NOTA UFFICIALE

DEL CONSIGLIO NAZIONALE DEL

RINNOVAMENTO NELLO SPIRITO SANTO


sul

MANIFESTO “PIÙ FAMIGLIA”


e sul

FAMILY DAY

in programma il 12 maggio 2007 a Roma, piazza S. Giovanni in Laterano



Interpellati dalle vicende sociali e politiche che stanno attraversando il nostro Paese e che viva preoccupazione hanno destato nei nostri cuori, desideriamo rendere note le ragioni che ci hanno indotto a promuovere e a sottoscrivere il Manifesto “Più Famiglia. Ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese”.


Sentiamo il dovere di “liberare” la verità della famiglia e sulla famiglia dall’«ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia» (Rm 1, 18), consapevoli che i diritti della famiglia sono strettamente connessi con i diritti dell’uomo, li tutelano da ogni fenomeno di disumanizzazione e ne favoriscono il loro più autentico e integrale sviluppo.


È proprio l’offuscamento della verità, in nome della tutela delle libertà individuali, una della cause più profonde del relativismo etico che sta contagiando il secolo presente e confondendo le menti di tanti credenti. Il Santo Padre Benedetto XVI, dall’inizio del suo Pontificato e in circostanze diverse, non ha esitato a definirla “la più grande sfida del nostro tempo”.


Assistiamo da anni a profondi mutamenti della famiglia, ma noi crediamo che nessuna ambiguità o alternativa possano darsi rispetto alla sua identità prototipica.


Pertanto:


Noi riteniamo che la proposta dei Dico sia determinata dallo sfaldamento delle verità fondamentali sull’uomo, dalla pretesa di reclamare diritti senza sottostare a doveri, espressione di un’azione reiterata e perniciosa che in nome del “che male c’è?” sta svuotando di significati spirituali ed etici la persona umana. E con essa, conseguentemente, anche la famiglia.


Vediamo nei Dico il prodotto della cultura della rivendicazione, che continua a forzare la giusta sintassi del vivere umano: di qui le alterazioni di senso che stanno rendendo imperanti il “produrre” sul generare, la “sterilità” sulla fecondità, la “soddisfazione” sul sacrificio, il “piacere” sul necessario, la “precarietà” sulla stabilità, il “bene individuale” sulla responsabilità collettiva.


Dinanzi alla campagna destabilizzante che sta minando alle radici la nostra civiltà europea, una china iniziata in Italia con la cosiddetta “rivoluzione sessuale” (divorzio, contraccezione, aborto) e ora proseguita su fronti più estesi e problematici (omosessualità, fecondazione assistita, eutanasia, eugenetica), noi sentiamo il dovere di mostrare il volto di una Chiesa accogliente, ma non remissiva; compassionevole, ma non approssimativa; capace di ascoltare le istanze del tempo, ma fedele al destino eterno che la precede.


Così prende vita quel “Progetto Culturale orientato in senso cristiano” che, per molti, risulta essere un’astrattezza ideale e che invece può rappresentare un grande, comune appello ad una nuova evangelizzazione. Il card. Joseph Ratzinger, in occasione dell’Anno Santo del 2000, ne dava un’esplicita conferma: “Evangelizzare, oggi, significa insegnare l’arte di vivere” (Intervento al Congresso per il Giubileo dei Catechisti e dei Docenti di Religione, 10 dicembre 2000).


Niente più dell’amore cristiano è pratico e praticabile dagli uomini! Non c’è più tempo da perdere. All’inizio del secolo scorso i cristiani seppero rispondere efficacemente alla “questione operaia”; oggi la sfida si fa spirituale, sul terreno dell’antropologia.


Nessuno Stato troverà mai migliore tutela e ordine sociale che nell’istituto della famiglia. Perché, allora, sminuirne la portata, mortificarla con riduzioni di ruolo e comparazioni improponibili? La famiglia preesiste a qualunque confessione religiosa: è l’istituzione laica più antica della storia umana! Niente può alterarne l’unicità: un uomo e una donna e dal loro amore procreativo dei figli, anch’essi maschi o femmine.

Un monito, la cui eco risuona nei secoli, allerta oggi come un tempo le nostre coscienze: «Gli uomini per il prurito di udire cose nuove, non sopportando più la sana dottrina, si daranno maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. E costoro vieteranno il matrimonio» (2 Tm 4, 3; 1 Tm 4, 3).


