65° INCONTRO

(17 Settembre– 23 Settembre 2007)

Giorno 23 del mese di Settembre, Domenica

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (C)



ANTIFONA D'INGRESSO

«Io sono la salvezza del popolo», dice il Signore, «in qualunque prova mi invocheranno, li esaudirò,

e sarò il loro Signore per sempre».


COLLETTA

O Padre, che ci chiami ad amarti e servirti come unico Signore, abbi pietà della nostra condizione umana; salvaci dalla cupidigia delle ricchezze, e fa’ che alzando al cielo mani libere e pure, ti rendiamo gloria con tutta la nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


PRIMA LETTURA – Dal libro del profeta Amos (Am 8, 4-7)

Ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese, voi che dite: «Quando sarà passato il novilunio e si potrà vendere il grano? E il sabato, perché si possa smerciare il frumento, diminuendo le misure e aumentando il siclo e usando bilance false, per comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali? Venderemo anche lo scarto del grano». Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe: certo non dimenticherò mai le loro opere.


SALMO (Sal 112)

Lo sguardo del Signore è sopra il povero.


Lodate, servi del Signore, lodate il nome del Signore. Sia benedetto il nome del Signore, ora e sempre.


Su tutti i popoli eccelso è il Signore, più alta dei cieli è la sua gloria. Chi è pari al Signore nostro Dio che siede nell'alto e si china a guardare nei cieli e sulla terra?


Solleva l'indigente dalla polvere, dall'immondizia rialza il povero, per farlo sedere tra i principi, tra i principi del suo popolo.


SECONDA LETTURA – Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo (1 Tm 2, 1-8)

Carissimo, ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità. Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l'ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto banditore e apostolo dico la verità, non mentisco, maestro dei pagani nella fede e nella verità. Voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure senza ira e senza contese.


CANTO AL VANGELO

Alleluia, alleluia. Gesù Cristo, da ricco che era, si fece povero, per arricchire noi con la sua povertà. Alleluia.


VANGELO – Dal vangelo secondo Luca (Lc 16, 1-13)

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli: «C'era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore. L'amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno. So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua. Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d'olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta. Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto. Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona».


SULLE OFFERTE

Accogli, o Padre, l'offerta del tuo popolo e donaci in questo sacramento di salvezza i beni nei quali crediamo e speriamo con amore di figli. Per Cristo nostro Signore.


DOPO LA COMUNIONE

Guida e sostieni, Signore, con il tuo continuo aiuto il popolo che hai nutrito con i tuoi sacramenti, perché la redenzione operata da questi misteri trasformi tutta la nostra vita. Per Cristo nostro Signore.



VISIONE D’ASSIEME

PRIMA VERITÀ: È questa la grande promessa del Signore: «Io sono la salvezza del popolo», dice il Signore, «in qualunque prova mi invocheranno, li esaudirò, e sarò il loro Signore per sempre». Dobbiamo trasformarla in fede e in preghiera.

SECONDA VERITÀ: Dobbiamo pregare il Signore sempre con mani libere e pure. Libere da ogni attaccamento alle cose di questo mondo. Pure da ogni macchia di peccato contro il settimo comandamento.

TERZA VERITÀ: La malvagità dell’uomo è grande. Giunge fino a togliere la vita ai suoi fratelli con l’inganno e il dolo: “Diminuendo le misure e aumentando il siclo e usando bilance false, vendendo anche lo scarto del grano”. La malvagità è tanta e il malvagio “si compra con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali”. È verità: “Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe: certo non dimenticherò mai le loro opere”.

QUARTA VERITÀ: È questa una santa, bella regola sulla preghiera: “Voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure senza ira e senza contese”. Si prega in pace non solamente con Dio, ma anche con tutti i nostri fratelli. La pace è la vita della preghiera.

QUINTA VERITÀ: Il Signore ama il povero. Il cristiano deve amare il povero, altrimenti non ama Dio: “Solleva l'indigente dalla polvere, dall'immondizia rialza il povero, per farlo sedere tra i principi, tra i principi del suo popolo”.

SESTA VERITÀ: È il cuore della nostra fede: “Gesù Cristo, da ricco che era, si fece povero, per arricchire noi con la sua povertà”. Deve essere il cuore della nostra vita di misericordia e di pietà verso i poveri della terra.

