23° INCONTRO

(22 Gennaio – 28 Gennaio 2007)

Giorno 28 del mese di Gennaio, Domenica

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (C)




ANTIFONA D'INGRESSO

Salvaci, Signore Dio nostro, e raccoglici da tutti i popoli, perché proclamiamo il tuo santo nome e ci gloriamo della tua lode.


COLLETTA

O Dio, che nel profeta accolto dai pagani e rifiutato in patria manifesti il dramma dell'umanità che accetta o respinge la tua salvezza, fa’ che nella tua Chiesa non venga meno il coraggio dell'annunzio missionario del Vangelo. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


PRIMA LETTURA – Dal libro del profeta Geremia (Ger 1, 4-5. 17-19)

Nei giorni del re Giosia, mi fu rivolta la parola del Signore: «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni». Tu, poi, cingiti i fianchi, alzati e dì loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti alla loro vista, altrimenti ti farò temere davanti a loro. Ed ecco oggi io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti».


SALMO (Sal 70)

La mia bocca annunzierà la tua giustizia.


In te mi rifugio, Signore, ch'io non resti confuso in eterno. Liberami, difendimi per la tua giustizia, porgimi ascolto e salvami.


Sii per me rupe di difesa, baluardo inaccessibile, poiché tu sei mio rifugio e mia fortezza. Mio Dio, salvami dalle mani dell'empio.


Sei tu, Signore, la mia speranza, la mia fiducia fin dalla mia giovinezza. Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno.


Dirò le meraviglie del Signore, ricorderò che tu solo sei giusto. Tu mi hai istruito, o Dio, fin dalla giovinezza e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi.


SECONDA LETTURA – Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (1 Cor 12,31 - 13,13)

Fratelli, aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte. Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!


CANTO AL VANGELO

Alleluia, alleluia. Benedetto sei tu, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli. Alleluia.


VANGELO – Dal vangelo secondo Luca (Lc 4, 21-30)

In quel tempo, Gesù prese a salire nella sinagoga: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose: «Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria!». Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria. Vi dico anche: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro». All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.


SULLE OFFERTE

Accogli con bontà, o Signore, questi doni che noi, tuo popolo santo, deponiamo sull'altare, e trasformali in sacramento di salvezza. Per Cristo nostro Signore.


DOPO LA COMUNIONE

O Dio, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa’ che per la forza di questo sacramento, sorgente inesauribile di salvezza, la vera fede si estenda sino ai confini della terra. Per Cristo nostro Signore.




VISIONE D’ASSIEME

PRIMA VERITÀ: La salvezza è purissimo dono di Dio, dono gratuito del suo amore. Nella preghiera costante che sale a Dio dal suo cuore, ogni uomo chiede al Signore la salvezza per se stesso e per ogni suo fratello.

SECONDA VERITÀ: Come Cristo Gesù anche la Chiesa può essere rifiutata nel suo annunzio missionario. Questo rifiuto non deve spegnere in lei la voce della profezia, anzi deve renderla più forte, più universale, sino ai confini del mondo.

TERZA VERITÀ: Il vero profeta si può intimorire dinanzi agli uomini che si oppongono con un netto rifiuto e anche con la persecuzione. Lui è invitato dal Signore a non intimorirsi. Dio lo farà dinanzi al mondo intero come un muro di bronzo. Nessuno gli potrà fare del male. Il male che si abbatte su di lui è solo per provare la sua fortezza e determinazione.

QUARTA VERITÀ: Il Salmo insegna quale dovrà essere la nostra vera fede dinanzi alla persecuzione per causa della giustizia. È urgente mettere nel cuore questa fede e questa preghiera: "Sii per me rupe di difesa, baluardo inaccessibile, poiché tu sei mio rifugio e mia fortezza. Mio Dio, salvami dalle mani dell'empio. Sei tu, Signore, la mia speranza, la mia fiducia fin dalla mia giovinezza. Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno". Dio è la forza dei suoi fedeli.

