33° INCONTRO

(19 Marzo – 25 Marzo 2007)

Giorno 25 del mese di Marzo, Domenica

V DOMENICA DI QUARESIMA (C)

ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE


ANTIFONA D'INGRESSO


Fammi giustizia, o Dio, e difendi la mia causa contro gente senza pietà; salvami dall'uomo ingiusto e malvagio, perché tu sei il mio Dio e la mia difesa.


COLLETTA

Dio di bontà, che rinnovi in Cristo tutte le cose, davanti a te sta la nostra miseria: tu che ci hai mandato il tuo Figlio unigenito non per condannare, ma per salvare il mondo, perdona ogni nostra colpa e fa’ che rifiorisca nel nostro cuore il canto della gratitudine e della gioia. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


PRIMA LETTURA – Dal libro di profeta Isaia (Is 43, 16-21)

Così dice il Signore che offrì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti che fece uscire carri e cavalli, esercito ed eroi insieme; essi giacciono morti: mai più si rialzeranno; si spensero come un lucignolo, sono estinti. Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi, perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dissetare il mio popolo, il mio eletto. Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi.


SALMO (Sal 125)

Grandi cose ha fatto il Signore per noi.


Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare. Allora la nostra bocca si aprì al sorriso, la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.


Allora si diceva tra i popoli: «Il Signore ha fatto grandi cose per loro». Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ci ha colmati di gioia.


Riconduci, Signore, i nostri prigionieri, come i torrenti del Negheb. Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo.


Nell'andare, se ne va e piange, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni.


SECONDA LETTURA – Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi (Fil 3, 8-14)

Fratelli, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti. Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch'io sono stato conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.


CANTO AL VANGELO

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio! Io non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!


VANGELO – Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 1-11)

In quel tempo, Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; va’ e d'ora in poi non peccare più».


SULLE OFFERTE

Esaudisci, Signore, le, nostre preghiere: tu che ci hai illuminati con gli insegnamenti della fede, trasformaci con la potenza di questo sacrificio. Per Cristo nostro Signore.


DOPO LA COMUNIONE

Dio onnipotente, concedi a noi tuoi fedeli di essere sempre inseriti come membra vive nel Cristo, poiché abbiamo comunicato al suo corpo e al suo sangue. Per Cristo nostro Signore.



VISIONE D’ASSIEME

PRIMA VERITÀ: Si avvicinano i giorni della Passione. Gesù chiede aiuto e sostegno al Padre. Solo il Padre lo potrà aiutare. Per questo Gesù lo prega: “Fammi giustizia, o Dio, e difendi la mia causa contro gente senza pietà; salvami dall'uomo ingiusto e malvagio, perché tu sei il mio Dio e la mia difesa”. Dio però salva secondo la sua eterna sapienza, che supera ogni pensiero dell’uomo.

SECONDA VERITÀ: La Chiesa chiede a Dio che “rifiorisca nel nostro cuore il canto della gratitudine e della gioia”. Questo canto può rifiorire in un solo modo: attraverso la conversione e la fede al Vangelo, ponendosi interamente l’uomo nel compimento della volontà di Dio.

TERZA VERITÀ: L’uomo pensa a Dio sempre sul modello delle cose passate. Dio invece vuole che l’uomo pensi sempre a cose inimmaginabili: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”. La cosa nuova è la Risurrezione di Gesù Signore. La cosa nuova è il cuore nuovo che Dio si sta accingendo a creare per ogni uomo.

QUARTA VERITÀ: Ogni cristiano è chiamato a cantare ogni giorno al Signore questo canto sempre nuovo: “Grandi cose ha fatto il Signore per noi”. Ogni cristiano deve essere strumento di Dio perché ogni altro uomo canti al Signore un cantico sempre nuovo. La novità del canto è data dall’opera sempre nuova che il Signore fa per noi.

QUINTA VERITÀ: L’ultimo canto nuovo il cristiano lo canterà quando giungerà in Paradiso, verso il quale oggi cammina speditamente. San Paolo è tutto proteso verso questo canto eterno di gioia: “Dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù”. I nostri occhi devono essere sempre puntati verso il Paradiso. È questa la nostra meta finale, ultima.

SESTA VERITÀ: La volontà di salvezza di Dio è tutta in questa frase: “Io non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva”. La morte in croce di Cristo Gesù è per dare efficacia eterna alla volontà di salvezza di Dio.

SETTIMA VERITÀ: Solo chi è senza peccato può condannare un suo fratello. Senza peccato è solo Cristo Gesù. Gesù non condanna. Lui perdona. Perdona perché il peccatore non pecchi più.

