ANTIFONA D'INGRESSO
Come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale, che vi faccia crescere verso la salvezza. Alleluia.
COLLETTA
Signore Dio nostro, che nella tua grande misericordia ci hai rigenerati a una speranza viva mediante la risurrezione del tuo Figlio, accresci in noi, sulla testimonianza degli Apostoli, la fede pasquale, perchè aderendo a lui pur senza averlo visto riceviamo il frutto della vita nuova. Per il nostro Signore...
PRIMA LETTURA - Dagli Atti degli Apostoli (At 2, 42-47)
I fratelli erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo.
SALMO (Sal 117)
Abbiamo contemplato, o Dio, le meraviglie del tuo amore.
Celebrate il Signore, perché è buono, perché eterna è la sua misericordia. Dica Israele che egli è buono: eterna è la sua misericordia. Lo dica la casa di Aronne: eterna è la sua misericordia. Lo dica chi teme Dio: eterna è la sua misericordia.
Mi avevano spinto con forza per farmi cadere, ma il Signore è stato mio aiuto. Mia forza e mio canto è il Signore, egli è stato la mia salvezza. Grida di giubilo e di vittoria, nelle tende dei giusti.
La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d'angolo; ecco l'opera del Signore: una meraviglia ai nostri occhi. Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso.
SECONDA LETTURA - Dalla prima lettera di san Pietro apostolo (1 Pt 1, 3-9)
Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la vostra salvezza, prossima a rivelarsi negli ultimi tempi. Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po’ afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo: voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la mèta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime.
CANTO AL VANGELO
Alleluia, alleluia. Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto, crederanno. Alleluia.
VANGELO - Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 20, 19-31)
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi. Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi. Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: Abbiamo visto il Signore! Ma egli disse loro: Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò. Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Poi disse a Tommaso: Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente! Rispose Tommaso: Mio Signore e mio Dio! Gesù gli disse: Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno! Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
SULLE OFFERTE
Accogli con bontà, Signore, l'offerta del tuo popolo ( e dei nuovi battezzati): tu che ci hai chiamati alla fede e rigenerati nel Battesimo, guidaci alla felicità eterna. Per Cristo nostro Signore.
DOPO LA COMUNIONE
Dio onnipotente, la forza del sacramento pasquale che abbiamo ricevuto continui a operare nelle nostre anime. Per Cristo nostro Signore.
Primo principio: Dalla risurrezione di Cristo Gesù nasce la nuova vita in seno alla comunità degli uomini. Sono i cristiani che sentono di essere un cuore solo ed un’anima sola. Ciò che il peccato ha diviso, scisso, separato, ciò che ha messo in contrapposizione, in contrasto, in guerra, ciò che ha squarciato in due creando un dissidio perenne, la risurrezione di Gesù unisce, ricompone, riforma, rigenera, fa nuovamente ritornare in vita, in una vita più bella ed armoniosa della sua stessa prima creazione. Questo nuovo mondo non nasce per natura, bensì per volontà. L’uomo accoglie di essere trasformato dalla grazia di Gesù Signore e la nuova vita ricomincia a fiorire sulla terra. Questo è il frutto del mistero pasquale di Gesù Signore. Questa la nuova vita che è sgorgata dal costato di Gesù squarciato sulla croce.
Secondo principio: Dalla risurrezione di Gesù nasce una speranza nuova nel seno della comunità degli uomini. Questa speranza non riguarda i beni corruttibili di questo mondo e neanche il raggiungimento di una migliore condizione su questa terra. Questa speranza riguarda invece la vita eterna. Dio che è vita eterna si dona interamente alla sua creatura e questa, fecondata di vita divina per opera dello Spirito Santo, inizia a formare in sé quella nuova creatura che dovrà nascere nell’eternità. La vita su questa terra è una gestazione. In seno alla nostra vecchia umanità a poco a poco si forma e prende vita la nuova creatura che è stata concepita il giorno del Battesimo per opera dello Spirito Santo. Il compimento della speranza nuova è il nostro parto, la nostra nascita al cielo che si compie al momento della morte. Fino alla morte siamo in una perenne gestazione della nuova vita. La gestazione di questa vita è il fine della nostra terrena esistenza. Vista così la vita cristiana si riveste di un significato nuovo che dona un valore nuovo a tutta la nostra terrena esistenza.
