VOLTI E VOCI
Mamme e papà, figli e nipoti. Da ogni angolo d'Italia La massiccia partecipazione di movimenti e associazioni. Il rap-manifesto di Povia A fine pomeriggio gli interventi di Giacobbe, Roccella e Pezzotta

In piazza il cuore e la ragione grande festa di popolo

Sul palco le testimonianze di famiglie e associazioni. I testimonial: Lippi, Dossena, Israel, la Sbai e Ferrara La performance dell’attore-regista BaseDa piazza San Giovanni più di un milione di buoni motivi per essere positivi Puntando sulla famiglia

Da Roma Umberto Folena (inviato di "Avvenire")

Voleva essere una festa. E festa è stata. Una festa grande, enorme, smisurata. Una festa allegra e positiva come sanno essere le feste davvero riuscite. Una festa che non è bastata una piazza a contenerla, una festa tracimata da San Giovanni nelle decine di rivoli di via Santa Croce in Gerusalemme, via Emanuele Filiberto, via Appia e stradine e vicoli dove l'occhio non poteva arrivare. Più di un milione di persone, ma quante di più? Impossibile contarle.
Una festa di popolo, ma popolo vero. Mamme e papà, tanti bambini, e nonni. Da ogni angolo d'Italia. Arrivi a San Giovanni in Laterano prima delle 10, la festa comincia alle 15 e pensi: saremo i primi. Invece già nella metropolitana è evidente una presenza sospetta di bambini, ragazzi e giovani, mamme con carrozzina, papà con zainetto e figli per mano. Soprattutto bambini, tantissimi bambini: bambini senza denti, bambini con i bavaglini, bambini con la maglietta dell'uomo ragno, bambino che ridono, bambini che sbadigliano. Vescovi totalmente assenti, preti quasi. Per tutti la festa è cominciata venerdì sera, a bordo di tremila pullman, otto treni speciali, un traghetto dalla Sicilia, e un'interminabile fila di auto e camper convergenti sulla capitale.
Sono appena le 10 e la folla preme. I neocatecumenali hanno occupato le prime file e avendo energia da vendere danzano in cerchio con chitarre e tamburelli. Il traffico non è stato ancora chiuso e procede a fatica. Lo striscione di Cl ha i caratteri granata su fondo bianco, i cappellini dell'Azione cattolica sono d'un vivo color arancio. In prima fila c'è anche la "Compagnia dei tipi loschi del beato Piergiorgio Frassati". Gli striscioni sono propositivi e mai gridati. Il tono è quello del Rinnovamento nello Spirito: "La famiglia costruisce il futuro di tutti". Sorride, la piazza, d'un sorriso contagioso: i veleni abitano altrove. Il popolo è un'onda incessante ma gentile, cortese e paziente, anche perché il sole picchia sodo. E il palco?
Il palco ha la for ma di una casa posta sul bordo della piazza. Dal palco scivola musica per tutti i gusti, dal folk irlandese alla break dance, dal Battisti del Mio canto libero al Conte-Celentano di Azzurro. Il palco come casa vi sembra esagerato? Per niente. C'è l'orchestra, ci sono i due conduttori - Paola Rivetta e Alessandro Zaccuri, misuratissimi - ma c'è soprattutto un salottino con genitori e bambini che giocano con delle costruzioni grosse e colorate, che ogni tanto crollano ma i bambini, dopo il primo disappunto, sorridono e tornano e rimetterle una sopra l'altra, a ricostruire con pazienza, senza stancarsi: proprio come accade nelle famiglie vere.
Ore 15, si comincia. Una piazza ripiegata su di sé? Tutto il contrario: "I veri protagonisti sono i bambini. Nessuno è in piazza per se stesso, ma per chi gli sta a fianco". La marea di parasole bianchi e azzurri si agita appena, quando sugli schermi compare l'ospite impossibile, che osserva la festa da Lassù, e il viso è giovane, la voce forte, le parole inequivocabili: "Proteggiamo la famiglia da ogni distruzione". È il 30 dicembre 1988, l'ospite è Giovanni Paolo II.