OTTAVA VERITÀ: Trasformati dalla grazia divina e illuminati dalla pienezza della verità, tutta contenuta nella Parola della fede, possiamo non peccare. Se possiamo, dobbiamo anche non voler peccare più.

NONA VERITÀ: Divenuti un solo corpo con Cristo, nel corpo di Cristo dobbiamo essere impeccabili, come Lui è stato impeccabile. Dobbiamo essere santi, perché santo è il corpo di Cristo.




VANGELO: PAROLE DI COMMENTO

VANGELO – Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 8, 1-11)


In quel tempo, Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi.

Il monte degli Ulivi era luogo ove Gesù si recava spesso, anche di notte, per pregare il Padre suo.

Era luogo alquanto isolato da Gerusalemme e avvolto da tanto silenzio.

Ma all'alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava.

Gesù è sempre in stato di missione.

La sua missione è la seminagione della Parola.

Il dono della Parola era seguito ed accompagnato o dall’insegnamento, o dall’ammaestramento.

L’insegnamento era la presentazione ai cuori del mistero del regno e l’introduzione in esso.

L’ammaestramento spesso consisteva nella spiegazione delle verità inerenti al regno.

La Parola si annunzia. Il regno viene rivelato nella sua pienezza di verità. La pienezza di verità viene spiegata perché la Parola venga compresa in tutto il suo significato.

Il metodo di Gesù era semplicemente divino.

Lui non partiva mai da pensieri della terra.

Lui partiva sempre dalla volontà del Padre che annunziava, insegnava, spiegava.

Il suo cuore era nella volontà del Padre ed anche la sua Parola era nella volontà del Padre.

Quando il cuore non è nella volontà del Padre, neanche la Parola è nella volontà del Padre. È facile in questo caso che i pensieri del mondo, le sue dottrine, le sue metodologie ci sovrastino con gravi danni verso il mistero del regno che dobbiamo annunziare, rivelare, spiegare.

Ogni predicazione, annunzio, insegnamento, ammaestramento che non segue il metodo di Cristo Gesù è esposta a fortissime tentazioni si omologarsi al pensiero degli uomini e alle sue metodologie.

Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?».

Quasi sempre era Gesù che prendeva la parola e insegnava i misteri del regno ai suoi ascoltatori.

Altre volte sono delle persone che chiedono a Lui. Alcune di queste persone chiedono con cuore libero, retto; chiedono cercando la verità. Altre invece chiedono solo per mettere Gesù alla prova, al fine di farlo cadere in quale sua parola, in modo da poterlo accusare.

Tutti i casi presentati da queste ultime persone a Gesù sono una trappola. Qualsiasi risposta di Gesù si sarebbe ribaltata contro di Lui.

Per comprendere il caso sottoposto al giudizio di Gesù dobbiamo premettere due verità che provengono l’una e l’altra dall’Antico Testamento.

Nella primissima legislazione, quella del Pentateuco (in modo particolare dell’Esodo e del Deuteronomio) ci sono alcuni peccati che vengono puniti con la morte di colui che li commette.

Nella legislazione profetica invece subentra l’altra disposizione del Signore: al peccatore è data possibilità di potersi pentire, senza per questo incorrere nella morte. “Io non godo della morte del peccatore, ma che egli si converta e viva”. Questa disposizione è verso ogni peccato, nessuno escluso.

Sappiamo però che la legislazione profetica difficilmente trovava spazio nei cuori.

Il perdono nasce solo dal cuore di Dio e di chi ha il proprio cuore nel cuore di Dio.

Per tutti gli altri la legge dell’uccisione immediata è più consona alla natura di peccato dell’uomo e quindi accettata con estrema facilità.

L’altra legge, quella del perdono e della conversione, è della natura rinnovata, nuova e questa inizia solo con Cristo Gesù.

Gesù avrebbe potuto rifarsi alla legislazione dei profeti. Ma questa non era patrimonio della mentalità religiosa del tempo.

Se avesse risposto per la liberazione della donna e la sua assoluzione, sarebbe stato accusato di mettersi contro la Legge di Mosè. Contro questo peccato c’era l’immediata lapidazione.

I Giudei questo andavano cercando. Togliere Gesù di mezzo, ma con una giusta causa, con un’accusa plausibile.

Se Gesù avesse invece risposto per la lapidazione, i Giudei lo avrebbero reso inviso presso la gente, accusandolo di intransigenza, di essere in tutto come uno di loro.

Ma non è questo il motivo che muove Cristo Gesù a non dare risposta. Il motivo è ben diverso ed esso va trovato nel cuore del Padre. “Il Padre non gode della morte del peccatore, ma che si converta e viva”.

Gesù è venuto per annunziare la conversione e la fede al Vangelo.

Chi si deve convertire è colui che ha peccato.