QUINTA VERITÀ: Dio è amore. Dio è carità. La carità è dono della propria vita. È cristiano chi dona la vita per i propri fratelli. Di certo non è cristiano chi si serve dei doni di Dio per insuperbirsi ed ergersi al di sopra dei suoi fratelli.

SESTA VERITÀ: Dio si compiace di rivelare il mistero del suo regno ai piccoli e ai semplici. Costoro sono recettivi, accolgono ogni sua Parola e la custodiscono con amore. I superbi e gli intelligenti invece rifiutano la Parola e il Signore tace dinanzi a loro. Si ritira. Se ne va.

SETTIMA VERITÀ: Pur non venendo accolto, Gesù dona ai suoi concittadini due esempi di profeti dai quali è possibile risalire alla sua verità, a quella proclamata nella sinagoga. Sono gli esempi di Elia e di Eliseo. Costoro, rifiutati nella loro patria dai loro concittadini, compiono miracoli per gli stranieri. Anche Gesù compirà miracoli e segni fuori di Nazaret e attesterà così la verità della sua Parola.

OTTAVA VERITÀ: Non basta che si offrano doni al Signore perché si trasformino in sacramento di salvezza. Occorre che il Signore li accolga e li trasformi. Non basta che Gesù venga, occorre che lo accogliamo e che ci lasciamo trasformare in Lui.

NONA VERITÀ: La Chiesa vuole che ogni suo figlio diventi vero profeta di Gesù, attraverso l'annunzio del Vangelo, il ricordo della buona novella. La forza per la vera profezia si attinge nell'Eucaristia, che è sorgente inesauribile di ogni vera vita.


VANGELO: PAROLE DI COMMENTO

VANGELO – Dal vangelo secondo Luca (Lc 4, 21-30)



In quel tempo, Gesù prese a dire nella sinagoga: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi».

Nella sinagoga di Nazaret Gesù legge la profezia di Isaia: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore” (Lc 4, 18-19).

La legge senza alcun commento, senza alcuna spiegazione.

Dopo consegna il rotolo all’inserviente e con tutta la solennità che il momento richiede dichiara compiuto quanto Isaia aveva profetizzato sul Messia di Dio: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”.

Finisce il tempo dell’attesa del compimento della profezia. Nasce l’ora del suo adempimento.

Finisce un tempo, ne inizia un altro: quello dell’era del Messia di Dio sulla nostra terra.

Non specificando altra persona attraverso la quale questa profezia si adempie, Gesù fa giustamente e rettamente intendere che è su di Lui e per mezzo di Lui che tutto si adempie, tutto si compie, tutto avviene di quanto è scritto che sarebbe avvenuto.

Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?».

La reazione dei presenti a questo annunzio è di meraviglia, di stupore, ma anche di incredulità.

È di meraviglia e di stupore per le parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.

Le parole di grazia sono quelle che annunciavano l’adempimento della profezia di Isaia.

Gesù in questo contesto non ha detto altre parole. Il testo del Vangelo è chiaro: “Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore. Poi arrotolò il volume, lo consegnò all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi. Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: Non è il figlio di Giuseppe?” (Lc 4, 16-22).

Queste parole attestano la veridicità di Dio e la verità di ogni sua parola.

Quanto Egli dice si compie, basta che l’uomo abbia la pazienza di attendere.

L’incredulità nasce dalla conoscenza delle umili origini che vengono attribuite a Gesù: “Non è il figlio di Giuseppe?”.

Da un’origine così umile, così modesta, così povera, potrà mai il Signore far nascere il suo Messia, il Re di Israele, il Nuovo Re del Nuovo Israele di Dio?

Quando Dio irrompe nella nostra storia sconvolge sempre le nostre vie. I nostri pensieri sono chiamati ad annullarsi dinanzi a Lui.