Terzo principio: Dalla risurrezione di Gesù nasce la nuova umanità. Gesù, l’Uomo nuovo “crea” i nuovi uomini, che devono fare nuovi tutti i loro fratelli e questo fino alla consumazione dei secoli. Come Dio nel giardino dell’Eden prima plasma l’uomo dalla polvere del suolo e poi spira nelle sue narici l’alito della vita e l’uomo diviene un essere vivente, così opera Gesù la sera del primo giorno dopo il sabato. Egli alita sui discepoli e dona loro Spirito Santo, lo Spirito che li costituisce creature nuove, fatte a sua immagine e somiglianza, perché realizzino nel mondo l’immagine della sua morte e della sua risurrezione fino alla perfezione, in tutto come ha fatto Gesù Signore. Generata la nuova creatura, questa è mandata per il mondo intero, perché faccia per ogni uomo ciò che ha fatto Cristo Signore: doni lo Spirito del Signore che rimette i peccati e nella conversione crea la nuova creatura che dovrà realizzare se stessa sempre e solo ad immagine di Gesù Signore, compiendo nel suo corpo il suo stesso mistero di morte e di risurrezione.
VANGELO - Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 20, 19-31)
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi!
Nel Vangelo secondo Giovanni di mattina si svolgono due episodi attorno al sepolcro.
La scoperta del sepolcro vuoto da parte delle donne, l’annunzio ai discepoli, la corsa di Pietro e Giovanni verso il sepolcro, la fede di Giovanni: vide e credette.
L’incontro di Gesù, sempre al sepolcro, con Maria di Màgdala.
Ora siamo di sera. I discepoli sono in un luogo a porte chiuse per timore dei Giudei. Non viene specificato quale fosse questo luogo.
I discepoli temono per la loro vita e per questo si riuniscono in segreto, ben chiusi. Nessuno all’infuori di loro deve conoscere quel posto.
Questa la situazione storica.
Sempre secondo il Vangelo di Giovanni ancora nessuno dei discepoli ha visto il Signore risorto, tranne Maria di Màgdala, la quale aveva però annunziato loro di aver visto il Signore e quello che le aveva detto.
In questo luogo, a porte chiuse, senza bussare, Gesù viene, si ferma in mezzo a loro e dona la pace: Pace a voi!
Gesù viene per portare la pace ai loro cuori che sono timorosi, dubbiosi, affaticati, incerti, confusi, storditi dagli eventi che si sono succeduti in tre giorni.
La pace è liberazione da tutto questo turbinio interiore, che arreca molto danno al nostro spirito.
Questa liberazione è il frutto del dono che Dio ci fa di riportarci – e è questa la vera essenza della pace – nella verità piena con Lui, con noi stessi, con i fratelli, con l’intero creato.
La pace è anche il dono di vivere pienamente nella verità che Dio per sua grazia ci ha ridato per tutti i giorni della nostra vita.
Il dono è per pura grazia di Dio. La vita nel dono della pace è anche frutto della nostra volontà.
Dio dona. L’uomo accoglie. Dio ci fa veri. L’uomo deve voler vivere sempre da uomo vero.
Se manca la volontà dell’uomo, in nessun modo ci potrà essere pace, a causa del peccato che nuovamente ci riporta nella nostra falsità e menzogna.
La pace regna dove regna la verità. Dove invece regna il peccato, lì regna la menzogna.
La menzogna è sempre assenza della pace.
Detto questo, mostrò loro le mani e il costato.
Gesù mostra i segni della sua crocifissione, i segni della sua passione.
Il Risorto è il Crocifisso. Il Crocifisso è il Risorto.
È dinanzi a loro Gesù, il Crocifisso che ora è il Risorto.
E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
La gioia è data dalla visione di Gesù vivo dinanzi a loro.
È gioia perché nel loro cuore ritorna a vivere la speranza.
Gesù non se n’è andato. È di nuovo con loro.
Nulla è perduto. Tutto invece è stato ritrovato. Tutto si apre alla vita.
Questo è il motivo della gioia.
Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi!
La pace è il dono messianico per eccellenza, è il dono del Messia.
Con il dono della pace di Gesù finisce la vecchia umanità, inizia la nuova.
La pace di Gesù è creazione della nuova umanità.
Questa umanità inizia con la creazione di uomini nuovi.
Questi uomini nuovi creati il giorno della Pasqua dovranno andare per il mondo a fare nuova l’umanità intera.
Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi.
