5° INCONTRO

(22 Ottobre – 28 Ottobre 2007)

Giorno 28 del mese di Ottobre, Domenica

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (C)



ANTIFONA D'INGRESSO

Gioisca il cuore di chi cerca il Signore. Cercate il Signore e la sua potenza, cercate sempre il suo volto.


COLLETTA

O Dio, tu non fai preferenze di persone e ci dai la certezza che la preghiera dell'umile penetra le nubi; guarda anche a noi come al pubblicano pentito, e fa' che ci apriamo alla confidenza nella tua misericordia per essere giustificati nel tuo nome. Per il nostro Signore Gesù Cristo...


PRIMA LETTURA - Dal libro del Siracide (Sir 35, 12-14.16-18)

Il Signore è giudice e non v'è presso di lui preferenza di persone. Non è parziale con nessuno contro il povero, anzi ascolta proprio la preghiera dell'oppresso. Non trascura la supplica dell'orfano né la vedova, quando si sfoga nel lamento. Le lacrime della vedova non scendono forse sulle sue guance e il suo grido non si alza contro chi gliele fa versare? Chi venera Dio sarà accolto con benevolenza, la sua preghiera giungerà fino alle nubi. La preghiera dell'umile penetra le nubi, finché non sia arrivata, non si contenta; non desiste finché l'Altissimo non sia intervenuto, rendendo soddisfazione ai giusti e ristabilendo l'equità.


SALMO (Sal 33)

Giunge al tuo volto, Signore, il grido del povero.


Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore, ascoltino gli umili e si rallegrino.


Il volto del Signore contro i malfattori, per cancellarne dalla terra il ricordo. Gridano i poveri e il Signore li ascolta, li salva da tutte le loro angosce.


Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, egli salva gli spiriti affranti. Il Signore riscatta la vita dei suoi servi, chi in lui si rifugia non sarà condannato.



SECONDA LETTURA - Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo (2 Tm 4,6-8.16-18)

Carissimo, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione. Cerca di venire presto da me, perché Dema mi ha abbandonato avendo preferito il secolo presente ed è partito per Tessalonica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Solo Luca è con me. Prendi Marco e portalo con te, perché mi sarà utile per il ministero. Ho inviato Tìchico a Efeso. Venendo, portami il mantello che ho lasciato a Troade in casa di Carpo e anche i libri, soprattutto le pergamene. Alessandro, il ramaio, mi ha procurato molti mali. Il Signore gli renderà secondo le sue opere; guàrdatene anche tu, perché è stato un accanito avversario della nostra predicazione. Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Non se ne tenga conto contro di loro. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i Gentili: e così fui liberato dalla bocca del leone. Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.


CANTO AL VANGELO

Alleluia, alleluia. Benedetto sei tu, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli. Alleluia.


VANGELO - Dal vangelo secondo Luca (Lc 18, 9-14)

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato.


SULLE OFFERTE

Guarda, Signore, i doni che ti presentiamo: quest'offerta, espressione del nostro servizio sacerdotale, salga fino a te e renda gloria al tuo nome. Per Cristo nostro Signore.


DOPO LA COMUNIONE

Signore, questo sacramento della nostra fede compia in noi ciò che esprime e ci ottenga il possesso delle realtà eterne, che ora celebriamo nel mistero. Per Cristo nostro Signore.





Catechesi



TRE PRINCIPI PER L'AVVIAMENTO DEL DIALOGO CATECHETICO



Primo principio: Principio e metro per la valutazione della nostra personale santità mai deve essere il nostro cuore e neanche la santità o il peccato dei nostri fratelli. Unica regola di verifica di essa è solo la santità di Dio, quella che Lui ci mostra quotidianamente con il suo agire verso di noi, sue creature. Dio è santo perché non fa preferenze di persone. È santo anche perché sa piegarsi verso il grido dell'umile, del povero, della vedova. È santo perché sa ascoltare il cuore di chi lo invoca con semplicità e purezza di intenzione. A questa santità di Dio ogni uomo deve conformare tutta la sua vita.

Secondo principio: Ogni cristiano deve formarsi una coscienza a prova della verità di Cristo Gesù e con essa deve sempre verificare la sua condotta. La verità di Cristo Gesù è una sola: il suo amore sino alla fine per le anime da salvare, la sua vita tutta spesa, sacrificata per la redenzione dell'umanità. Ogni cristiano è chiamato a spendere tutta intera la sua vita per la salvezza di tutti i suoi fratelli. È questa la buona battaglia che dovrà combattere. Tutte le altre battaglie non sono quelle buone, vere e giuste. Se le combatte, consuma inutilmente in esse la sua vita. Questa battaglia buona deve essere combattuta per tutta la vita e deve finire solo quando termina la corsa, cioè la nostra umana esistenza sulla terra.

