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Il paese
«invisibile» s'è fatto folla immensa
articolo di Marina Corradi su Avvenire
Erano una folla traboccante. Un milione di
italiani, forse di più, con uno straordinario numero di
bambini. A Roma, con treni partiti a notte fonda, s'erano portati
di tutto, come nelle gite della domenica: striscioni e biberon,
ombrelli, panini, passeggini, nonni. Dalle magliette da centro
commerciale era evidente un'estrazione sociale non elitaria. Era
la gente che incontri sui tram e in coda alla posta. Erano facce
di un popolo. Eppure, le abbiamo riconosciute con una sorta di
tacito stupore; quella folla mite ma determinata ha portato in
piazza un'Italia tanto numericamente massiccia, quanto poco
rappresentata nei tg e sui giornali. Gente che non ama sfilare,
né gridare. Questa volta sono usciti allo scoperto, e pur
lasciando a casa ciascuno - esitanti a quel viaggio, o non in
grado di partire - tanti altri come loro, hanno formato insieme
una tale muraglia, che non si potrà più ignorarli.
Le telecamere hanno documentato ieri un'Italia invisibile. A
leggere gli editoriali dei grandi quotidiani, a sentire certo
dibattito politico, l'Italia parrebbe il luogo dove le istanze
della modernità su famiglia e matrimonio, pure da tutti
condivise, si arenano per l'oscuro potere delle gerarchie della
Chiesa. Anche quando il referendum di due anni fa finì
rovinosamente per i suoi promotori, l'interpretazione dei grandi
media, massicciamente in mano ai devoti del pensiero politicamente
corretto, fu che aveva vinto l'astensione - come a dire, la
pigrizia di un popolo ignorante. Inammissibile, il dubbio che
un'ampia fetta del Paese non avesse ancora aderito al verbo
liberal-radicale. La novità di ieri a San Giovanni, è
che quell'Italia invisibile si è vista. E anche se hanno
cercato di allestire un'improvvisata piazza alternativa, così
da far sembrare dimezzata la prima ( e consentire al Tg di Riotta
di fare il suo finto ping-pong ), ciascuno ha constatato dove
stava l'Italia. Non parevano, a guardarli, aggressivi gli
italiani riemersi dal cono d'ombra dei media. Né arroganti,
come qualche maître à pénser ha accusato. A
meno che arroganza non sia semplicemente mostrarsi, e dire
pacificamente ciò in cui si crede. Ai giornalisti che
febbrili li inseguivano, armati di microfoni e domande
culturalmente complesse - «Quante famiglie ci sono? E
l'amore, non è una cosa naturale?» - quelli di piazza
San Giovanni rispondevano con aria stupita, come chi non capisca
come si possa arruffare tanto una faccenda semplice: la famiglia?
È fatta da un uomo e una donna che vivono insieme per
educare dei figli. Risposta che sembrava irritare i giornalisti.
«Ma, e "le" famiglie?», insistevano
smarriti, privati del loro timone culturale. E quelli, già
andati a scaldare il biberon al bambino. L'Italia invisibile è
scesa in piazza per dare voce a un'idea spontanea, forse
elementare: c'è un dato naturale, che dal giardino
dell'Eden in poi porta l'uomo a trovarsi una donna, e lei a
trovare lui, e a vivere insieme, e a crescere insieme figli.
Questa funzione della famiglia va garantita e protetta , perché
è ciò che continua un popolo, e la sua storia. Poi,
ognuno vive come crede. Famiglia, tuttavia, è questo: senza
plurali, se non nell'accoglienza del cuore. C'è una
stragrande parte d'Italia che di questa semplice verità è
pacificamente convinta. E, da sempre lasciata sola con i suoi
problemi e oneri e fatiche, nell'avvertire che le si vorrebbero
avvicinare altre "famiglie", che della prima
condividerebbero solo i già pochi diritti, si è
stancata: ed è andata a Roma per mostrare di esistere. Di
esistere ancora, anche se nelle fiction tv si vedono solo
"famiglie", e quasi mai quella di tanti italiani che
ogni sera si sentono un po' più dei sopravvissuti,
ridicoli, e forse anche tonti - dopo trent'anni, ancora con la
stessa moglie. Di volere esistere ancora, e sposarsi, e avere
figli, quanti ne vogliono, e di voler essere in questo aiutati e
tutelati. A volte, le date sono profetiche. Trentatré anni
dopo il referendum sul divorzio, da molti visto come l'avvento
liberatorio della modernità in Italia, in un milione sono
andati in piazza, per dire che la modernità quantomeno non
coincide con la fine della famiglia. Che qui invece si gioca, e si
sceglie, l'Italia ventura.
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