linea di chi nel 1974 firmò il manifesto
dei cattolici democratici per il no all'abrogazione del
divorzio: Pietro Scoppola e Giuseppe Alberigo.
Ma al Forum sono già felici che «si siano visti per parlare
di una manifestazione».
«In effetti, vent'anni fa non sarebbe stato possibile»,
spiega lo storico Marco Invernizzi, di Alleanza Cattolica:
«È una Chiesa che sta guarendo. E la svolta è stato il
convegno di Loreto del 1985 e la presidenza Ruini».

Segno di vitalità, allora l'autoconvocazione.
A sorpresa, la sfida arriva da Crotone, dove si va in piazza
il 15 marzo, con la benedizione del vescovo mons. Domenico
Graziani, ma rigorosamente per iniziativa dei laici.
Che intanto elaborano un documento, sulla base di quello già
diffuso dall'Unione giuristi cattolici che boccia sia le
«forme para-matrimoniali», sia «l'accertamento
amministrativo e anagrafico delle convivenze di tipo
affettivo», perché «hanno come inaccettabile conseguenza
quella di offrire alle relazioni private di convivenza un
indebito rilievo di diritto pubblico».

E dire che tutto nasce da una manifestazione
ultraprovinciale pro-famiglia, a cui però hanno aderito così
tanti movimenti e persone comuni che in tutta l'arcidiocesi
non c'è spazio al chiuso per contenerli.
Ne è compiaciuto Giancarlo Cerrelli, della segreteria
ristretta della consulta dei Laici e consigliere nazionale
dell'Ugci, che vede la proposta calabrese come uno stimolo
all'immobilismo nazionale: «Vediamo chi arriva prima. Se il
movimento parte da Crotone, può superare Roma anche sul
manifesto».
In regime di concorrenza si fa così, fino a ribaltare l'agenda
del sestetto e a delegittimare il loro temporeggiare in
attesa del via libera dei vescovi.

Truppe di insorgenti ce ne sono, ufficiali molti meno.
Ma giovedì anche a Milano, davanti alle incertezze espresse
dalla vicepresidente del Forum, Paola Soave, sono partite le
contestazioni: «In Spagna è bastato il tam-tam su Internet
per chiamare a raccolta tutto il popolo contro il matrimonio
gay . I vescovi si sono accodati».
Intanto scaldano i motori i pullman del movimento Gospa,
ispirati dalla veggente di Medjugorje, Mirjana.
Se partono i movimenti mariani, non li ferma nessuno.

Andrea Morigi
(C) Libero, 10-3-2007