Terzo principio: La santità di Cristo è il metro di verifica per la nostra santità. La santità di Cristo è amore senza limite per il peccatore, l'empio, colui che ha rinnegato Dio e lo considera un suo nemico. Cristo Gesù ha dato la sua vita alla croce perché fosse cancellato il nostro peccato ed espiata la nostra pena e il mondo intero venisse riconciliato con il Padre. Cristo Gesù guarda il peccatore con occhio di vero amore che si trasforma in dono per lui della vera salvezza. Cristo Gesù prende il posto del peccatore ed espia in sua vece. Il fariseo - e fariseo potrebbe essere ogni discepolo di Gesù - invece guarda il peccatore con occhio superbo, di disprezzo, di allontanamento da Dio. Per lui il pubblicano non è degno neanche di entrare nel tempio. E pensare che Cristo Gesù di ogni peccatore ha fatto il suo tempio santo, il tempio del suo Santo Spirito! Quanto differente è la santità di Cristo Gesù dalla santità del fariseo!


BREVE COMMENTO DEL VANGELO

VANGELO - Dal vangelo secondo Luca (Lc 18, 9-14)

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri:

La presunzione della propria giustizia è la più grande menzogna che una persona scrive nel suo cuore.

Se poi alla presunzione della propria giustizia si unisce il disprezzo di quanti, a partire dalla nostra menzogna, noi giudichiamo come peccatori, si raggiunge il sommo della malvagità e della cattiveria.

Quando si disprezzano gli altri non solo si è cattivi, malvagi, grandi peccatori, si è anche antidio e anticristo.

Si è antidio perché Dio è colui che ha compassione di tutto ciò che ha creato e non disprezza nessuna sua creatura.

Si è ancora antidio perché Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio Unigenito per la salvezza dei peccatori.

Si è anticristo perché Gesù ha preso il posto dei peccatori, dell’umanità intera sulla croce, espiando e pagando per noi il nostro debito, le cui condizioni erano veramente gravosi.

La presunzione di giustizia congiunta al disprezzo degli altri è l’antireligione.

Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano.

Due uomini si presentano dinanzi al cospetto di Dio nel suo tempio santo di Gerusalemme: uno era fariseo e l’altro pubblicano.

Il fariseo era un “separato dagli altri”, un “santo”, “un giusto”, un “perfetto”, qualsiasi cosa lui facesse. Anche nei peccati più orrendi lui era sempre un “santo”.

Il pubblicano, per il fariseo, era già un dannato da vivo. Qualsiasi cosa Lui facesse, anche l’opera più grande di fede e di carità, Lui restava sempre un peccatore, perché la sua radice era peccato.

Così pensava il fariseo del pubblicano.

Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.

Osserviamo bene la preghiera del fariseo:

Altro gravissimo errore è questo:

Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.

La parte al negativo della santità del fariseo consiste nel non essere come gli altri uomini.

La parte al positivo consiste invece nel digiunare due volte la settimana e di pagare la decima di quanto possiede.

La religione non è questa.

La nostra religione consiste in una sola cosa: nell’osservanza perfetta dei dieci Comandamenti per chi è ancora nell’Antico testamento, mentre per chi è nel Nuovo Testamento di ogni Parola del Vangelo.

Lo ripetiamo ancora una volta: non è sulla terra che si deve cercare la regola o il metro della nostra santità, è nel cielo, è in Dio, in Cristo Gesù, è nella pienezza della sua Parola.

Il fariseo è completamente fuori della Parola.

Lui è senza la Parola.

Ciò che lui dice di se stesso, lo può dire ogni altro uomo, qualsiasi religione, o credo professi.

Altra verità è questa:

Se tutto è per grazia, nessuno si può lodare, nessuno può disprezzare gli altri.

Se tutto è per grazia, dobbiamo sempre avere il timore di non aver corrisposto sufficientemente alla grazia.

Ma anche dobbiamo sempre chiedere per gli altri la grazia che Dio ha dato a noi.

Dobbiamo sempre pensare che l’altro, se è veramente nel peccato, lo sia, perché noi non abbiamo fatto nulla perché la grazia di Dio si riversasse interamente sopra di lui.

Cristo Gesù non ci disprezzò dalla croce.

Offrì il suo corpo per la nostra redenzione eterna. Pregò perché il Signore perdonasse il nostro peccato, scusandoci.

Quando c’è l’esaltazione di sé e il disprezzo degli altri si è sempre nell’antireligione.

