ANTIFONA D'INGRESSO
O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto, in mio aiuto. Sei tu il mio soccorso, la mia salvezza: Signore, non tardare.
COLLETTA
O Dio, principio e fine di tutte le cose, che in Cristo tuo Figlio ci hai chiamati a possedere il regno, fa’ che operando con le nostre forze a sottomettere la terra non ci lasciamo dominare dalla cupidigia e dall'egoismo, ma cerchiamo sempre ciò che vale davanti a te. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
PRIMA LETTURA – Dal libro del Qoelet (Qo 1, 2; 2, 21-23)
Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità. Perché chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e grande sventura. Allora quale profitto c'è per l'uomo in tutta la sua fatica e in tutto l'affanno del suo cuore con cui si affatica sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e preoccupazioni penose; il suo cuore non riposa neppure di notte. Anche questo è vanità!
SALMO (Sal 94)
Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce.
Venite, applaudiamo al Signore, acclamiamo alla roccia della nostra salvezza. Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia.
Venite, prostràti adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati. Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce.
Ascoltate oggi la sua voce: « Non indurite il cuore, come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova, pur avendo visto le mie opere».
SECONDA LETTURA – Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (Col 3, 1-5. 9-11)
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria. Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l'ira di Dio su coloro che disobbediscono. Anche voi un tempo eravate così, quando la vostra vita era immersa in questi vizi. Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, passione, malizia, maldicenze e parole oscene dalla vostra bocca. Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati dell'uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore. Qui non c'è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti.
CANTO AL VANGELO
Alleluia, alleluia. Il regno dei cieli è vicino: convertitevi e credete al vangelo. Alleluia.
VANGELO – Dal vangelo secondo Luca (Lc 12, 13-21)
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, dì a mio fratello che divida con me l'eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni». Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio».
SULLE OFFERTE
Santifica, o Dio, i doni che ti presentiamo e trasforma in offerta perenne tutta la nostra vita in unione alla vittima spirituale, il tuo servo Gesù, unico sacrificio a te gradito. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
DOPO LA COMUNIONE
Accompagna con la tua continua protezione, Signore, il popolo che hai nutrito con il pane del cielo, e rendilo degno dell'eredità eterna. Per Cristo nostro Signore.
PRIMA VERITÀ: Il Signore è il soccorso e la salvezza del giusto. Il giusto chiede al Signore che venga presto in suo aiuto. Il giusto trasforma la sua fede in preghiera.
SECONDA VERITÀ: La verità delle cose è nel rispetto del fine che Dio ha scritto in esse. La Chiesa, attraverso la sua preghiera, ci manifesta qual è il vero fine delle cose materiali: "Fa’ che operando con le nostre forze a sottomettere la terra non ci lasciamo dominare dalla cupidigia e dall'egoismo, ma cerchiamo sempre ciò che vale davanti a te".
TERZA VERITÀ: "Allora quale profitto c'è per l'uomo in tutta la sua fatica e in tutto l'affanno del suo cuore con cui si affatica sotto il sole?". Il profitto è uno solo: trasformare ogni profitto in carità, in amore, in opera di misericordia.
QUARTA VERITÀ: La sapienza di Dio è in ogni cosa. Tutto Dio ha fatto con sapienza e amore. Come può l'uomo scoprire la sapienza che Dio ha posto in ogni cosa? Ascoltando la voce del suo Signore: " Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce".
QUINTA VERITÀ: La sapienza del cristiano è una sola: tenere fisso il suo pensiero sempre in Dio. Il cristiano vive con il corpo sulla terra. Il suo cuore è nel cielo in Cristo Gesù: "Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria".
SESTA VERITÀ: Il cristiano vive di sapienza se ogni giorno converte il suo cuore, lo allontana dal male, dal vizio, dal peccato, portandolo però nel cuore del Vangelo, della verità, della Parola.
SETTIMA VERITÀ: La sapienza dell'uomo non solo consiste nel considerare la brevità della sua vita, ma anche sull'immediatezza della sua dipartita. Il cristiano è sulla terra, ma questa è come se non gli appartenesse. Vive nel corpo, ma anche questo è come se non fosse suo. All'istante lascia corpo e terra e ogni altra cosa. All'istante…
OTTAVA VERITÀ: Gesù ha fatto della sua vita un sacrificio gradito al Padre. Gesù è l'unico sacrificio gradito al Padre. In Cristo, anche ogni suo discepolo è chiamato a fare della sua vita un sacrificio gradito a Dio.