Dalle parole successive di Gesù dobbiamo supporre che i presenti, non per aiutare la loro fede, ma per vincere la loro incredulità, abbiano chiesto a Cristo Gesù che desse dei segni che attestassero inequivocabilmente la verità della parola proferita.

Dio il segno lo dona sempre a chi si fida di Lui perché si fidi di più. Mai Lui ha donato un segno a chi lo ha sfidato, o lo sfida con la sua incredulità.

Quanto Gesù ha detto non può essere vero. Lo attestano le sue origini.

Se Gesù vuole che sia vero per noi, allora non si limiti solo a dichiararlo, lo provi con eventi incontestabili, evidenti per se stessi.

Questa non è, non è stata, mai potrà essere via della fede.

La fede nasce dalla Parola. La Parola che si compie nella storia è la verità di se stessa.

Gesù oggi ha dichiarato di essere il Messia di Dio atteso dal popolo del Signore.

Si deve credere in Lui in ragione della fama che già si era diffusa attorno a Lui.

Si crede, credendo si vive secondo la Parola annunziata, la Parola annunziata vissuta dimostrerà, attesterà la sua stessa verità.

È la storia, non il segno, la verità della profezia.

Ma la storia della vera profezia è sempre tratteggiata di grandissimi segni, perché essa è Parola di Dio e la Parola di Dio è sempre rivestita dell’Onnipotenza del Signore.

È sufficiente che loro osservino la vita di Cristo Gesù e possono aprirsi al suo mistero.

La vita è il grande segno della verità di un uomo, chiunque esso sia.

La vita di Cristo Gesù, come essa già veniva vissuta, si apriva al grande mistero dell’adempimento in essa della profezia di Isaia.

Ma egli rispose: «Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso.

Il proverbio in questo contesto ha un solo significato: Medico, mostraci che sei vero medico. Come? Curando te stesso.

Se tu non sei capace di sanare te, come puoi sperare o pretendere di sanare noi?

Gesù, tu dici di essere il Messia di Dio. Se lo sei veramente, dimostralo attraverso i fatti. Faccelo vedere concretamente. Come?

Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria!».

Se vuoi che noi ti crediamo, opera ora, subito, in mezzo a noi qualche grande miracolo. Fa’ ciò che hai già fatto a Cafarnao.

A noi non basta il sentito dire, non è sufficiente per noi ciò che viene riferito su di te.

Noi vogliamo vedere con i nostri occhi.

Tu ci farai grandi miracoli, ora, subito, e noi crederemo nella tua parola.

La fede non nasce dalla visione.

La fede nasce solo dalla Parola proferita.

Si accoglie la Parola. Sarà poi la Parola accolta ad attestare nella storia la sua verità.

Se Gesù è il Messia di Dio, non solo si compie in Lui questa profezia. Non solo Lui darà perfetto compimento al contenuto della profezia. Perché la profezia ha un suo specifico contenuto. Ma si compiranno tutte le altre profezie che l’Antico Testamento dice sul Messia di Dio.

Il compimento avviene nella storia vissuta. Mai nel miracolo richiesto come segno della verità di una profezia.

L’evolversi della storia di Cristo Gesù attesterà la verità di ogni Parola proferita da Dio sul suo Messia.

Questa è l’unica via santa della fede.

Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria.

Gesù non opera alcun miracolo, dona però un segno della sua verità.

Perché nessun profeta è bene accetto in patria?

Perché la gente non guarda Dio che agisce per mezzo di lui e in lui.

Guarda invece le sue origini, il suo passato, la sua umanità e da tutte queste cose si lascia ingannare, travolgere nella falsità del giudizio.

Il profeta non è profeta a causa delle sue umane capacità, o perché discende da questa o quell’altra famiglia.

Il profeta è profeta perché un giorno si è posato su di lui lo Spirito del Signore, o la sua Parola.

