ANTIFONA D'INGRESSO
Signore, tutto ciò che hai fatto ricadere su di noi l'hai fatto con retto giudizio; abbiamo peccato contro di te, non abbiamo dato ascolto ai tuoi precetti; ma ora glorifica il tuo nome e opera con noi secondo la grandezza della tua misericordia.
COLLETTA
O Dio, tu chiami per nome i tuoi poveri, mentre non ha nome il ricco epulone; stabilisci con giustizia la sorte di tutti gli oppressi, poni fine all'orgia degli spensierati, e fa’ che aderiamo in tempo alla tua Parola, per credere che il tuo Cristo è risorto dai morti e ci accoglierà nel tuo regno. Per il nostro Signore Gesù Cristo...
PRIMA LETTURA – Dal libro del profeta Amos (Am 6, 1.4-7)
Così dice il Signore onnipotente: « Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sulla montagna di Samaria! Essi su letti d'avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al suono dell'arpa, si pareggiano a David negli strumenti musicali; bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano. Perciò andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l'orgia dei buontemponi».
SALMO (Sal 145)
Beati i poveri in spirito.
Il Signore rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati. Il Signore libera i prigionieri.
Il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti.
Il Signore protegge lo straniero, egli sostiene l'orfano e la vedova, ma sconvolge le vie degli empi.
Il Signore regna per sempre, il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.
SECONDA LETTURA – Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo (1 Tm 6, 11-16)
Carissimo, tu, uomo di Dio, fuggi queste cose; tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni. Al cospetto di Dio che dà vita a tutte le cose e di Gesù Cristo che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti scongiuro di conservare senza macchia e irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi rivelata dal beato e unico sovrano, il re dei regnanti e signore dei signori, il solo che possiede l'immortalità, che abita una luce inaccessibile; che nessuno fra gli uomini ha mai visto né può vedere. A lui onore e potenza per sempre. Amen.
CANTO AL VANGELO
Alleluia, alleluia. Beati voi che ora avete fame, dice il Signore, perché sarete saziati. Alleluia.
VANGELO – Dal vangelo secondo Luca (Lc 16, 19-31)
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: « C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi».
SULLE OFFERTE
Accogli, Padre misericordioso, i nostri doni, e da quest'offerta della tua Chiesa fa’ scaturire per noi la sorgente di ogni benedizione. Per Cristo nostro Signore.
DOPO LA COMUNIONE
Questo sacramento di vita eterna ci rinnovi, o Padre, nell'anima e nel corpo, perché, comunicando a questo memoriale della passione del tuo Figlio, diventiamo eredi con lui nella gloria. Per Cristo nostro Signore.
PRIMA VERITÀ: C’è un tempo per la misericordia e c’è un tempo in cui questo tempo finisce. Finisce con la nostra morte. Finisce quando entreremo nell’eternità. Allora è il tempo del giudizio ed anche dell’esclusione eterna dalla misericordia di Dio.
SECONDA VERITÀ: La Parola è la via della vita. La Legge e i Profeti la via della salvezza. Essa ci è stata data perché noi raggiungiamo il regno dei cieli, il Paradiso.
TERZA VERITÀ: Viene il tempo del rendiconto. Il Signore ritarda questo giorno per dare a ciascuno il modo di ravvedersi, di convertirsi, di smettere di vivere solo per se stesso nel lusso e nell’orgia.
QUARTA VERITÀ: “Il Signore protegge lo straniero, egli sostiene l'orfano e la vedova, ma sconvolge le vie degli empi”. La prima verità è accolta da tutti. La seconda da tutti rifiutata. Dall’inferno vedremo che la seconda verità è vera quanto la prima. La parzialità nella verità è la più grande illusione della religione.
QUINTA VERITÀ: È vero uomo di Dio chi fugge il male, chi si attacca perennemente al bene: “Tu, uomo di Dio, fuggi queste cose; tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza”. Chi non fugge il male, mai potrà tendere al bene.
SESTA VERITÀ: Chi vive sulla terra la sua fame nella più grande giustizia, sarà saziato eternamente dal Signore. Anche sulla terra il Signore avrà compassione di lui.
SETTIMA VERITÀ: La via della vita sono la Legge e i Profeti. Ognuno può ignorare questa via. Se la ignora di sicuro percorrerà l’altra via che è quella che conduce all’inferno eterno. Nell’inferno finisce il tempo della misericordia. Esso è separato dal cielo da un abisso invalicabile.