Gesù è stato mandato dal Padre per:
Proclamare la verità che salva.
Dare la grazia che redime.
Effondere lo Spirito Santo che crea la nuova vita.
Consegnare la vita in sacrificio e in espiazione vicaria.
Manifestare e rivelare al mondo la santità del Padre.
Portare l’uomo nella sanità del corpo, dello spirito, dell’anima.
Innalzare l’uomo fino a Dio, rendendolo partecipe della divina natura.
Dare il suo corpo e il suo sangue come bevanda di vita eterna.
Gli Apostoli, mandati da Gesù nel mondo, dovranno fare tutto ciò che Cristo ha fatto, secondo però il loro specifico ministero e i particolari doni dello Spirito Santo elargiti a ciascuno di loro.
Non c’è differenza alcuna tra la missione di Gesù e quella dei suoi discepoli.
L’unica differenza è questa:
Cristo Gesù è apostolo del Padre.
I discepoli sono invece apostoli di Cristo Gesù.
La missione però non cambia.
Come Cristo Gesù guardava sempre al Padre per compiere la sua missione, gli Apostoli dovranno guardare sempre a Cristo.
La loro verità è Cristo e Lui soltanto.
Il loro punto costante di riferimento è Cristo e Cristo soltanto.
Se distoglieranno gli occhi da Cristo Gesù fallirà inesorabilmente la loro missione. Saranno da loro e non più da Cristo.
Il legame con Cristo è la loro vita.
Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi.
Sulla creta della loro vecchia umanità Gesù alitò allo stesso modo che Dio ha alitato l’alito della vita nel primo uomo plasmato dalla polvere del suolo.
Dio spirò nelle narici del primo uomo e questi divenne un essere vivente.
Cristo Gesù alita lo Spirito Santo sugli apostoli e questi divengono creature nuove.
Come la vita che Dio ha infuso in Adamo fu il principio di tutta la vita sulla nostra terra, così è anche per gli Apostoli.
Gesù alita su di loro lo Spirito Santo, loro sono generati nuove creature, vengono fatti portatori della nuova vita per tutti gli uomini.
Sono loro che dovranno generare nel mondo la nuova vita e questo fino alla consumazione dei secoli.
Questa nuova vita inizia con la remissione dei peccati.
Senza il perdono dei peccati mai ci potrà essere vera vita tra gli uomini.
Il perdono dei peccati è l’inizio di ogni altro inizio.
Niente di nuovo inizierà mai sulla terra senza il perdono dei peccati.
Chi deve dare il perdono sono solo gli apostoli.
Nella storia della Chiesa lo daranno gli Apostoli e i loro successori, i Vescovi, e i Presbiteri.
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.
La sera del primo giorno dopo il sabato all’incontro con Gesù risorto non partecipò Tommaso. Era assente. Non era con loro.
Di questa assenza ignoriamo il motivo.
Gli dissero allora gli altri discepoli: Abbiamo visto il Signore!
Quanti erano stati presenti all’incontro gli annunziano la gioiosa notizia: Abbiamo visto il Signore!
Questa è una notizia che non si può tenere nascosta.
È la notizia dalla quale dipenderà ogni altra notizia.
La visione del Signore è stato l’evento che ha cambiato interamente la loro vita.
Ma egli disse loro: Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò.
La reazione di Tommaso è immediata, repentina: Non vi credo. Voi non avete visto il Signore.
Io crederò soltanto quando avrò visto nelle sue mani il segno dei chiodi, messo il mio dito nel posto dei chiodi e la mia mano nel suo costato.
Tommaso ha bisogno di concretezza.
Gli altri discepoli si sono accontentati di vederlo soltanto.
Loro però non hanno provato a vedere se era veramente Gesù.
Hanno visto una figura e per loro è bastata.
Per Tommaso questa non è la giusta metodologia.
Gli occhi da soli non bastano per credere, occorre anche il tatto.
Si vede, si tocca, si crede.
Molti si sono lasciati ingannare dalla vista.
Lui non si lascerà mai ingannare. Lui vedrà e toccherà. Solo dopo potrà dire di credere veramente che è il Signore.
Tommaso vuole essere un garantista ad oltranza.
Tommaso dimentica però che i sensi non sono tutto nella fede.
La fede non è solo un fatto dei sensi.
La fede è molto di più.
La fede è un incontro e nell’incontro la verità è ben oltre i sensi della vista e del tatto.
