PACS ALLA BINDI: COLPITI ANCHE I FIGLI LEGITTIMI

Un'altra legge superflua:
si veda il Codice Civile all'art. 280 e seguenti.

Perchè questa legge "ideologica" ? Fede antioccidentale

Il dibattito lanciato martedì sulle colonne di questo
giornale, con la consueta chiarezza, da monsignor Alessandro
Maggiolini a proposito della «teologia di Rosy Bindi» non
può essere lasciato cadere.
Riguarda, infatti, le radici culturali del governo Prodi e
il suo rapporto con quella sintesi di fede e ragione, di
Gerusalemme e di Atene che chiamiamo Occidente.
Si chiede la Bindi se «non si tradisce la fede
imprigionandola in un modello culturale, strumentalizzandola
a sostegno del sistema occidentale, che è solo uno dei molti
con cui un messaggio universale come il cristianesimo è
chiamato a confrontarsi».
All'obiezione aveva già risposto Benedetto XVI, in quel
manifesto del suo pontificato che è il discorso di
Ratisbona.

Ai nemici dell'Occidente il Papa ricordava allora che
l'incontro «tra la fede biblica e il pensiero greco, è un
dato di importanza decisiva che ci obbliga anche oggi: il
patrimonio greco, criticamente purificato, è una parte
integrante della fede cristiana».

Il nemico di Benedetto XVI è il relativismo, secondo cui,
per esempio, il matrimonio monogamico ed eterosessuale sarà
pure un valore tradizionale in Italia, ma non lo si può
imporre ai musulmani poligami o alle nuove culture gay.
Se, come oggi afferma Rosy Bindi, quello occidentale è solo
un modello fra i tanti, perché mai la fede dovrebbe essere
«detta» nei termini della cultura occidentale e non di
quella araba o malese?
Questa obiezione, risponde il Papa a Ratisbona, «non è
semplicemente sbagliata; è tuttavia grossolana ed
imprecisa».
Non è sbagliata, nel senso che non è necessario esportare le
forme esteriori del cristianesimo occidentale in tutte le
culture: per esempio, non è obbligatorio leggere la Bibbia
nella pur autorevole versione greca, così come non si devono
adottare per forza le forme artistiche dell'Occidente quando
si costruisce una chiesa in Mongolia.

Ma l'obiezione è anche «grossolana» perché, ricorda
Benedetto XVI, resta un fatto che «il Nuovo Testamento è
stato scritto in lingua greca e porta in se stesso il
contatto con lo spirito greco».
Il sospetto è che chi se la prende con l'Occidente voglia
negare l'idea stessa di una legge naturale, valida per tutte
le culture e che la ragione può conoscere.
Allora si deve rispondere con fermezza, con il Papa a
Ratisbona, che se il problema riguarda «le decisioni di
fondo che riguardano il rapporto della fede con la ricerca
della ragione umana, queste decisioni di fondo fanno parte
della fede stessa».

Uno dei più insidiosi progetti di separare il cristianesimo
dalla cultura greca per riportarlo a un'ipotetica purezza
originaria e renderlo completamente permeabile all'incontro
con culture non occidentali fu la dottrina della Chiesa
«culturalmente povera» teorizzata da don Giuseppe Dossetti.
Per Dossetti, maestro di Rosy Bindi ma anche di Romano
Prodi, la Chiesa deve farsi povera non solo spogliandosi di
molti dei suoi beni terreni, ma anche rinunciando a quella
ricchezza che è la sua cultura occidentale.
Si tratta proprio della posizione criticata da Benedetto XVI
a Ratisbona. E il fatto che Dossetti e il suo ideale della
«povertà culturale» siano stati celebrati in un convegno a
Bologna a dieci anni dalla sua morte, nel dicembre 2006 -
dunque, tra l'altro, dopo il discorso di Ratisbona -, dai
suoi numerosi discepoli della cosiddetta «scuola di
Bologna», fra cui spiccava Romano Prodi, mostra come il
progetto anti-occidentale dossettiano dia il tono culturale
all'attuale governo della Repubblica italiana.

Massimo Introvigne
(C) il Giornale, 16 marzo 2007