Noi non abbiamo smesso di amare il nostro futuro e non vogliamo che sia trascurata o attentata l’educazione alla vita familiare in nome del positivismo giuridico, del modernismo sociologico, dell’anticlericalismo ateo. Se il mondo degli adulti difetta di passione per il tempo presente e sembra consegnare all’orfananza spirituale le nuove generazioni, noi desideriamo riprendere e ridare a tutti la Parola eterna dell’amore. Perché l’uomo non può vivere senza amore e se non sarà aiutato a riscattarlo da ogni “precarietà” e “individualismo”, sarà condannato a fare della sua vita una “sopravvivenza”.


Ribadiamo, allora, con forza, l’attualità e l’urgenza dell’insegnamento della Chiesa sul tema della Famiglia, in special modo il Magistero di Papa Giovanni Paolo II, grande cantore del Vangelo della Famiglia. Assumiamo e facciamo nostri, con convinzione profonda, i dettami contenuti in tre documenti fondamentali del compianto Pontefice:


  1. l’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio, frutto del Sinodo sulla Famiglia, del 1980;

  2. la Lettera alle Famiglie, Gratissimam Sane, pubblicata in occasione dell’Anno Internazionale della Famiglia, nel 1994;

  3. l’Enciclica Evangelium Vitae, “magna charta” dell’antropologia cristiana, del 1995.


La famiglia resta il luogo della gratuità e dell’accoglienza, della solidarietà e della condivisione, il luogo in cui ciascuno è amato e accolto per se stesso, anche se fragile e in difficoltà.



Sono queste, tra le altre, le motivazioni che ci hanno spinto a promuovere la grande Festa della Famiglia, che si prepara a Roma, il 12 maggio p.v.: è per noi come un riflesso dell’impegno di vita nuova nello Spirito proprio dei nostri 1800 Gruppi e Comunità - una “Famiglia di famiglie” - e un prolungamento delle nostre Convocazioni nazionali e regionali, degli incontri di evangelizzazione e di formazione, che vedono le nostre famiglie come “oggetto” e “soggetto” privilegiati.


Il Rinnovamento nello Spirito intende, così, ribadire l’opzione fondamentale della famiglia e attestarsi coerentemente a questo disegno testimoniale annunciato.


Siamo, altresì, persuasi che non c’è “azione” senza “orazione”: è il nostro appello, perché ora sia la preghiera a mobilitare i cuori e le volontà. Occorre un supplemento di fede e di fiducia nello Spirito Santo, affinché il 12 maggio p.v. la piazza di S. Giovanni in Laterano, in Roma, sia come la piazza di Gerusalemme, nel giorno della discesa dello “Spirito d’amore e di verità”, evento con cui ebbe inizio la “cultura della Pentecoste”, la sola – ha più volte ricordato al RnS Papa Giovanni Paolo II – “capace di fecondare la «civiltà dell’amore» e la convivenza pacifica tra i popoli”.


A Pentecoste nasce il “pre-politico”, cioè la premessa, l’orientamento, il senso che ogni atto umano e sociale volto al bene comune deve sempre avere. A Pentecoste gli uomini rinascono nuovi e con essi un nuovo “stile di vita”: la cultura della Pentecoste, che è la capacità spirituale, che ogni uomo può esperimentare, di resistere al male, ma anche di difendere e diffondere il bene.


Cultura della Pentecoste è definitiva verità sull’uomo, alla luce del vero potere che Dio concede alla famiglia umana. Cultura della Pentecoste è definitivo riscatto delle verità fondamentali di Dio su ogni mistificazione. Cultura della Pentecoste è restituzione all’uomo di ciò che è costitutivo della sua umanità, perché sia affrancato dalla penosa alienazione, dallo stato di “riproduzione meccanica” al quale l’insipienza collettiva vuole costringerlo. Cultura della Pentecoste non è un giudizio sulla società, ma un impegno concreto per rinnovarla.



Invochiamo dallo Spirito Santo, per noi e per quanti vorranno rimanere in comunione con noi, con umiltà sincera, un linguaggio che difenda e non offenda, che promuova e non rimuova l’amore di Dio, che faccia conoscere e riconoscere la bellezza insuperabile dell’amore familiare, di un padre e di una madre e il dono immisurabile dei loro figli.


Chiediamo, infine, agli aderenti al Rinnovamento nello Spirito, ai loro familiari, ai simpatizzanti e a tutti gli amici che abbiamo incontrato lungo il nostro cammino, di accogliere questa Nota, di diffonderla in ogni forma lecita e possibile e di contribuire, con ogni sforzo, alla partecipazione massiccia di tante famiglie all’appuntamento del 12 maggio p.v.



Il Consiglio Nazionale del

Rinnovamento nello Spirito Santo




Loreto, 25 marzo 2007







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