Se colui che ha peccato deve essere sottoposto a lapidazione, che senso ha predicare la conversione e la fede al Vangelo.

Una sentenza di condanna sarebbe stata la negazione stessa del suo Vangelo, della sua missione, del compimento del suo mistero di salvezza in mezzo a noi.

Direttamente Gesù non può dare nessuna risposta. Lo esige la sua somma prudenza. Lo esige la pienezza della verità che Lui è venuto a portare sulla nostra terra. Lo domanda la luce radiosa della volontà del Padre che Lui è venuto a rivelare ad ogni uomo.

Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo.

Lo si è detto già. A questi Giudei non interessava nulla della donna, né del suo peccato.

A loro interessava una cosa sola: accusare Cristo Gesù di peccare contro la Legge di Mosè, in caso di assoluzione della donna.

Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra.

Gesù è come se non li ascoltasse.

Per un istante si estranea dalla loro richiesta e si comporta come se fosse impegnato a scrivere col dito per terra.

Non chiediamo cosa stesse scrivendo. Il Vangelo tace e noi tutti dobbiamo tacere.

Interessa sapere che Lui non risponde perché impegnato a fissare alcune frasi per terra, sulla polvere del suolo.

E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».

I Giudei non si danno per vinti da questo atteggiamento di distanza dalla loro questione preso da Gesù e insistono nell’interrogarlo.

A questo punto Gesù dona la sentenza.

La sentenza bisogna così tradurla: “Ogni peccato è peccato e merita la morte. Non c’è un peccato che merita la morte e un altro peccato che non la merita. Se c’è uno solo di voi che è senza peccato, solo costui può tirare la prima pietra, può cioè emettere la sentenza di morte contro la donna. Tutti gli altri non hanno alcun diritto, perché altrimenti dovrebbero scagliare la prima pietra contro se stessi”.

Somma e divina prudenza di Cristo Gesù. Somma e divina sapienza della sua saggia risposta.

La somma prudenza di Cristo Gesù deve essere per noi unica metodologia di ogni nostro insegnamento, ammaestramento, formazione, spiegazione, discussione, dialogo.

Il mondo è cattivo. È molto cattivo. Può sempre coglierci in fallo in qualche parola proferita dalla nostra bocca.

Non perché la nostra parola non sia vera, ma perché non è prudente.

Verità e prudenza devono essere una cosa sola, sempre.

Quando la verità non è data nella più grande prudenza, il mondo potrebbe rivoltarsi contro di noi con gravi danni per noi stessi e per la verità che annunziamo.

In Gesù verità e prudenza, verità e saggezza, verità e accortezza, verità e lungimiranza sono sempre una cosa sola.

Gesù non ci ha costituiti uomini della verità solamente. Ci ha costituiti uomini della prudenza per il dono della verità: “Ecco io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. Siate prudenti come i serpenti, semplici come le colombe”.

Una verità proferita senza prudenza non è verità, è semplicemente stoltezza e la stoltezza non è mai verità.

La verità può essere servita agli uomini in un solo contenitore: nel contenitore della prudenza, dell’accortezza, della lungimiranza.

E chinatosi di nuovo, scriveva per terra.

Emessa la sentenza, Gesù è come se un’altra volta si distaccasse dal loro caso e dalle loro questioni.

Non è indifferenza quella di Gesù. È vera sapienza divina. I Giudei non devono dire di Lui neanche che era interessato a vedere la liberazione della donna.

Niente i Giudei devono dire di Lui. Niente di niente. Il niente assoluto.

Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.

Ognuno sa cosa c’è nella sua coscienza. Ma tutti sapevano che Gesù era anche capace di vedere nel loro cuore e di smascherarlo.

Molte volte Gesù lo aveva dimostrato loro, rivelando tutto il contenuto cattivo che era nel loro cuore cattivo.

Sapendo questo, ognuno pensa bene di andarsene. Iniziarono a lasciare il tempio proprio i più vecchi e questi ben presto furono seguiti dai più giovani.

Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo.

Alla fine rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Degli altri non c’era proprio nessuno.

Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?».

Gesù chiede alla donna dove fossero gli altri e se qualcuno l’avesse condannata.

Ed essa rispose: «Nessuno, Signore».

La risposta della donna è di non condanna: “Nessuno, Signore”.

E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; va’ e d'ora in poi non peccare più».

Gesù è senza peccato.

Lui potrebbe condannarla. Potrebbe scagliare contro di lei la prima pietra.

Ma Gesù non è venuto per condannare. È venuto per salvare.

Lui non condanna.

La sua non condanna non è però giustificazione del suo peccato.

La donna può andare, ma si deve impegnare a non peccare più.