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.

Il pubblicano si pone dinanzi alla santità di Dio e questa santità è come se lo accecasse.

Non osa nemmeno alzare gli occhi al cielo.

Dinanzi alla santità di Dio ogni uomo deve dire solo una frase: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.

Dinanzi alla santità di Dio l’unica nostra risposta è l’umiltà, il pentimento, la richiesta di perdono.

Questa legge vale per tutti, per ogni uomo, chiunque esso sia.

Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato.

Dio sempre ascolta la richiesta di perdono dell’umile e del contrito di cuore.

È questo il motivo per cui il pubblicano torna a casa sua giustificato.

Dio abbatte i superbi nei pensieri del loro cuore.

Il fariseo non chiede perdono a Dio.

Da peccatore è entrato nel tempio. Da peccatore se ne esce, con un peccato in più: quello di aver disprezzato l’umile pubblicano che era entrato nel tempio contrito e umiliato a causa dei suoi peccati.

La verità della nostra santità è la misericordia che noi abbiamo per i nostri fratelli.

È la misericordia che ci fa santi e la misericordia è sempre verso l’uomo. Non verso questo, o quell’altro uomo in particolare, ma verso ogni uomo, nessuno escluso.

La misericordia di Gesù è la sua croce subita per noi, perché fossero cancellati tutti i nostri peccati.

Lui, il Santo, il Giusto, si fece uno di noi, prese su di sé il nostro peccato ed espiò per noi.

Lui non disse: “Non sono neanche come questo peccatore”. Non lo disse, perché Lui prese su di sé tutti i peccati del mondo.

Chi vuole conoscere la misura della sua santità si deve solo confrontare con il mistero di Cristo Crocifisso.

È Cristo Crocifisso la chiave di lettura della verità della nostra santità.





SETTE DOMANDE PER LA VERIFICA PERSONALE



  1. In che senso il fariseo è antidio, anticristo, pratica l’antireligione?

  2. Quando la religione giunge ad essere antireligione da parte di chi la pratica?

  3. Perché il proprio cuore mai può essere misura della santità?

  4. Qual è l’unica e sola misura della santità?

  5. C’è una differenza tra la santità di un uomo dell’Antico testamento e un uomo del nuovo?

  6. Perché la misericordia è solo verso l’uomo?

  7. Perché la misericordia mai potrà essere parziale, ma sempre universale, cioè verso tutti e sempre?



TRE CONCLUSIONI DA SCRIVERE NEL CUORE



Prima conclusione: Siamo chiamati a porre ogni attenzione a che mai per mezzo nostro la religione si trasformi in antireligione. Siamo chiamati a vigilare a che per mezzo nostro mai questo avvenga negli altri. È inevitabile che questo accada. La religione sempre produrrà e genererà nel seno dei suoi figli l’antireligione. Dobbiamo però fare di tutto perché questo non accada per mezzo nostro, o che noi non siamo responsabili di questa aberrazione che è la totale negazione di Dio e di Cristo Gesù.

Seconda conclusione: Da questa catechesi dobbiamo uscire con nel cuore una verità forte: è la misericordia l’unica regola per la misurazione della nostra santità. Perché il cuore vive di purissima misericordia è necessario che sia sgombro da ogni peccato, da ogni imperfezione, da ogni vizio, da ogni venialità. Un cuore impuro, in poco o in molto, sarà anche un cuore carente di vera misericordia, o in poco o in molto. La misericordia si chiede a Dio, si dona tutta ai fratelli. “Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro celeste”.

Terza conclusione: Tutto in noi è per grazia di Dio. Niente è per nostro merito. Se tutto è per grazia, tutto dobbiamo chiedere alla grazia di Dio. Per tutto dobbiamo rendere grazie al Signore. Se è in noi tutto dalla grazia, anche negli altri tutto dovrà essere dalla grazia di Dio. Questa grazia dobbiamo noi chiederla al Signore per gli altri. Questa grazia in qualche modo dobbiamo anche noi produrre come un frutto di vita eterna da donare ai fratelli. Non possiamo noi disprezzare i fratelli per due semplicissime regole: perché siamo corpo di Cristo e il corpo di Cristo è offerto per il peccato del mondo; siamo corpo di Cristo e il corpo di Cristo ha un solo desiderio: che ogni altro uomo entri a far parte di questo unico corpo. Non si può disprezzare il peccatore e poi accoglierlo come proprio corpo. Se è già nostro corpo, perché è battezzato, allora non lo possiamo disprezzare, perché altrimenti disprezzeremmo il nostro stesso corpo, la nostra stessa vita.