2° INCONTRO

(01 Ottobre – 07 Ottobre 2007)

Giorno 7 del mese di Ottobre, Domenica

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (C)



ANTIFONA D'INGRESSO

Tutte le cose sono in tuo potere, Signore, e nessuno può resistere al tuo volere. Tu hai fatto tutte le cose, il cielo e la terra e tutte le meraviglie che vi sono racchiuse; tu sei il Signore di tutto l'universo.


COLLETTA

O Padre, che ci ascolti se abbiamo fede quanto un granello di senapa, donaci l'umiltà del cuore, perché cooperando con tutte le nostre forze alla crescita del tuo regno, ci riconosciamo servi inutili, che tu hai chiamato a rivelare le meraviglie del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


PRIMA LETTURA - Dal libro del profeta Abacuc (Ab 1,2-3; 2, 2-4)

Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti, a te alzerò il grido: "Violenza!" e non soccorri? Perché mi fai vedere l'iniquità e resti spettatore dell'oppressione? Ho davanti rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese. Il Signore rispose e mi disse: "Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette perchè la si legga speditamente. E` una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà". Ecco, soccombe colui che non ha l'animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede.


SALMO (Sal 94)

Fa' che ascoltiamo, Signore, la tua voce.


Venite, applaudiamo al Signore, acclamiamo alla roccia della nostra salvezza. Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia.


Venite, prostràti adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati. Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce.


Ascoltate oggi la sua voce: Non indurite il cuore, come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto,

dove mi tentarono i vostri padri: mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere .


SECONDA LETTURA - Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo (2 Tm 1,6-8.13-14)

Carissimo, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te per l'imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di saggezza. Non vergognarti dunque della testimonianza da rendere al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio. Prendi come modello le sane parole che hai udito da me, con la fede e la carità che sono in Cristo Gesù. Custodisci il buon deposito con l'aiuto dello Spirito santo che abita in noi.


CANTO AL VANGELO

Alleluia, alleluia. Risplendete come astri nel mondo tenendo alta la parola di vita. Alleluia.


VANGELO - Dal vangelo secondo Luca (Lc 17, 5-10)

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: Aumenta la nostra fede! Il Signore rispose: Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.


SULLE OFFERTE

Accogli, Signore, il sacrificio che tu stesso ci hai comandato d'offrirti e, mentre esercitiamo il nostro ufficio sacerdotale, compi in noi la tua opera di salvezza. Per Cristo nostro Signore.


DOPO LA COMUNIONE

La comunione a questo sacramento sazi la nostra fame e sete di te, o Padre, e ci trasformi nel Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna, nei secoli dei secoli.



Catechesi



TRE PRINCIPI PER L'AVVIAMENTO DEL DIALOGO CATECHETICO



Primo principio: La fede è oltre ogni storia, perché essa non è il frutto della storia, né un suo prodotto. La fede ha la sua verità e la sua realizzazione nella storia e nell’eternità nella sola Onnipotenza di Dio, che compie ogni sua Parola proferita, detta, annunziata. La storia è la più grande tentazione della fede. L’uomo di fede vive realizzando la Parola, ma anche attendendo che ogni Parola di Dio si compia. Lui ne è certo: quanto Dio ha detto, avverrà. Basta aspettare, attendere, perseverando nella giustizia e nella santità.

Secondo principio: La fede si può edificare solo sul fondamento della sola Parola di Dio. Mai la parola dell’uomo potrà divenire fondamento della nostra fede. Ma anche: mai la Parola di Dio, santa e verace, trasformata, cambiata, modificata dall’uomo potrà essere retto principio di vera fede. Nasce per ogni uomo di fede non solo il dovere di conservare integra e pura la Parola, quanto anche l’obbligo e la responsabilità di farla risuonare sempre integra e pura. Ogni impurità introdotta nella Parola di Dio diviene impurità nella fede.

Terzo principio: La fede è in tutto simile ad un seme. Come il seme possiede in sé la vita e la vita che da esso si sviluppa non è un suo merito, un suo vanto, così dicasi della fede: ogni opera da essa prodotta è frutto della vitalità che il Signore ha posto in essa. Quando un uomo ha sviluppato tutta la potenzialità della fede in una obbedienza perfetta ad ogni Parola di fede, egli non ha fatto nulla di particolare. Ha fatto solo quanto era suo obbligo fare. Nulla di più. È servo inutile se sviluppa tutta la potenzialità della fede racchiusa nella Parola della fede. Se invece non lo fa, egli diviene servo infingardo, servo malvagio. È infingardo e malvagio perché ha privato la fede della sua interiore potenzialità di produrre molto frutto.