SETTIMA VERITÀ: La ricchezza è usata bene quando è data in elemosina: “Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quando essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne”. È usata bene, perché così ci apre le porte del regno dei cieli.

OTTAVA VERITÀ: I nostri veri beni sono quelli eterni. Dio ce li dona se noi diamo in elemosina i beni della terra. È uno scambio fruttuoso, un investimento dai frutti eterni.

NONA VERITÀ: la grazia che riceviamo nei santi misteri deve trasformare interamente la nostra vita. L’Eucaristia che riceviamo deve fare di noi delle persone eucaristiche.



VANGELO: PAROLE DI COMMENTO

VANGELO – Dal vangelo secondo Luca (Lc 16, 1-13)

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli: «C'era un uomo ricco che aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi.

La vita dell’uomo, così come essa quotidianamente si svolge, nel bene e nel male, è assunta da Gesù come “materia” per offrire i suoi insegnamenti sulla verità del regno.

Sovente l’uomo affida ad un altro uomo l’amministrazione dei suoi beni.

È regola e norma, uso e costumanza presso ogni popolo.

Un amministratore fu accusato dinanzi al padrone di sperperare i suoi beni.

Da notare che l’accusa è diretta: fu fatta dinanzi al padrone, fu fatta da persona a persona.

Questo è il primo fatto.

Lo chiamò e gli disse: Che è questo che sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non puoi più essere amministratore.

Il padrone chiama l’amministratore, gli manifesta il fatto della sua non fedeltà nello svolgimento del suo ufficio e gli chiede di rendere conto della sua amministrazione.

Poiché non fedele, non può ricoprire quell’ufficio di vitale importanza per lui.

Questo è il secondo fatto.

Fin qui potremmo dire che è tutto “normale”. È quanto di solito accade nelle cose di questo mondo.

Ciò che è insolito e non pienamente normale è ciò che ora fa l’amministratore.

L'amministratore disse tra sé: Che farò ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ho forza, mendicare, mi vergogno.

L’amministratore sa che ormai non potrà più rimanere nel suo incarico.

Sa che gli viene meno la fonte della sua vita.

Come farà a vivere. Quale lavoro svolgerà in seguito?

Gli resta di andare a giornata con la zappa. Scarta questa possibilità perché senza forze. Non ha mai zappato.

Ci sarebbe un’altra possibilità alquanto facile: mendicare.

Anche questa seconda possibilità è scartata: è incapace di sopportare la vergogna.

Lui, grande amministratore, ora è costretto all’elemosina a causa della sua cattiva gestione delle cose del suo padrone!

So io che cosa fare perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua.

Cosa escogita per poter sopravvivere e vivere anche bene dopo che il padrone gli avrà tolto l’amministrazione.

La sua pensata è veramente geniale: usare i creditori del suo padrone per trarne lui un cospicuo beneficio.

Lui trae di che vivere dalla sua infedeltà e dalla complicità dei creditori.

Chiamò uno per uno i debitori del padrone e disse al primo: Tu quanto devi al mio padrone? Quello rispose: Cento barili d'olio. Gli disse: Prendi la tua ricevuta, siediti e scrivi subito cinquanta. Poi disse a un altro: Tu quanto devi? Rispose: Cento misure di grano. Gli disse: Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta.

La sua infedeltà sta proprio in questo: nell’usare la ricchezza del padrone per fare il bene agli altri in modo che da questo bene fatto una parte di bene ritornasse su di lui.

Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza.

Cosa loda il padrone di questo amministratore?

Non loda di certo l’inganno subito.

Loda la scaltrezza attraverso la quale l’inganno è perpetrato ai suoi danni.

Quest’uomo mette tutta la sua intelligenza per procurarsi di che vivere dopo aver perduto la sua fonte di guadagno che era l’amministrazione dei beni del padrone.

È questa intelligenza la chiave di lettura di tutta la parabola.

I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

È verità che si può constatare dalla storia quotidiana: “I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce”.

Cosa significa che : “I figli di questo mondo verso i figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della luce”.

