«Col 12 maggio ci scombussolano la vita».
Vero.
E non era forse ora, signor parroco?
Di cosa ha paura, padre?
«Ho paura che venga meno il dialogo».
«Caro direttore, lei non immagina la fatica
che facciamo qui
in decanato. Ho detto ai preti: ma siete
matti a parlar male
del Papa?».
«Con questa storia del Family day ci hanno
scombussolato la
vita della parrocchia».
Chiediamo venia ai tre parroci di cui riferiamo
lo sfogo
registrato in occasione di alcuni incontri
svolti in
preparazione del Family day.
È vero.
Tanto è stata accolta con baldanza dal popolo
della gente
pensosa e semplice la giornata di mobilitazione
per la
famiglia, tanto il clero è rimasto sbigottito,
e in certi
casi addirittura risentito, per un gesto
che lo ha
proiettato fuori dal solito tran tran del
richiamo
equosolidale o puramente omiletico.
Ma riflettano i preti (e i politici) della
mistica vuota,
sentimentale, bofonchiante, statalista.
Mica è ovvio il sacrificio di gente che non
ha il Comune o
il sindacato alle spalle per pagarsi il pullman
giovanilistico o pensionato.
Mica è automatico, con questo chiaro di luna
fiscale che
succhia il sangue alla famiglia per darlo
agli sguatteri
dell'individualismo borghese, prendersi un
giorno di sole e
spendere quattrini per andare a manifestare
piuttosto che a
spaparanzarsi al mare.
Però, anche solo assaporare la fierezza di
essere cristiani
impegnati, cioè laici, in faccia al mondo,
vale la spesa.
Magari poi si perde lo stesso.
Però, che i cattolici non siano un "surplus
d'anima" (che
poi agli affari ci pensano quelli che prima
hanno rovinato
il Vaticano II e poi hanno rovinato pure
i comunisti,
impiccandoli all'idea che se Dio c'è al massimo
c'entra con
il Martini dry che ci berremo tutti quanti
insieme in
paradiso) fa piacere vederlo documentato
per la prima volta
in piazza.
Tra il pianto e digrignar di denti di quelli
che considerano
i laici cristiani dei donatori di sangue
scemo.
Tempi num.19 del 08/05/2007
Editoriali di Tempi