BREVE COMMENTO DEL VANGELO

VANGELO - Dal vangelo secondo Luca (Lc 17, 5-10)

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: Aumenta la nostra fede!

Gli Apostoli non solo vedono Gesù agire, compiere miracoli, fare segni, spesso lo sentono parlare anche della fede necessaria perché Dio agisca anche nella loro vita e per mezzo di essi.

Chiedono al Maestro che dia loro una fede più grande.

Loro pensano che sia a causa della loro piccola fede che non riescono a fare ciò che fa il loro Maestro e Signore.

Da osservare come il confronto con Gesù è sempre elevante, mentre molto spesso il confronto con noi è sempre deprimente.

Se noi non ci eleviamo mai potremo elevare gli altri.

Urge elevarsi in verità, in giustizia, in scienza, in conoscenza, in fede, in speranza, in carità, in ogni sapienza, in ogni altra virtù.

Dobbiamo attrarre il mondo fino a Dio e per questo dobbiamo elevarci fino a Dio: “Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro celeste”.

Il Signore rispose: Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe.

La risposta di Gesù è meritevole di grande considerazione, di somma attenzione.

Per Gesù non è una fede più grande che dobbiamo possedere. È invece una fede viva.

Il granellino di senapa è il più piccolo tra tutti i semi, ma in esso c’è un germe di vita che si sviluppa e fa nascere una pianta che crescendo diviene assai grande.

Tutti i grandi alberi hanno semi assai piccoli. Si pensi ad esempio alla quercia, albero maestoso che nasce da un minuscolo seme.

Il seme vivo della nostra fede è uno solo: ogni Parola che è uscita dalla bocca di Dio.

Chi sviluppa nel suo cuore ogni Parola di Dio, vivendola ed attualizzandola, realizzandola e compiendola tutta, in ogni sua parte, costui di certo nel nome del Signore farà grandi cose.

Più la Parola di Dio prende vita in noi e più Dio vive in noi.

Più Dio vive in noi e più grandi cose Egli compie per mezzo di noi.

Tutta la vita è nella Parola del Signore. Ogni miracolo è dalla Parola del Signore vissuta tutta intera.

Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola?

Il rapporto tra Parola e discepolo del Signore è lo stesso che regna tra un servo e il suo Padrone.

Il servo deve tutta la via al suo padrone. Il discepolo del Signore deve tutta la vita alla Parola.

La vita del discepolo del Signore è tutta nell’obbedienza alla Parola allo stesso modo che la vita del servo è nell’ascolto del suo padrone.

L’essenza del servo è l’obbedienza perenne.

L’essenza del discepolo del Signore è l’ascolto perenne della Parola.

Il padrone è sempre padrone del servo. Il servo è sempre servo del padrone.

Il discepolo di Gesù è sempre in ascolto della Parola. La Parola parla sempre al discepolo del Signore.

Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu?

Come il servo esiste per servire – Gesù parla secondo la condizione dei servi del suo tempo – così il discepolo esiste per ascoltare.

Se il servo smette di servire non è più servo.

Se il discepolo smette di ascoltare non è più discepolo.

Come la vita del servo si vive nel servizio, così la vita del discepolo si vive nell’ascolto.

Il seme vive se si sviluppa e cresce. Il servo vive se obbedisce ed esegue. Il discepolo vive se ascolta e realizza tutta la parola.

Questa è la legge della vita. Fuori di questa legge non c’è vita.

Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?

È della natura del seme svilupparsi e crescere.

È della natura del servo ascoltare ed obbedire.

È della natura del discepolo sviluppare nella sua vita tutta la potenzialità della Parola del Signore.

La natura non ha obblighi verso il seme.

Il padrone non ha obbligo verso il servo.

Il Signore non ha obblighi verso il discepolo.

Il Signore non ha obblighi, perché tutto è grazia.

Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili.

Il discepolo è inutile solo quando ha sviluppato in sé tutta la potenzialità della Parola, realizzandola per intero.

È inutile perché ha fatto solo quanto gli è stato ordinato di fare.