OTTAVA VERITÀ: È l’Eucaristia la fonte perenne di ogni benedizione del cristiano. Mangiando con fede l’Eucaristia anche il discepolo di Gesù si trasforma in un dono d’amore per i suoi fratelli.
NONA VERITÀ: Chi mangia l’Eucaristia diviene erede dei beni eterni, se come Cristo, fa della sua vita un dono di verità e di santità per ogni uomo.
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: « C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente.
È questa storia quotidiana. È questa la vita del mondo.
Quest’uomo ricco veste di porpora e di bisso e tutti i giorni banchetta lautamente.
Cosa fa quest’uomo?
Vive per i suoi vizi. Vive nel male. Vive per il male, perché il vizio è male. Vive vinto dal male. Vive schiavo del male.
Vive donando alle cose di questo mondo una finalità che il Signore non ha dato loro.
Quest’uomo vive di falsità totale.
Poiché Dio è la verità piena, assoluta, totale, integra e pura, essendo quest’uomo nella più assoluta falsità, quest’uomo è semplicemente senza Dio.
Non avendo Dio, la sua verità, non ha neanche la verità dei suoi fratelli.
Chi è falso per se stesso, mai potrà essere vero per gli altri.
Chi non vede la verità di se stesso, come potrà vedere la verità degli altri?
Chi ha portato la sua umanità nella più grande falsità come potrà portare l’umanità dei fratelli nella verità e nella carità?
Assolutamente non può.
Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco.
La povertà è verità, purché essa non sia frutto di vizio o di peccato.
La povertà è verità, se vissuta nella più grande giustizia e santità.
Lazzaro non cerca i beni del ricco. Cerca solo qualche briciola che cadeva dalla mensa del ricco.
Lazzaro non invidia il ricco. Guarda solo la sua fame e brama qualcosa solo per la sua fame.
Il suo occhio è puro, perché il suo cuore è puro.
Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe.
Poiché ricoperto di piaghe, trovava un qualche sollievo nei cani che venivano a leccare le sue ferite.
Il cane vive la sua verità. Lazzaro la sua verità. I cani e Lazzaro vivono una comunione di verità.
Il ricco è nella falsità, nella menzogna, nell’inganno della sua stessa vita.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo.
Finisce il tempo. Termina la vita. Viene la morte.
Lazzaro muore e viene portato dagli angeli nel seno di Abramo.
Egli è in eterno con il Signore. È nella salvezza dei giusti.
Morì anche il ricco e fu sepolto.
Il ricco non viene portato nel seno di Abramo. Viene portato nel sepolcro.
È il sepolcro eterno dell’inferno.
Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui.
Dall’inferno, tra i tormenti, leva gli occhi e vede di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui.
Nella vita mai aveva visto la differenza tra lui e il povero Lazzaro.
Nella vita era cieco.
Il peccato acceca e il vizio infossa gli occhi perché noi non vediamo la via della vita e della salvezza.
Al momento della morte si entra nella verità assoluta e là si vede tutta la nostra vita, tutta la storia, si vede l’inferno ed anche il paradiso, si vede la gioia e il tormento eterno.
Nella vita il peccato ci rende ciechi. Ora invece lo stesso peccato ci ridona la vista degli occhi per la nostra dannazione, per il nostro tormento eterno.
Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura.
Quel peccato che prima non gli faceva vedere Lazzaro davanti alla sua porta, quel peccato che gli ha chiuso il cuore ad ogni forma di misericordia, ora questo stesso peccato diviene grido di misericordia, implorazione di pietà.
Cosa chiede?
Chiede che Abramo mandi Lazzaro ad intingere nell’acqua la punta del dito e bagnargli la lingua, perché la fiamma del fuoco eterno lo tortura.
Come Lazzaro era bramoso di una briciola che cadeva dalla sua mensa, allo stesso modo ora egli è bramoso di una briciola di acqua, di un poco di umidità.
Quel palato di cui si serviva per gustare i lauti cibi ora è torturato dalla fiamma del fuoco eterno.
Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti.
La risposta di Abramo è assoluta, eterna verità: chi vuole la misericordia dopo la morte deve usare la misericordia prima della morte.