La verità della fede degli Apostoli non si fonda sulla visione, bensì sulla Parola di Gesù.
È la Parola di Gesù la via della vera fede, non la visione e neanche il tatto.
Il segno della visione può aiutare la fede, mai però la potrà fondare.
Dove non c’è Parola di Gesù, lì mai ci potrà essere fede.
Questa legge vale per ieri, per oggi, per sempre.
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso.
Otto giorni dopo i discepoli si riuniscono nuovamente. Questa volta ci sono tutti, compreso Tommaso.
Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi!
Come otto giorni prima, anche in questo giorno Gesù entra a porte chiuse, si ferma in mezzo a loro ed augura la pace: Pace a voi!
Poi disse a Tommaso: Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!
Subito invita Tommaso a compiere i gesti da lui stesso richiesti per aprirsi alla fede in Gesù risorto.
Lo invita anche a non essere incredulo, ma credente.
Perché Tommaso è stato incredulo? Perché la via che lui chiede per aprirsi alla fede è chiamata da Gesù incredulità?
Tommaso è incredulo perché, essendo la fede un atto fondato anche sulla ragione, pur avendo dinanzi a sé gli elementi razionali per credere, si è rifiutato.
Questi elementi razionali sono le testimonianze concordanti di dieci suoi compagni, discepoli come lui del Signore, i quali come lui, mai avrebbero creduto con disinvoltura e facilità nella risurrezione di Gesù Signore.
Se degli increduli professi, come lui, attestano di aver visto il Signore, allora la visione è vera. Gesù è veramente risorto.
La ragione umana, sapientemente usata, conduce sempre alla retta fede.
Solo se è usata in modo stolto ed insipiente conduce all’incredulità.
Ma l’uso insipiente della ragione non viene dalla ragione, bensì dalla volontà.
Per questo Gesù dice a Tommaso: non essere incredulo, ma credente. Non usare la tua volontà per oscurare la sapienza della ragione.
Rispose Tommaso: Mio Signore e mio Dio!
La professione di fede di Tommaso è perfetta. Gesù è il suo Signore ed il suo Dio.
Gesù è Dio ed è Signore. È questa la retta fede.
Gesù gli disse: Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!
Gesù proclama finito il tempo della visione.
D’ora in poi la fede sarà fondata sulla testimonianza.
La fede sarà un processo da uomo ad uomo.
Sarà l’uomo la via della fede per un altro uomo.
Colui che passerà alla fede attraverso la via dell’uomo sarà veramente beato.
Sarà beato perché entrerà nella vita eterna.
San Paolo rivela cosa è necessario perché un uomo sia via della fede per un altro uomo:
Questo è in realtà il mio vanto in Gesù Cristo di fronte a Dio;
non oserei infatti parlare di ciò che Cristo non avesse operato per mezzo mio per condurre i pagani all'obbedienza, con parole e opere,
con la potenza di segni e di prodigi,
con la potenza dello Spirito. Così da Gerusalemme e dintorni fino all'Illiria, ho portato a termine la predicazione del vangelo di Cristo. (Rm 15,17-19).
Quando parole ed opere, potenza di segni e di prodigi, potenza di Spirito Santo, predicazione del Vangelo di Cristo divengono una cosa sola, la ragione può e deve emettere un bellissimo atto di fede.
Nella fede l’uomo trova la sua beatitudine.
Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro.
Il Vangelo non è uno strumento per la curiosità degli uomini.
Non è un rotocalco di gossip, anche se buono, edificante, santo.
Il Vangelo è quanto serve per aprire un cuore alla fede.
Il Vangelo è lo stretto necessario, l’indispensabile per la fede.
Tutto quanto non è strettamente necessario al processo della fede, anche se fatto e detto da Gesù, è stato omesso, anche per non creare disturbo alla stessa fede.
Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Il fine del Vangelo è uno solo: credere che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio. Gesù è il Figlio di Dio. Il Figlio di Dio è il Messia del Signore. Gesù, Vero Figlio di Dio, è il nostro Redentore e Salvatore.
È questa fede che ci apre le porte della vita nel suo nome.
Il frutto del Vangelo è la fede in Gesù, Messia di Dio, Figlio di Dio.
Il frutto della fede in Gesù, Messia di Dio, Figlio di Dio, è la vita eterna nel suo nome.
Chi non giunge alla vita eterna nel suo nome, ha un approccio errato con il Vangelo, ha una visione distorta di Gesù.