NONA VERITÀ: La Chiesa chiede al Padre celeste che renda il suo popolo degno dell'eredità eterna. Si è degni della eredità eterna quando trasformiamo i beni di questo mondo in opera di carità per l'aiuto materiale e spirituale dei nostri fratelli.
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, dì a mio fratello che divida con me l'eredità».
Gesù è sempre in viaggio verso Gerusalemme.
Il suo pensiero è tutto fisso in Dio e nella sua volontà.
Gesù è come se fosse già con lo spirito sulla croce.
Il suo ardente desiderio è uno solo: "Ricevere il battesimo di sangue con il quale dovrà essere battezzato".
In questo clima altamente spirituale nel quale si trova, uno della folla cosa gli chiede? Una cosa materiale: "Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità".
La risposta di Gesù è ferma, risoluta, decisa, forte.
Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
In parole assai povere, la risposta di Gesù è questa: "Non è questa la mia missione. Non sono stato mandato per questo. Il Padre mio non mi ha inviato in mezzo a voi perché io mi occupi delle vostre cose materiali. Nessuna facoltà di esercitare l'ufficio di giudice o mediatore sopra di voi mi è stata concessa".
Questa è la verità.
Il tono invece e le modalità con i quali ha dato la risposta, rivelano e manifestano la fermezza di Gesù che lo trattiene dal cadere in questa tentazione.
Tutto ciò che non è per noi volontà di Dio è tentazione.
Gesù è ripieno della sapienza dello Spirito Santo e vede sempre la tentazione che l'uomo sparge e semina sui suoi passi.
Con la sapienza dello Spirito Santo la vede, con la sua fortezza la vince.
Al contrario di Gesù, noi non vedendo la tentazione, perché poveri nella sapienza dello Spirito Santo, neanche possiamo vincerla. Non possiamo vincerla perché non siamo forti, ma anche perché non riusciamo a vederla, a percepirla, a scorgerla.
Se non cresciamo quotidianamente in sapienza e grazia e in ogni altro dono dello Spirito Santo, quando la tentazione si presenta noi penseremo sempre che sia cosa buona e giusta operare quanto l'altro ci chiede e così miseramente cadiamo.
La crescita è indispensabile perché possiamo vedere il bene, separarlo dal male, vincere con il bene il male.
E disse loro: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni».
Gesù prima ha detto ciò che Lui non deve fare. Nelle cose della terra Lui non è né giudice, né mediatore.
Se ogni suo discepolo ascoltasse questa verità, soprattutto lo imitasse, fosse forte come Lui, libero come Lui, sapiente come Lui, facesse ogni cosa rimanendo sempre nella volontà del Padre come Lui, si manifesterebbe sempre il vero volto della nostra fede.
Ora dice ciò che non devono fare gli uomini?
Ogni uomo si deve guardare dalla cupidigia. Perché?
Perché la vita non dipende dai beni che si possiedono.
L'abbondanza non allunga la vita, né la povertà l'accorcia.
Spesso è proprio l'abbondanza che l'accorcia e la povertà che l'allunga.
Cosa è la cupidigia? È il desiderio dei beni della terra al di là dello stretto necessario per vivere con dignità la propria vita.
La dignità della propria vita non è data però dal tenore che ognuno si impone, bensì dalle quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza.
La dignità della vita è data dalla non dignità della vita della stragrande maggioranza di uomini, che non hanno nulla per vivere, neanche l'indispensabile.
Dinanzi alla non dignità dell'altro, anche un bicchiere di acqua rende degna la nostra vita.
La dignità non è data dal massimo, ma dal minimo, dallo stretto necessario.
San Paolo riassume la dignità della vita umana in queste parole: "Infatti non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via. Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, contentiamoci di questo. Al contrario coloro che vogliono arricchire, cadono nella tentazione, nel laccio e in molte bramosie insensate e funeste, che fanno affogare gli uomini in rovina e perdizione. L'attaccamento al denaro infatti è la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato desiderio alcuni hanno deviato dalla fede e si sono da se stessi tormentati con molti dolori. Ma tu, uomo di Dio, fuggi queste cose; tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza". (1Tm 6,7-11).
La cupidigia è il veleno del cuore, dell'anima, dello spirito.
La cupidigia è la madre di una moltitudine di peccati.
La cupidigia è la madre di ogni ingiustizia.
Ora Gesù illumina coloro che lo stanno ascoltando con una parabola.
Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto.
Quest'uomo è già ricco.
Il buon raccolto che la sua campagna gli produce lo fa diventare ancora più ricco.
Possedeva già beni che non gli servivano. Ora ne possiede ancora di più.
Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti?
La sua domanda è già inquinata di cupidigia.
La sua domanda è tutta orientata a trovare un luogo dove riporre i suoi raccolti.
Per quest'uomo il mondo finisce in se stesso. C'è lui solo nell'universo e i suoi raccolti.
C'è lui e i suoi granai. Ma questi sono piccoli, incapaci di accogliere la grande quantità dei beni che la campagna gli aveva regalato.
E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni.
Poiché nei suoi pensieri non c'è altra persona, non ci sono né poveri, né indigenti, neanche ci sono amici e conoscenti, o una qualsiasi altra persona, la soluzione è una sola: "demolire quanto è piccolo; costruire magazzini più grandi, capaci di contenere tutto il suo grano e i suoi beni".
Poiché non c'è nessun altro al mondo: grano e beni sono solo suoi.
Se sono solo suoi, deve pur provvedere a conservarli bene.
Questa è vera cecità, vera incapacità di vedere che ci sono altri uomini attorno a lui che non hanno neanche di che sfamarsi, di che vivere.
Questa cecità è frutto del cuore di pietra.
Quando il cuore è di pietra, anche gli occhi sono di pietra.
Cuore e occhi di pietra vedono solo se stessi e nessun altro.
Quest'uomo non pensa a fare del bene, perché non ci sono uomini a cui poter fare del bene. Il mondo è riempito solo da lui e da nessun altro.
Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia.
Altra cecità, frutto delle prime due cecità.
È questa la cecità della trascendenza.
Non c'è vita se non in me e solo in me: prima cecità.
La mia vita è mia ed è solo nelle mie mani, dipende solo da me e dai miei beni: seconda cecità.
Non ci sono uomini attorno a me. Non c'è Dio sopra di me.
È questa la perfetta solitudine dell'uomo, la perfetta chiusura dell'uomo in se stesso e nei suoi beni.
Tutto è dalla terra e nella terra.
Sono questi i frutti che produce la cupidigia.
L'uomo è in quello che possiede e quello che possiede è la sua vita.
È questo il vero carcere del cuore e dello spirito, della mente e dei sentimenti.
Chi entra in questo carcere non ne uscirà mai più.
In che cosa consiste la vita per quest'uomo?
Nel riposarsi, nel mangiare, nel bere, nel darsi alla gioia: sempre però da solo.
La gioia però non è spirituale. È solo materiale.
È la gioia che nasce dal mangiare e dal bere.
È la gioia di chi non ha più niente da fare, perché ha tutto.
Triste visione della vita e triste vita quella di quest'uomo.
È una vita fatta solo di materia.
Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?
Quest'uomo è talmente cieco che non riesce neanche a vedere la morte dei suoi fratelli.
Per quest'uomo la morte è degli altri, non è sua. Se è degli altri, muoiono gli altri, non lui. Lui è immortale.
Invece il Signore gli ricorda che la morte è anche sua. Anzi, è sua a partire da questa stessa notte.
Di chi sarà quello che ha accumulato?
O andrà del tutto perduto, o ognuno ne farà bottino.
Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio».
Chi accumula tesori per sé, li perde tutti.
Chi arricchisce davanti a Dio perde tutti i tesori oggi, però Dio glieli darà trasformati in tesori eterni nel suo Paradiso.
Come si accumula dinanzi a Dio? Facendo parte dei propri beni ai poveri, ai derelitti, a coloro che sono ammalati, abbandonati. A tutti coloro che vivono nella miseria e che hanno solo noi per dare loro un qualche sollievo.
La vera ricchezza non è quella che lasciamo sulla terra, è quella che ci portiamo con noi nell'altra vita.
Nell'altra vita portiamo con noi solo le opere di carità, di misericordia, le opere di bene.
La via per portare con noi i beni materiali nel Paradiso è una sola: farceli trasportare dai poveri.
I poveri ce li trasportano usandoli, consumandoli, servendosene.
Se dobbiamo fare questo dobbiamo convincerci di due verità:
Prima verità: i beni in più non ci servono. Se ci servono ci servono solo per i vizi, per i peccati. La ricchezza è la prima sorgente del peccato, del vizio, del declino di una vita verso il suo sfacelo spirituale.
Seconda verità: i beni in più non sono nostri. Dio ce li ha dati perché noi li diamo ai poveri. Sono nelle nostre mani, ma solo per essere consegnati agli altri. Noi siamo solo coloro che li devono consegnare. Se ce ne appropriamo, commettiamo una grave ingiustizia. Ci appropriamo di ciò che non è nostro, che è di Dio.