Chi è vissuto senza misericordia in vita non può pretendere che gli venga usata misericordia nell’eternità.
Ognuno nell’eternità gusterà i frutti o del suo peccato, o della sua giustizia.
L’eternità ognuno se la deve preparare. Ognuno avrà l’eternità che si è preparato, nella giustizia, o nel peccato.
Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi.
Tra paradiso e inferno c’è un abisso invalicabile.
Pur volendo quelli del paradiso fare del bene a quelli che sono nell’inferno, non possono.
Il bene si può fare solo in vita ai fratelli, a tutti i fratelli.
Dopo morte non c’è possibilità per i giusti di fare il bene ai dannati.
La comunione è tolta.
Neanche quelli che sono in vita possono fare del bene ai dannati. Con i dannati è tolta ogni forma di comunione.
La Chiesa non prega per le anime dannate. Prega solo per le anime del purgatorio.
E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento.
Neanche la preghiera dei dannati può essere ascoltata. Non c’è comunione.
La rottura della comunione con loro è eterna, assoluta, piena.
Loro sono dannati e basta. Non possono interessarsi più neanche del bene dei loro familiari.
L’abisso è invalicabile. Loro devono vedere che i loro familiari si dannano senza alcuna possibilità di intervento.
Tremenda realtà, ma vera realtà.
Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro.
La via della vita c’è già. Sono Mosè e i Profeti.
Se loro vogliono salvarsi, sanno cosa fare.
Devono osservare i comandamenti di Mosè e vivere secondo ogni altro insegnamento dato dal Signore per mezzo dei suoi Profeti.
E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno.
Il dannato parte da se stesso. Io mi sono dannato, perché non ho ascoltato né Mosè e né i Profeti. Eppure li avevo. Essi esistevano per me, ma io non ho prestato attenzione.
Ci vuole qualche altra cosa per svegliare gli uomini. Ci vuole uno che dall’altro mondo vada e li ammonisca.
Solo così si ravvederanno.
Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi».
La risposta di Abramo non lascia dubbi: Se non si ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi.
La Scrittura è via della verità, via della salvezza.
La Scrittura ha come Padre lo stesso Signore, lo stesso Dio.
Può un morto che risuscita avere più autorevolezza dello stesso Signore, dello stesso Dio?
Abramo porta noi tutti alla prima, fondamentale verità della Scrittura: il suo Autore è Dio.
Dio è assoluta verità. Ogni sua Parola è provata con il fuoco.
Dio è fedele ad ogni sua Parola. Ciò che Lui ha detto ha anche il potere di compierlo.
Alla Scrittura non serve alcuna altra testimonianza. Essa basta a se stessa.
Anche se uno risuscitasse dai morti, altro non farebbe che rinviare alla verità della Scrittura.
Se uno non crede prima che la Scrittura è vera, crederà dopo?
Abramo dice di no. Dice che non ci sarà nessuna persuasione.
Cosa è avvenuto oggi circa la Scrittura Santa?
Essa è stata elusa, trasformata, cambiata, modificata, privata della sua forza di verità. Ma questo è niente, veramente niente.
Si afferma una verità in nome di Dio che è totalmente contraria a tutta la verità della Scrittura.
Non solo oggi molti cristiani sono senza Mosè e senza i Profeti.
Sono con un Dio che è in palese contraddizione con quanto dice Mosè, dicono i Profeti.
La verità di Dio è la verità di Mosè, la verità dei Profeti, oggi anche la verità di Cristo Gesù, la verità degli Apostoli, la verità della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica.
Chi toglie a Dio Mosè, i Profeti, Cristo, gli Apostoli, la Chiesa, semplicemente non ha il vero Dio, il Dio della vera Parola.
Abramo oggi ci dice che la nostra verità sono: Mosè, i Profeti, Cristo, gli Apostoli, la Chiesa.
Questa verità è immutabile nei secoli.
Qui è la verità di Dio, qui bisogna trovarla.
Oggi viviamo tutti una fede senza verità, una fede senza Parola.
Questa fede non ci salva. Questa fede ci danna.
La Parola ci dice che non c’è misericordia dopo la morte, se in vita siamo vissuti senza misericordia.
Il Paradiso è dei misericordiosi, dei giusti, dei santi.