Cosa dice Gesù quando appare ai suoi discepoli la sera del primo giorno dopo il sabato?
Cosa fa in quella stessa sera?
Cosa chiede Tommaso per aprirsi alla fede?
Perché Gesù lo chiama incredulo?
Qual è la via della fede?
Qual è il fine del Vangelo?
Perché la ragione è vera via della fede?
Prima conclusione: La sera del primo giorno dopo il sabato si compie un’analogia quasi perfetta – diversa è però la sostanza degli eventi – tra la formazione di Adamo dalla polvere del suolo da parte del Signore e la rigenerazione che opera Cristo sui suoi discepoli. Adamo è costituito principio di vita per l’umanità intera. Gli apostoli sono costituiti principi di vita eterna per tutti i loro fratelli. Il Signore spirò nelle narici di Adamo e questi divenne un essere vivente. Gesù alita lo Spirito Santo sui suoi discepoli e questi non solo divengono uomini nuovi, sono costituiti da Cristo Gesù principio di vita eterna, di vita soprannaturale per tutto il genere umano. Come non c’è vita umana senza la discendenza da Adamo, così non ci sarà vita soprannaturale senza la discendenza spirituale dagli Apostoli. Loro danno lo Spirito Santo e l’uomo diviene una creatura nuova. È questo il miracolo che si compie ogni giorno nella nostra umanità. Questo miracolo mai si potrà compiere fuori della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica. Mai si potrà compiere perché solo nella Chiesa cattolica regna la pienezza della grazia e della verità di Gesù Signore, la potenza rigeneratrice dello Spirito Santo che è dato per l’imposizione delle mani dei successori degli Apostoli.
Seconda conclusione: Tommaso con il suo dubbio ci aiuta a vivere la vera metodologia della fede. La fede è come un albero: ha le sue radici nel terreno, il tronco che si eleva in alto, i rami che producono ogni genere di buoni frutti. Il trono della fede è il Vangelo. Da esso prendono corpo i rami che devono produrre ogni genere di buoni frutti. I buoni frutti sono le opere della fede, sono cioè tutte le parole di Gesù messe in pratica, realizzate nella pienezza della verità che esse contengono. La radice che supporta tutto l’albero è la sapienza dello Spirito Santo che attraverso la nostra umana razionalità legge i segni di Dio operati nello stesso Vangelo e nell’intera storia e li trasforma in fede. Senza la vera sapienza, dono dello Spirito Santo, il Vangelo diviene lettera morta e le stesse parole del Vangelo vocaboli senza alcun significato di salvezza, vocaboli che ogni uomo potrebbe leggere e interpretare nel più grande degli arbitri, o equivoci. La sapienza è dono attuale dello Spirito Santo ed essa va implorata attimo per attimo, azione per azione.
Terza conclusione: Il termine ultimo della fede è il possesso della vita eterna. Dove questo fine non viene raggiunto, o dimenticato, o trascurato, o addirittura ritenuto inutile e non attinente ai problemi dell’umanità, lì la fede è morta. A nulla serve credere se si perde di vista la vita eterna nel nome di Gesù. La vita eterna non è però la vita dopo la morte. È la vita di Dio che oggi viene data all’anima credente, al cuore che si converte e crede al Vangelo, lasciandosi rigenerare per opera dello Spirito Santo nelle acque del Battesimo. Senza la vita eterna ogni uomo è in tutto simile ad Adamo che è sì plasmato con della polvere del suolo, manca in lui però l’alito della vita. Lui è creta impastata, modellata, ma sempre creta rimane. Con l’alito della vita invece tutto cambia. Lui diviene un essere vivente, diviene ad immagine e a somiglianza di Dio. La vita eterna che Cristo dona nel suo nome a tutti quelli che credono che Lui è il Messia e il Figlio di Dio, irrompe con divina potenza negli occhi degli uomini che sono rimasti creta dopo il peccato, li ricompone, li plasma nuovamente, dona loro una nuova configurazione, una nuova immagine, quella di Cristo Gesù Crocifisso e Risorto, e l’uomo ridiviene una creatura tutta ad immagine di Gesù Risorto. È questo il grande miracolo operato da Cristo Gesù direttamente da Lui nel seno dell’umanità la sera del primo giorno dopo il sabato, in ogni altro uomo per tutta la storia per mezzo dei suoi discepoli.