Altra verità è questa: ogni bene dato in elemosina è un bene posto a nostra disposizione nella banca del cielo.
L'interesse della banca del cielo è altissimo: è per soluzione del problema, di qualsiasi problema domani turberà la nostra vita.
La Parola di Dio è chiarissima: "Sii longanime con il misero, e non fargli attender troppo l'elemosina. Per il comandamento soccorri il povero, secondo la sua necessità non rimandarlo a mani vuote. Perdi pure denaro per un fratello e amico, non si arrugginisca inutilmente sotto una pietra. Sfrutta le ricchezze secondo i comandi dell'Altissimo; ti saranno più utili dell'oro. Rinserra l'elemosina nei tuoi scrigni ed essa ti libererà da ogni disgrazia. Meglio di uno scudo resistente e di una lancia pesante, combatterà per te di fronte al nemico" (Sir 29, 8-13).
È Parola di Dio. È verità di Dio. Deve divenire fede per ogni uomo. Deve divenire la nostra fede.
ANTIFONA D'INGRESSO: L'uomo deve essere la salvezza dei suoi fratelli e spesso diviene la sua rovina. Dio invece è sempre la salvezza dei suoi fedeli. Il povero lo invoca e il Signore subito corre in suo aiuto.
COLLETTA: Solo con la grazia di Dio si può vincere la cupidigia del cuore, della mente, della volontà. Solo con la grazia di Dio possiamo usare i beni della creazione come piace al Signore.
PRIMA LETTURA: "Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità. Perché chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro che non vi ha per nulla faticato". Nessuna vanità. È sufficiente dare in elemosina ai poveri quanto non è strettamente necessario per la nostra vita. L'elemosina ci libera da ogni vanità.
SALMO: C'è una chiusura dell'uomo nella propria mente che è incapacità di aprirsi alla fede nella Provvidenza di Dio. Questa chiusura è sovente la causa prima di ogni cupidigia: "Ascoltate oggi la sua voce: « Non indurite il cuore, come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova, pur avendo visto le mie opere".
SECONDA LETTURA: La vera fede libera l'uomo da ogni vizio. La vera fede costituisce l'uomo benevole e misericordioso, lo fa ad immagine di Cristo Gesù nella vita e nelle opere: "Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, passione, malizia, maldicenze e parole oscene dalla vostra bocca. Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati dell'uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore. Qui non c'è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti".
CANTO AL VANGELO: Alla misericordia bisogna sempre convertirsi. Della carità ci dobbiamo sempre rivestire. La Parola del Vangelo è la legge sia della misericordia che della carità.
VANGELO: Oggi Gesù invita ogni uomo a non chiudere il cuore ai fratelli, chiudendo se stesso nei suoi beni. C'è un'anima da condurre nel Cielo. Il veicolo che la trasporterà in Paradiso è fatto di elemosine e di ogni opera di misericordia corporale.
SULLE OFFERTE: Noi offriamo doni a Dio sull'altare e questi si trasformano in corpo e sangue di Cristo. Noi diamo doni materiali ai nostri fratelli e questi si trasformano in vita eterna per noi.
DOPO LA COMUNIONE: Dio deve rendere il suo popolo degno della vita eterna. La via della dignità è una sola: dare noi dignità ai nostri fratelli, ricolmandoli di ogni bene.
Perché Gesù conosce sempre ciò che deve fare?
Perché Gesù compie sempre ciò che deve fare?
Perché Gesù non è giudice e mediatore per le cose di questo mondo?
Quali conseguenze genera in noi questa verità?
Cosa è la cupidigia?
Quali sono i frutti di morte che la cupidigia produce e genera in noi?
Perché la cupidigia ci impedisce di vedere gli altri?
Chi ci dona la vista per vedere i nostri fratelli?
Perché la cupidigia ci impedisce di vedere il Cielo?
Chi ci dona la vista per vedere il Cielo?
Quale parabola racconta oggi Gesù?
Qual è l'insegnamento che dobbiamo attingere per modificare tutta la nostra vita?
Qual è l'errore fondamentale dell'uomo della parabola?
Esiste in me questo stesso errore?
Di che cosa si nutre l'anima?
Chi porta i nostri beni materiali in Paradiso trasformandoli in beni eterni?
Come li porta?
Quale promessa Dio fa nell'Antico Testamento a chi vive l'elemosina con generosità?
Perché solo l'elemosina fa sì che i nostri beni non siano avvolti dalla vanità?
Qual è la legge di Gesù circa i beni di questo mondo secondo il Vangelo di Luca?