ANTIFONA D'INGRESSO: “Signore, tutto ciò che hai fatto ricadere su di noi l'hai fatto con retto giudizio; abbiamo peccato contro di te, non abbiamo dato ascolto ai tuoi precetti; ma ora glorifica il tuo nome e opera con noi secondo la grandezza della tua misericordia”. Questa preghiera si può fare solo in vita. Si può fare dopo morte, se la nostra è stata morte di giusti e di uomini e donne fedeli al Signore.
COLLETTA: La Chiesa chiede al Signore che ci conceda una grande grazia: che crediamo nella verità della sua Parola oggi, in vita, in questo tempo. Credere nell’inferno alla verità della Parola altro non fa che aumentare la nostra dannazione, il nostro tormento.
PRIMA LETTURA: L’uomo oggi può trascurare la giustizia, può vivere senza misericordia. Sopra la sua vita vigila il Signore e mai dimentica le opere della sua ingiustizia e della sua empietà.
SALMO: Il povero rimanga povero. Il ricco continui nei vizi della sua ricchezza. Il Signore vigila sull’uno e sull’altro e dona a ciascuno secondo le sue opere.
SECONDA LETTURA: Le virtù sono la veste di Dio. I vizi la veste del diavolo. L’uomo di Dio si deve svestire delle vesti del diavolo ed indossare sempre la veste di Dio.
CANTO AL VANGELO: Il Signore ricolma di beni gli affamati. L’affamato deve trasformare la sua fame in preghiera, mai in opere di ingiustizia.
VANGELO: La Parola di Dio è verità. Essa è in Mosè, nei Profeti, in Cristo, negli Apostoli, nella Chiesa. Qui è e qui bisogna trovarla.
SULLE OFFERTE: L’Eucaristia è sorgente di ogni benedizione se in noi vi è vera fede nella Parola del Signore. Verità e grazia sono la nostra benedizione oggi e nell’eternità.
DOPO LA COMUNIONE: Se vogliamo divenire eredi con Cristo in Dio dobbiamo rendere partecipi dei nostri beni i poveri della terra. Noi diamo loro la nostra eredità terrena, Dio ci darà la sua eredità eterna.
Credo nella verità della Parola del Signore?
Credo che la verità della Parola del Signore è in Mosè e nei Profeti?
Credo che c’è un tempo per la misericordia e un tempo in cui la misericordia non potrà essere più vissuta?
Credo che la ricchezza alimenta vizi e orgie?
Credo che tra i dannati e i giusti c’è un abisso invalicabile?
Credo che senza misericordia non c’è posto nel cielo?
Credo che anche la povertà deve essere vissuta nella verità?
Credo che solo Dio è il fondamento della verità della sua Parola?
Credo che ogni Parola di Dio immancabilmente si compie?
Credo in ogni parola che Abramo disse al ricco dell’inferno?
So che oggi la Parola di Dio è stata quasi abolita dalla mentalità credente?
So che essa spesso viene elusa?
So che sovente è trasformata?
So che spessissimo è modificata, alterata, annullata, negata?
So che c’è il pensiero dell’uomo che ha preso il posto del pensiero di Dio?
So che gli uomini vengono ingannati presentando il pensiero dell’uomo come pensiero di Dio?
So che gli uomini vivono di illusione?
So cosa è l’illusione della salvezza?
So che l’illusione della salvezza può diventare peccato contro lo Spirito Santo?
So che dall’inferno non mi posso interessare dei miei familiari, mentre li vedo camminare verso l’inferno?
La lettura del Vangelo è opera perennemente stupenda. Incanta il cuore, dona luce sempre nuova alla mente. Le Parole in esso contenute è come se si leggessero sempre per la prima volta. Hanno un sapore sempre nuovo, fresco. Hanno un gusto mai provato prima. Hanno la sapienza di un mistero che sta sempre dinanzi a noi, mai dietro, mai pienamente in noi. Sempre avanti, sempre in lontananza, sempre inafferrabile, sempre più luminoso.
La riflessione sul Vangelo, che nasce dalla lettura, occupa la mente e lo spirito giorno e notte, senza alcuna tregua. È come se lo spirito fosse una cosa sola con la Parola che si legge e la mente si inabissasse e si perdesse nello scritto. Il libro del Vangelo si chiude, ciò che si è letto rimane nel cuore, nella mente, nello spirito. Ciò che si è letto diviene riflessione, collegamento, richiamo, aggancio, unità.