Il perdono di Dio è dato sempre in vista del pentimento, sempre in vista della volontà di non peccare più.

È questo il motivo per cui non si può dare la assoluzione dei peccati a tutti coloro che vivono in uno stato abituale di peccato.

La assoluzione può essere data ad una sola condizione: che realmente, effettivamente c’è la volontà di non peccare e quindi la fuga da tutte le occasioni prossime di peccato.

La fuga non è solo materiale, potrebbe anche essere spirituale. Ma sempre di vera fuga si deve trattare.

Si può non peccare. Si deve volere non peccare. La salvezza è nel non peccare mai più in eterno.

Gesù è venuto per togliere il peccato del mondo. Lo toglie dal mondo, togliendolo dal nostro corpo.



PER LA CATECHESI E L’OMELIA



ANTIFONA D'INGRESSO: L’uomo non sempre ha compassione dell’uomo, spesso si trasforma in un giudice crudele. Dio invece ha sempre pietà dell’uomo. Per la sua salvezza il Figlio Unigenito del Padre è morto sulla croce. Grande è la differenza tra Dio e l’uomo. L’uomo uccide l’uomo condannandolo. Dio si lascia condannare dall’uomo per far vivere l’uomo.

COLLETTA: Ogni uomo deve sentire nel suo cuore un grande desiderio: quello di liberarsi da ogni peccato, non commettendolo mai più. Questa grazia egli deve sempre chiedere al Signore. Per questa grazia deve sempre pregare, finché non l’abbia ottenuta.

PRIMA LETTURA: Il peccato a volte è un peso nel cuore che intralcia il cammino verso il futuro. Il cristiano è chiamato a liberarsi dal peccato con il vero pentimento, ma poi guardare sempre fisso verso il futuro, dove l’attende Gesù nella gloria del Paradiso.

SALMO: La più grande opera di Dio è la liberazione di un cuore dai suoi peccati. La più grande opera di Dio, più grande della stessa creazione, è quella di creare oggi nel petto dell’uomo un cuore incapace di peccare.

SECONDA LETTURA: Bisogna camminare verso il futuro. Il futuro è quello eterno. Chi mantiene viva nel suo cuore questa speranza, da essa riceverà una forza irresistibile che lo spingerà sempre in avanti, fino al raggiungimento del Paradiso.

CANTO AL VANGELO: È difficile per gli uomini abbracciare i pensieri di Dio. A volte secoli e secoli di insegnamenti da parte di Dio neanche scalfiscono la durezza del nostro cuore. “Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva”.

VANGELO: Dobbiamo ammirare la saggezza e la prudenza di Gesù Signore. Dobbiamo lasciarci immergere nella sua divina sapienza. La verità deve essere sempre data agli uomini nella più grande prudenza. Una verità data senza prudenza è peggiore di una stoltezza. Essa non serve, perché non salva.

SULLE OFFERTE: Essere illuminati non è sufficiente per avere la salvezza eterna. È necessaria la grazia che ci trasforma in uomini saggi e prudenti per il compimento della volontà di Dio.

DOPO LA COMUNIONE: Chi nell’Eucaristia diviene un solo corpo con Cristo Gesù, da questo solo corpo deve attingere tutte le virtù che sono di Gesù Signore. La prima fra tutte è la virtù della prudenza. È prudente solo chi si lascia trasformare il suo cuore nel cuore di Cristo Signore.


Domande di aiuto per la preparazione della catechesi



  1. So cosa è la virtù della prudenza?

  2. Una verità data senza prudenza è ancora verità?

  3. C’è un peccato che possiamo commettere nel dono della verità agli uomini?

  4. Perché Gesù ama ritirarsi sul monte degli Ulivi?

  5. Qual è il metodo dell’insegnamento di Gesù?

  6. Seguo questo metodo?

  7. Noto qualche imprudenza nel dono della verità?

  8. Cosa avrebbe comportato una qualsiasi risposta alla domanda dei Giudei?

  9. Perché è difficile accogliere nel cuore la legislazione dei profeti?

  10. Perché quasi mai l’uomo è capace di vero perdono?

  11. Perché l’uomo si serve dell’uomo per andare contro l’uomo?

  12. Non è questo un peccato più grande di quello che si dovrebbe punire?

  13. Perché ai Giudei interessa solo “usare” la donna per fare del male a Gesù?

  14. È questo vero amore per la legge del Signore?

  15. C’è un solo uomo sulla terra senza peccato?

  16. Perché Gesù non condanna la donna?

  17. Perché il perdono è condizionato alla volontà di non peccare più?

  18. Come Gesù toglie il peccato del mondo?

  19. Cristianesimo e peccato possono convivere?

  20. So in che cosa consiste l’insegnamento di Gesù?