È inutile perché la potenzialità vitale è tutta nella Parola.

È la Parola la sua forza, la sua vita, il suo tutto.

È la Parola il germe che gli dona la vera vita.

È inutile perché non è lui la fonte, il germe della vita.

Tutto è fuori di lui, anche se per grazia di Dio, si sviluppa per mezzo di lui e dentro di lui.

Quando invece il servo non ha fatto tutto quello che doveva fare, allora non è più inutile, ma infingardo, malvagio, cattivo, pigro, colpevole.

Ce lo conferma la parabola dei talenti.

Questa distinzione spesso non viene fatta e sovente si confonde l’umiltà con la malvagità.

Nell’umiltà si lascia a Dio ogni facoltà di fare di noi tutto ciò che vuole.

Nella pigrizia e malvagità sottraiamo la nostra vita a Dio e la consumiamo nell’ozio e nell’ignavia.

Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.

Il seme è inutile per se stesso, è utile al Signore quando sviluppa tutta la sua energia vitale che contiene nel suo grembo.

Il servo è inutile per se stesso, è utile al suo padrone quando esegue ogni ordine ricevuto.

Il discepolo del signore è inutile per se stesso, è utile solo quando ascolta ogni comando del Signore e realizza per mezzo della sua vita tutta la potenzialità contenuta nella Parola di Dio.

Ogni Parola di Dio è in tutto simile ad un seme: essa contiene in sé la forza di santificare il mondo intero.

Come il seme ha bisogno della terra per svilupparsi, crescere, maturare, divenire un grande albero, produrre frutti, così è della Parola del Signore. Essa ha bisogno del nostro cuore, della nostra volontà, della nostra intelligenza, della nostra anima, di tutta la nostra forza, dell’intera nostra vita per svilupparsi, crescere, divenire albero maestoso, portare ogni genere di frutto.

Tutto questo avviene per grazia di Dio, per la vitalità divina che Dio ha messo nella sua Parola.

È questa la legge della fede e della Parola.

SETTE DOMANDE PER LA VERIFICA PERSONALE



  1. Perché la storia potrebbe essere la più grande tentazione contro la fede?

  2. Perché la verità della Parola è sempre oltre e contro la stessa storia?

  3. Perché per Gesù è sufficiente che la nostra fede sia simile ad un granellino di senapa?

  4. Chi è il servo inutile?

  5. Chi è invece il servo infingardo?

  6. Qual è la relazione tra seme, servo, Parola di Dio?

  7. Su che cosa si fonda la retta fede?



TRE CONCLUSIONI DA SCRIVERE NEL CUORE



Prima conclusione: Chi vuole camminare nella fede una cosa deve sempre evitare: lasciarsi tentare dalla storia, che quasi sempre contrasta con quando insegna la Parola del Signore. Chi vuole camminare nella fede una cosa deve sempre fare: rimanere perennemente ancorato nella Parola del Signore con una fedeltà a prova di ogni contraddizione che proviene dalla storia. La Parola di Dio si compie sempre. Basta attendere vivendo e rimanendo fedele nella Parola. Come Abramo: “Bisogna sperare contro ogni speranza”.

Seconda conclusione: La fede va sviluppata, fatta crescere, va aiutata a divenire un grande albero. L’alimento della fede è duplice: l’osservanza perfetta della Parola, ma anche il dono della stessa Parola al mondo intero. Si osserva la Parola con l’aiuto della grazia, quotidianamente attinta nei sacramenti e nella preghiera. Si dona la Parola in un solo modo: conservandola nella più pura integrità, così come essa ci è stata data dal Signore e secondo la verità contenuta in essa nella comprensione sempre più piena ed intera che ci dona lo Spirito Santo.

Terza conclusione: Come il seme, divenuto un grande albero, produce nuovi semi, che sono la vita perenne della pianta – una pianta senza semi è una pianta già morta, perché votata alla sua estinzione – così è della Parola. Essa cresce veramente nel cuore del cristiano se matura altri semi di vera missione. Essa è vero albero, se produce frutti che maturano in altri cuori. Se questo non avviene, la fede in noi è morta, perché morta è la nostra vita alla Parola del Signore. Un discepolo del Signore che non pianta altri semi di Parola di Dio in altri cuori, è un discepolo morto. Non è un servo inutile, bensì infingardo e malvagio.