La meditazione può essere definita l’impasto dell’anima nella Parola del Vangelo e della Parola del Vangelo nell’anima. La meditazione dona all’anima la forma della Parola del Vangelo e alla Parola del Vangelo la forma dell’anima. Questo lavoro non finisce mai, dura tutta una vita. Questo lavoro deve rimanere sempre ininterrotto. Il momento in cui si interrompe, l’anima ricomincia ad assumere la forma dei pensieri umani e si è trascinati ad acquisire a poco a poco la conformazione alla mentalità di questo mondo.
La comprensione è l’inabissamento dello spirito nel mistero che è racchiuso nella Parola del Vangelo. Mai possiamo dire di avere compreso pienamente la Parola del Vangelo. La comprensione di oggi serve per oggi. Domani l’anima ha bisogno di una luce più grande, più splendente, più radiosa. Domani le si deve dare questa luce, altrimenti essa rischia di assuefarsi alla luce debole, tenue, fino a camminare senza luce, fino a raggiungere la cecità dello spirito e della mente. C’è tanta cecità spirituale perché si conosce poco la Parola, si ha scarsa comprensione del suo mistero, si rimane sempre in superficie.
La verità sempre nuova che nasce nel nostro spirito grazie alla comprensione sempre più profonda della Parola dona all’anima costantemente nuovi impulsi al fine di realizzare se stessa secondo la pienezza della volontà di Dio che è tutta racchiusa nella sua rivelazione. La verità di ieri serviva per ieri. Oggi l’anima necessita di una verità più piena, nuova, la esige perché man mano che l’anima cresce nella grazia ha bisogno di una luce sempre più grande e santamente nuova per poter compiere in sé la vocazione eterna che Dio ha scritto in essa.
La verità tutta intera è il dono che lo Spirito Santo fa ad ogni anima, che effettivamente cerca e vuole la verità. La cerca nella Parola, la implora nella preghiera. La chiede a Dio, ma anche a quanti nella Chiesa lo Spirito Santo ha costituito ministri della Parola. La verità tutta intera è il risultato di una triplice azione: dello Spirito Santo, dei ministri della Parola, della singola anima. Questi tre devono vivere in perfetta comunione, altrimenti mai la verità tutta intera potrà essere raggiunta dall’anima cristiana. Oggi, in molti casi, manca il ministro della Parola. In altri casi manca l’anima che non si interessa minimamente della verità. La verità non cerca. La verità non vuole, non desidera. La verità non ama. A volte la verità anche odia e rinnega.
La fede nasce quando la Parola è compresa. La fede infatti non è assenso della mente e del cuore alla Parola. È adesione piena alla verità che è racchiusa, contenuta nella Parola. La fede è superficiale quando la Parola è poco compresa, quando ci si ferma alla lettera, quando la lettera neanche si conosce tutta. La fede è inesistente quando della Parola si conosce solo qualche frase, qualche episodio, qualche parabola e per di più interpretata male e citata malissimo. La fede è vera nella misura in cui vera è l’interpretazione della Parola e nella comprensione della Parola si cammina, guidati dallo Spirito Santo con l’aiuto dei ministri della Parola, verso la verità tutta intera. La fede alla verità compresa ieri non è vera fede. Non è vera fede perché ieri non è oggi e oggi lo Spirito Santo ci vuole condurre nella sua verità.
La testimonianza è la trasformazione della vera fede in vita, in storia, in avvenimento. La verità e la profondità, l’incisività e la novità della testimonianza è data dalla verità, profondità, incisività, novità della fede, la quale a sua volta dipende dalla verità tutta intera verso la quale il cristiano cammina. Se manca il cammino nella verità tutta intera, necessariamente mancherà il cammino nella fede. La testimonianza, senza fede e senza verità piena, è assai carente. La verità che diviene fede trasforma la religiosità in testimonianza autentica e santa. La testimonianza che è data senza il fondamento della fede innalzata sulla pienezza della verità si trasforma in religiosità, in pura religiosità senza incidenza alcuna nella storia.