Poiché la Parola di Dio, o il suo Spirito si può posare sopra ogni persona, ogni persona, indistintamente, indipendentemente dalle sue origini, può essere vero profeta, grande profeta del Dio vivente.

I pregiudizi dell’uomo sono la morte della vera fede.

I pregiudizi fanno disprezzare l’uomo, ignorando che non è l’uomo che agisce, perché è Dio che agisce in lui e per mezzo di lui.

Se è Dio che agisce, le origini umane sono insignificanti.

Qual è dunque il segno della vera Messianicità di Gesù?

Proprio il fatto che Lui non fa alcun miracolo nella sua patria.

Vi dico anche: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone.

Elia nel tempo della carestia che durò tre anni e sei mesi compì un solo miracolo e per di più in terra straniera. Non lo compì nella sua patria, dalla quale dovette fuggire.

C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro».

Anche il profeta Eliseo ha guarito un solo lebbroso: uno straniero, Naaman, il Siro.

Inserendosi nella più autentica tradizione di due tra i più grandi profeti dell’Antichità, Gesù dona il segno della sua veridicità e verità.

Se quelli di Nazaret lo vogliono, si possono anche aprire alla fede.

Se non si aprono, è perché hanno deciso di non volerlo.

All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio.

Messi dinanzi alla loro responsabilità di fede e di non fede, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno.

Il loro sdegno è così furente e la loro rabbia così cieca da far perdere loro il senno.

Mossi da una furia omicida, lo cacciano fuori, lo conducono sul ciglio del monte sul quale la città di Nazaret era situata con l’intento di gettarlo giù dal precipizio.

Perché in loro c’è questo istinto omicida?

Perché l’incredulità e il successivo dialogo si trasforma in un istante in una rivolta assassina?

La risposta non può essere che una sola:

La religione, così come veniva insegnata e praticata, non era più capace di operare il cambiamento del cuore.

Ci sono dei momenti in cui la religione giunge ad un punto morto e diviene incapace di donare vita a chi la pratica.

Non essendo più strumento di vita, al primo contrasto si trasforma in strumento di vera morte.

È in questi momenti che occorre un intervento portentoso di Dio, il quale agendo dall’esterno della stessa religione, scende con la sua Parola di verità e chiama i cuori a conversione e a penitenza.

Ognuno di noi deve porre ogni attenzione a non giungere al punto morto della sua fede e quindi della sua religione.

Quando si giunge al punto morto, non c’è più alcuna speranza che la vita possa nascere da noi in noi.

Quando si è in questo punto morto, solo dall’esterno di noi viene la salvezza.

L’esterno di noi è sempre da Dio, da Lui direttamente.

Ogni persona, che in qualche modo è legata all’insegnamento e alla trasmissione della fede e della religione, può giungere a questo punto morto.

Tutto ciò che essa produrrà a partire da questo momento è solo morte, non vita.

Inizierà la vita per mezzo di essa, se essa stessa si lascerà vivificare dalla Parola che le giungerà dall’esterno di se stessa.

Il Signore ci preservi dal pervenire al punto morto della nostra fede e della nostra religione.

Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.

Anche questo è un segno potente che potrebbe indurre a pensare gli abitanti di Nazaret.

La vita del profeta non è nelle mani degli uomini.

Essa è tutta interamente nelle mani di Dio.

Il semplice fatto che un’intera città non riesce nel suo intento di gettare Cristo Gesù dal precipizio è più che un miracolo.

Se loro vogliono, ora possono aprirsi alla fede.

Ora il segno lo hanno avuto ed è più che straordinario per loro.

È un vero segno profetico. È il vero segno dei profeti.

Nessun uomo potrà mai nulla contro Dio e i suoi veri inviati.



PER LA CATECHESI E L’OMELIA



ANTIFONA D'INGRESSO: Abbiamo tutti bisogno di essere salvati da Dio, di essere da lui raccolti in unità. Dobbiamo però trasformare sempre questo nostro bisogno in una preghiera fiduciosa e costante.