Sul palco sfilano alcune delle 450 aggregazioni laicali che hanno voluto la festa: Azione cattolica e Comunione e liberazione, Agesci e Cammino neocatecumenale, Acli e Rinnovamento nello Spirito, Ucid e Coldiretti, Mcl e Csi, Famiglie nuove e Movimento per la vita… Kiko Argüello non si accontenta di parlare, ma canta accompagnandosi con la chitarra. Sfilano i testimonial: Claudio Lippi ("Ho vissuto con grande tristezza il mio divorzio. Per questo so quanto sia importante tenere alto il senso e il valore della famiglia"), Beppe Dossena ("Siamo tutti tifosi della famiglia"), Giorgio Israel ("La famiglia sposata, con figli, è il pilastro della convivenza sociale"), Souad Sbai e Giuliano Ferrara. Dietro il palco sfilano i politici, ma chi se ne accorge? La piazza no di certo. Gli organizzatori, sapienti, hanno riservato ai politici uno spicchio di prato in prima fil a, in piedi come tutti; ma il percorso per arrivarci costeggia la Basilica e la grande piazza non può esserne distratta. Ad accorgersene sono le telecamere e i giornalisti a caccia di una dichiarazione. Arrivano tutti coloro che avevano annunciato il loro arrivo (tranne Cossiga, indisposto). Berlusconi compare alle 17.35 proprio quando la festa tocca il suo apice. È sul palco Povia, che stupisce e conquista anche scettici e prevenuti. Non si limita alla comparsata, al pezzo d'ordinanza ("Vorrei avere il becco").
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Ma a sorpresa si esibisce in un appassionato rap-manifesto sulla famiglia: "Siamo in un momento in cui domina l'oscurantismo, e la famiglia tradizionale non sta bene e ha bisogno di cura… Una ragazza al solo pensiero di una gravidanza ha paura… Quanta dilagante imbecillità… Chiediamo sia facilitata l'adozione per le famiglie eterosessuali che attendono per anni… Questa è la realtà: un bambino deve poter avere una mamma e un papà… E anche se siamo separati troviamoci uniti per i figli".
Povia canta una canzone scritta per la figlia Emma ("Ti insegnerò che avrai coraggio solo quando avrai paura"), e annuncia che a settembre dovrà scriverne un’altra per Amelia. "Bambini, vogliamo tanti bambini nel paese dei senza bambini". Saluta alzando un cartello: "Non farti cambiare dal mondo". La piazza è tutta, completamente sua.
La basilica getta una cortese ombra sulla piazza. Il regista Giulio Base chiede: "Che cos'è una casa?". E risponde: "È piccola ma ci sta tutto". La brezza accarezza la piazza, la piazza respira, è l'atto finale. Parla Giovanni Giacobbe, presidente del Forum delle associazioni familiari: "Siamo qui perché più forte risuoni la voce delle famiglie italiane".
Segue Eugenia Roccella, la prima portavoce di "Più Famiglia": "Ci hanno chiesto mille volte perché saremmo venuti in piazza San Giovanni. Perché siamo qui? Perché abbiamo nel cuore un’esperienza fondamentale che ci unisce: siamo tutti nati nel grembo di una donna, ge nerati da un atto d’amore tra un uomo e una donna. Siamo tutti figli: laici e cattolici, credenti e non credenti, islamici ed ebrei, omosessuali ed eterosessuali".
E infine l’altro portavoce, Savino Pezzotta: "Siamo convenuti in questa piazza, senza distinzioni di fede, di cultura, di ideologia e di orientamento politico. Il bene comune, il bene del Paese, il bene dell’Italia, il bene delle nuove generazioni è il nostro riferimento di fondo". Da Povia a Pezzotta, il cuore e la ragione si incontrano.
La festa è finita. L'orchestra augura buon viaggio di ritorno alle famiglie sulle note di Samarcanda: "Vivere, vivere, vivere ancora…". Piazza San Giovanni ha dato all'Italia più di un milione di buoni motivi per vivere ancora e ancora, e ancora. In famiglia.