La catechesi è il dono della verità, contenuta nella Parola, operato sul fondamento della fede di chi la catechesi impartisce. Sappiamo che la fede è vera se vera è la verità sulla quale essa si innalza. Un cristiano senza fede è anche un cristiano senza verità. Se fa catechesi, di certo la farà senza pienezza di verità perché è senza pienezza di fede. La catechesi che farà, sarà un miscuglio di parole umane camuffate con qualche parola di Vangelo. Quando la vera fede non abita nel cuore, neanche la vera Parola dimora nella bocca. Cuore e bocca sono una cosa sola. Se il cuore è vuoto la bocca sarà necessariamente vuota. Se la bocca è vuota, è segno che anche il cuore è vuoto. La catechesi è verità e senza verità non c’è catechesi, mai.
La catechesi è “formale” se viene impartita in modo ufficiale, in un’ora stabilita, con delle persone che abitualmente la frequentano. Questa catechesi è assai difficile da impartire, perché le persone che la frequentano vengono da estrazioni e da interessi diversi, da formazione diversa, da culture diverse. La si fa con agevolezza se la si rende dialogica e ci si concentra sulle verità primarie che sono il fondamento del cammino di tutti i cristiani. Anche se questa catechesi venisse impostata per fasce di età o per particolari cammini, resterebbe sempre la difficoltà che nasce dalla particolarità dell’anima, che ha le sue singolari esigenze.
La catechesi è invece “informale” se la verità viene data alla singola anima, nel momento in cui il "datore” della verità si incontra con essa. È questa la catechesi più efficace. Era questa la catechesi di Gesù Signore. È la catechesi dell’incontro, dell’occasione, della domanda, della difficoltà. È la catechesi della storia della singola anima. Questa catechesi non tutti la possono fare. La può fare chi cammina nella verità e in essa cresce quotidianamente. La può fare chi vive di perfetta e santa fede e sa che ogni parola non giusta, poco vera, inesatta, incompleta ha tanta potenza da distruggere un’anima, anziché salvarla. Questo tipo di catechesi fa, per esempio, di un ministro della Parola un catecheta perenne. Sempre sulla breccia ad illuminare l’anima con la verità del Signore. Poiché questa catechesi non viene fatta, l’uomo che si incontra con un ministro della Parola, rimane quasi sempre nella sua falsità, nella sua ambiguità, nella sua cecità, nei suoi dubbi, nelle sue incertezze e quindi vive anche nella sua piccola o grande immoralità.
L’omelia è più che catechesi e più che formazione. Essa ha uno scopo e una finalità particolari: fare innamorare l’anima non tanto della bellezza della Parola, quanto della bellezza del mistero di Dio Padre, di Cristo Gesù, dello Spirito Santo, della Vergine Maria, degli Angeli, dei Santi, di tutto il Cielo. L’omelia deve fare trasparire tutta la bellezza del Cielo, la bellezza del mistero, della verità, della santità, in modo che l’anima cristiana si lasci attrarre da essa e una volta conquistata non se ne distacchi più, anzi cammini verso questa bellezza desiderando di possederla nella sua pienezza e totalità.
“Voi siete la luce del mondo”. Il Movimento Apostolico è chiamato ad essere luce del mondo. Lo potrà essere in un solo modo: rivestendo il suo spirito di verità, della verità tutta intera, cui quotidianamente conduce lo Spirito del Signore. Mai potrà essere luce chi non si riveste della verità di Cristo Signore e dello Spirito Santo. Mai potrà essere luce chi non trasforma la pienezza della verità in pienezza di fede.
“Voi siete il sale della terra”. Il sale è sapore, sapienza, intelligenza, amore per le cose del Cielo, di Dio. Il Movimento Apostolico è chiamato a portare nel mondo l’amore per il Signore. Come potrà portare tutta la ricchezza, la potenza, la straordinaria bellezza di questo amore, se ogni suo membro non si lascerà conquistare da esso? Se non vive interamente per esso? Avendo il sapore di Dio che traspare da tutto il suo essere, ogni aderente del Movimento Apostolico farà sentire questo odore di amore e di verità ad ogni uomo con il quale verrà a contatto. L’altro sente l’odore di Cristo in noi e si lascerà attrarre a Cristo, perché lo rivesta del nostro stesso odore di vita, di santità, di verità, di giustizia.