Significa che quanti fanno il male verso quanti fanno il male usano una scaltrezza più grande di quella che dovrebbero usare i figli della luce per il bene.

Gesù non loda il male fatto. Pone la scaltrezza come metro di confronto. I figli della luce sono poco scaltri, poco saggi, poco intelligenti per le loro cose, per il loro futuro.

A volte i figli della luce vivono da scemi, da idioti, da stolti, vivono sopra le nuvole.

In altre parti Gesù diceva che il regno dei cieli subisce violenza e solo i violenti se ne impadroniscono. Subisce scaltrezza e solo gli scaltri se ne impadroniscono. Subisce sapienza ed intelligenza e solo i sapienti e gli intelligenti nello Spirito Santo se ne impadroniscono.

Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quando essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne.

La ricchezza è iniqua e disonesta quando è male acquisita.

La ricchezza è sempre iniqua e disonesta quando è male usata.

Nel caso della parabola la ricchezza è disonesta perché non è dell’amministratore. L’amministratore la usa come se fosse sua.

Come allora si usa bene la ricchezza.

Facendo di essa una continua opera di elemosina verso i poveri della terra.

Donandola ai poveri, saranno poi i poveri ad accoglierci nel paradiso.

Se si legge il racconto del giudizio finale secondo Matteo (25,31-46), sono proprio i poveri della terra che ci faranno entrare in paradiso, perché ogni povero è Cristo Gesù.

La ricchezza non è nostra. È del Signore. È di Dio.

Noi la usiamo come se fosse nostra, la usiamo a nostro esclusivo beneficio, la usiamo per farci una dimora eterna, donandola in elemosina, servendo con essa i poveri.

Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto.

Se uno non si dimostra fedele nelle piccole cose, come potrà essere fedele nelle grandi cose?

La fedeltà si manifesta interamente nelle piccole cose, nel poco.

Ma anche la disonestà si manifesta nelle piccole cose.

È sufficiente osservare come una persona si comporta nelle più piccole cose, per sapere come si comporterà anche nelle grandi cose.

Le piccole cose rivelano la fedeltà o la disonestà di un uomo.

Se dunque non siete stati fedeli nella disonesta ricchezza, chi vi affiderà quella vera?

Uno è il comportamento dell’uomo.

Non c’è un comportamento vero verso gli altri e non vero verso se stessi, come non c’è comportamento vero verso se stessi e non vero verso gli altri.

Se siamo stati infedeli nelle cose altrui, lo saremo anche nelle nostre.

Se siamo stati infedeli nella disonesta ricchezza, come possiamo pretendere di essere onesti verso la ricchezza vera?

Uno è il comportamento dell’uomo.

O è fedele in tutto, o sarà infedele in tutto.

Se non è stato fedele nella disonesta ricchezza, neanche lo sarà nella ricchezza vera.

E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?

Se non è stato fede nella ricchezza altrui, nessuno si fiderà di lui, nessuno gli affiderà la sua per l’amministrazione.

Uno è il comportamento dell’uomo: nel poco e nel molto, nelle cose degli altri e nelle sue cose.

Dalle più piccole cose si conosce un uomo: fedeltà, infedeltà, amore, non amore, sapienza, non sapienza, scaltrezza, non scaltrezza.

Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro.

Uno è il comportamento dell’uomo, mai due:

Se serve il bene, mai potrà servire il male. Ma se serve il male, mai potrà servire il bene.

Uno è il cuore, una è l’opera del cuore, uno è l’orientamento del cuore: o verso il bene sempre, o verso il male sempre.

La conversione è proprio questa: cambiare l’orientamento del cuore, cambiare lo sguardo degli occhi, cambiare i pensieri della mente, dirigendo tutto il nostro corpo verso Dio.

Non potete servire a Dio e a mammona».

È verità incontrovertibile, innegabile: se il cuore è verso il male si serve mammona. Se si serve mammona non si può servire Dio. Se invece il cuore è verso Dio, si serve Dio, non si può servire mammona.

Se uno serve i beni di questo mondo, mai potrà servire Dio.

Se invece serve Dio, mai potrà servire i beni di questo mondo.

Uno è l’uomo, uno è il suo comportamento, una è la direzione del cuore.

Il cuore è come una macchina: se procede verso una direzione, non può procedere verso la direzione opposta.