COLLETTA: Il rifiuto della missione profetica della Chiesa non deve ostacolare il suo zelo, anzi lo deve centuplicare. Il rifiuto della sua missione da parte del mondo attesta la sua verità, la sua autenticità, la sua fedeltà. La Chiesa sarà accettata dal mondo solo quando essa diventerà mondo con il mondo.

PRIMA LETTURA: Il vero profeta deve svolgere la sua missione sempre con queste parole di Dio nel suo cuore: “Ed ecco oggi io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti”. Con questa fede nel cuore, svolgerà sempre e dinanzi al mondo intero il mandato ricevuto.

SALMO: La fede nella protezione di Dio deve essere perennemente rinnovata, rinvigorita, fortificata per mezzo della preghiera. Il vero profeta di Dio chiede quotidianamente al Signore che sia sempre al suo fianco nello svolgimento della sua missione.

SECONDA LETTURA: Qual è la via migliore di tutte per svolgere il mandato profetico che ogni cristiano ha ricevuto nel Santo Battesimo? Quella della carità. È la ricerca non della propria gloria, ma solo ed unicamente la salvezza dei propri fratelli.

CANTO AL VANGELO: La rivelazione si accoglie per grazia, non per manifestazione di segni e di prodigi. La grazia si chiede umilmente al nostro Dio. La grazia si implora facendoci piccoli dinanzi al nostro Dio, semplici e puri di cuore.

VANGELO: Nonostante l’incredulità, l’opposizione, la furia omicida dei suoi concittadini, Gesù dona loro tre segni della sua verità messianica: Elia che sfama in tempo di carestia una vedova pagana, Eliseo che guarisce un lebbroso, anch’esso pagano e infine il segno dei segni che la vita del profeta non è sottoposta ad alcuna volontà umana. Il profeta è di Dio e la sua vita è solo in Lui e da Lui.

SULLE OFFERTE: Dio opera sempre nell’umiltà. Cosa c’è di più umile di un pezzo di pane e di qualche goccia di vino? Sono questi umili doni che Dio trasforma in sacramento di salvezza.

DOPO LA COMUNIONE: Siamo chiamati ad essere missionari, ad andare sino ai confini della terra. Dove attingeremo tanta forza per fare questo? La Chiesa vede l’Eucaristia come la vera forza di ogni cristiano. È in Essa e per Essa che il cristiano potrà portare la vera fede sino ai confini della terra.



Domande di aiuto per la preparazione della catechesi


  1. Donde nasce l’incredulità di quelli che sono nella sinagoga di Nazaret?

  2. Perché la fede nasce dalla Parola e non dal segno?

  3. Parola e storia in che relazione stanno?

  4. Qual è l’intima connessione tra Parola e segno?

  5. In che modo il segno aiuta la fede?

  6. Perché il segno non è dato per sconfiggere l’incredulità?

  7. Nel contesto del Vangelo odierno che significa: “Medico, cura te stesso”?

  8. Quali segni dona Gesù della verità della sua Messianicità?

  9. Chi è il profeta Elia?

  10. Cosa egli ha fatto per far rinascere la fede nel suo popolo?

  11. Quali sono i miracoli da Lui compiuti?

  12. Chi è il profeta Eliseo?

  13. In che modo Naaman il Siro è stato guarito da lui?

  14. Quando l’incredulità si trasforma in furia omicida?

  15. Quando la fede, o la religione raggiungono il loro punto morto?

  16. Chi può operare il ritorno in vita della fede e della religione?

  17. Perché la vita del profeta mai potrà essere nelle mani degli uomini?

  18. Perché negli uomini c’è sempre il pregiudizio della condizione storica di chi è scelto da Dio per compiere la sua opera?

  19. Ci sono di questi pregiudizi nei nostri ambienti?

  20. Come si fa a superarli?