“In Cristo, per Cristo, con Cristo”. Tutto questo non può avvenire se non in Cristo, per Cristo, con Cristo. In Cristo perché siamo con Lui un solo corpo, siamo il suo corpo. Si è suo corpo vivo se pieni di grazia e di Spirito Santo. Per Cristo, perché solo attingendo ogni grazia e verità in Lui, ci possiamo trasformare in grazia e in verità per i fratelli. Con Cristo perché ogni cosa che facciamo, dobbiamo sempre pensarla in comunione con tutto il corpo e tutto il corpo sono tutti i nostri fratelli di fede e di grazia. Chi si distacca o dalla grazia, o dalla verità di Cristo Gesù, è come tralcio secco, divelto, tagliato e reciso dal tronco. Questo tralcio è buono solo per il fuoco. Questo tralcio è morto.
La Chiesa è casa e scuola di comunione. Cosa è la comunione? È portare il peso specifico della propria grazia e verità, del proprio ministero e del proprio carisma, della propria vocazione e missione, della propria professionalità, della dottrina, della scienza, della sapienza, di ogni altra virtù e metterlo a disposizione di tutti i fratelli che sono nella casa. È anche ricevere ogni carisma, virtù, grazia, verità, scienza, sapienza, dottrina, professionalità e ogni altra peculiare caratteristica umana e cristiana, di natura e di apprendimento di tutti i nostri fratelli. Un solo carisma non messo nella casa della comunione, rende la casa povera. Ma anche ogni carisma non accolto, rifiutato, fa della nostra casa la casa della non comunione. Comunione non è fare tutti la stessa cosa. È invece fare ognuno la sua cosa particolare, perché l’altro faccia bene la sua cosa particolare.
Si edifica il regno di Dio. Il fine di tutto questo è uno solo: edificare il regno di Dio nel cuore degli uomini. Si edifica il regno di Dio in verità, se si edifica il Corpo di Cristo, cioè la sua Chiesa. Dove non c’è Chiesa, lì non c’è pienezza del regno di Dio, perché manca la pienezza di Cristo Gesù. La pienezza di Cristo dona pienezza di verità al regno. Si deve formare Cristo nei cuori, formando la sua Chiesa una, santa, cattolica, apostolica. Nessuno dica che sta edificando il regno di Dio, se non edifica la sua Chiesa.
L’unico regno di Dio. Il regno di Dio è uno, perché il corpo di Cristo è uno, una è la Chiesa. I cammini verso il regno sono tanti. Il regno è uno. La Chiesa è una. Le spiritualità sono tante, ma il corpo è uno solo, la Chiesa è una sola. L’unità è il fine di ogni spiritualità, lo scopo di ogni cammino. Senza unità non c’è regno. Se non c’è regno, non ci sono cammini e neanche spiritualità.
Alla Vergine Maria Madre, della Redenzione, il nostro più grande grazie per averci chiamato a ricordare e ad annunziare la Parola di suo Figlio Gesù. La Parola produrrà buoni frutti in noi solamente se è letta e compresa, se su di essa si riflette e si medita, se con essa camminiamo verso la pienezza della comprensione e della verità tutta intera. Produrrà frutti se la doniamo in ogni forma, ma sempre in pienezza di verità e di fede, con l’unico e solo scopo di edificare il regno di Dio sulla nostra terra, l’unico e solo regno di Dio.
Agli Angeli e ai Santi chiediamo che veglino sull’opera del Movimento Apostolico e l’arricchiscano sempre di nuovi e più grandi frutti.
A quanti impartite la catechesi sotto qualsiasi forma raccomando una cosa sola: siate credibili nella verità che annunziate, siate veri testimoni della fede che professate, siate annunciatori delle grandi opere che Dio ha compiuto e compie in voi per Cristo, con Cristo, in Cristo. Soprattutto amate la Chiesa, vostra Madre e portate ogni suo figlio ad essa. È la Chiesa la Maestra e la Madre che deve partorire figli a Dio dal suo seno purissimo e santissimo. La Chiesa è la sola e l’unica nostra Madre e noi tutti siamo suoi figli e fratelli gli uni degli altri. Se veramente amiamo la Chiesa, realmente ci amiamo gli uni gli altri come fratelli carissimi in Cristo Gesù, come portatori di un dono dello Spirito Santo per l’utilità comune.
Catanzaro 16 Ottobre 2006
28° Anniversario dell’Elezione di Giovanni Paolo II
a Pastore di tutta la Chiesa