Chi serve mammona, non dica di servire Dio. Non lo dica perché questo è impossibile.

Gesù ci insegna la legge della nostra onestà.

Essere onesti verso se stessi è la prima regola della salvezza.

Gesù ci insegna la legge della non illusione.

Sapere che siamo nel peccato, nel male è la prima regola della salvezza.

Essere onesti verso se stessi è confessare la verità della propria storia: verità di peccato, verità di grazia, verità di tenebre, verità di luce. Sono nel peccato, sono nella grazia, sono nelle tenebre, sono nella luce.

Se uno è in uno stato, non può essere nell’altro.

L’uomo può stare in un solo stato: di peccato, di grazia, di luce, di tenebre.



PER LA CATECHESI E L’OMELIA



ANTIFONA D'INGRESSO: Con la grazia di Dio l’uomo può cambiare stato: dalle tenebre può passare nella luce, dal peccato nella grazia, dal servizio a mammona al servizio a Dio. Questa grazia sempre deve invocarla.

COLLETTA: Dio ci può salvare dalla cupidigia delle ricchezze, ci può liberare dalla nostra infedeltà. La Chiesa chiede questa grazia per tutti i suoi figli. Ogni suo figlio deve chiederla per se stesso e per tutti i suoi fratelli di fede e di non fede.

PRIMA LETTURA: La malvagità dell’uomo è grande. Giunge a comprarsi un uomo per un paio di sandali. La misericordia del Signore è infinita. Egli è vindice eterno di ogni malvagità degli uomini.

SALMO: È verità: “Lo sguardo del Signore è sopra il povero”. Nessuno deve pensare di fare del male al povero. Chi fa del male al povero lo fa al Signore.

SECONDA LETTURA: Si deve pregare, ma con cuore puro e santo. Quando il cuore è puro. È puro quando sono pure le mani. Quando è pura la bocca. Quando sono puri i rapporti con i nostri fratelli.

CANTO AL VANGELO: Facendosi povero, Cristo Gesù ha arricchito noi tutti con la sua ricchezza. Facendosi povero, il cristiano arricchisce il mondo intero con la sua ricchezza di grazia e di verità, di santità e di amore.

VANGELO: Uno è il cuore dell’uomo, uno è anche il suo comportamento, una è anche la sua “verità” di bene, o di male, di giustizia, o di ingiustizia, di luce, o di tenebre. “Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona”. Nessuno può stare contemporaneamente in due posti.

SULLE OFFERTE: I beni eterni sono di Dio. Essi ci vengono donati se avremo fatto uno scambio con i beni di questo mondo. Si danno a Dio i beni di questo mondo, donandoli in elemosina ai poveri.

DOPO LA COMUNIONE: La fede e la grazia devono trasformare interamente la nostra vita. Questa trasformazione si deve perennemente chiedere al Signore per se stessi e per gli altri.



Domande di aiuto per la preparazione della catechesi


  1. Donde trae Gesù la “materia” delle sue parabole?

  2. Quale parabola racconta oggi Gesù? Saprei raccontarla bene?

  3. Chi è il padrone?

  4. Chi è l’amministratore?

  5. Perché è giusto che l’amministratore non amministri più i beni del padrone?

  6. Cosa inventa quest’uomo a beneficio del suo futuro?

  7. Cosa loda il padrone di questo amministratore?

  8. Cosa è la scaltrezza?

  9. In che senso Gesù vuole questa “scaltrezza” anche per i figli della luce?

  10. Come si chiama la “scaltrezza” per il regno dei cieli?

  11. Quando la ricchezza è disonesta?

  12. Perché la ricchezza è sempre disonesta?

  13. Come dobbiamo farci amici con la disonesta ricchezza?

  14. Qual è il nostro vero futuro?

  15. Perché nel poco si rivela tutto il cuore dell’uomo?

  16. Perché nessun cuore può essere in due “posti”.

  17. Cosa è l’onestà verso noi stessi?

  18. Perché noi ci nutriamo di illusioni?

  19. Quale illusione oggi Gesù toglie ad ogni cristiano?

  20. Perché chi serve le ricchezze di questo mondo non può servire Dio e viceversa?