ANTIFONA D'INGRESSO
Acclamate al Signore da tutta la terra, cantate un inno al suo nome, rendetegli gloria, elevate la lode. Alleluia.
COLLETTA
O Dio, che in questo giorno memoriale della Pasqua raccogli la tua Chiesa pellegrina nel mondo, donaci il tuo Spirito, perché nella celebrazione del mistero eucaristico riconosciamo il Cristo crocifisso e risorto che apre il nostro cuore all'intelligenza delle Scritture, e si rivela a noi nell'atto di spezzare il pane. Egli è Dio...
PRIMA LETTURA - Dagli Atti degli Apostoli (At 2, 14. 22-33)
Nel giorno di Pentecoste, Pietro, levatosi in piedi con gli altri Undici, parlò a voce alta così: Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazaret uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò fra di voi per opera sua, come voi ben sapete, dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, fu consegnato a voi, voi l'avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l'avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; poiché egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua; ed anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai l'anima mia negli inferi, né permetterai che il tuo Santo veda la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza. Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e la sua tomba è ancora oggi fra noi. Poiché però era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne vide corruzione. Questo Gesù Dio l'ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire.
SALMO (Sal 15)
L'anima mia esulta nel Signore.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio. Ho detto a Dio: Sei tu il mio Signore, senza di te non ho alcun bene.
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; anche di notte il mio cuore mi istruisce. Io pongo sempre innanzi a me il Signore, sta alla mia destra, non posso vacillare. Di questo gioisce il mio cuore, esulta la mia anima.
Anche il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.
Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra.
SECONDA LETTURA - Dalla prima lettera di san Paolo apostolo (1 Pt 1, 17-21)
Carissimi, se pregando chiamate Padre colui che senza riguardi personali giudica ciascuno secondo le sue opere, comportatevi con timore nel tempo del vostro pellegrinaggio. Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l'argento e l'oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi. E voi per opera sua credete in Dio, che l'ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria e così la vostra fede e la vostra speranza sono fisse in Dio.
CANTO AL VANGELO
Alleluia, alleluia. Signore Gesù, facci comprendere le Scritture; arde il nostro cuore mentre ci parli. Alleluia.
VANGELO - Dal vangelo secondo Luca (Lc 24, 13-35)
In quello stesso giorno, il primo della settimana, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino? Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni? Domandò: Che cosa? Gli risposero: Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto. Ed egli disse loro: Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture? E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone. Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
SULLE OFFERTE
Accogli, Signore, i doni della tua Chiesa in festa, e poiché le hai dato il motivo di tanta gioia, donale anche il frutto di una perenne letizia. Per Cristo nostro Signore.
DOPO LA COMUNIONE
Guarda con bontà, Signore, il tuo popolo, che hai rinnovato con i sacramenti pasquali, e guidalo alla gloria incorruttibile della risurrezione. Per Cristo nostro Signore.
Primo principio: Il frutto della risurrezione di Gesù è l’effusione dello Spirito Santo. Senza il dono dello Spirito del Signore tutto è come prima, tutto giace in un’ombra di morte perenne. Senza lo Spirito di Dio il cuore rimane di pietra, il corpo resta governato dalle passioni, la mente dalla sua vanità, l’anima dimora per sempre nella sua morte spirituale. Invece Gesù effonde lo Spirito prima sui suoi discepoli e poi per mezzo loro nei cuori degli uomini e la nuova vita rinasce, fiorisce, porta ogni frutto di bene. L’uomo dallo Spirito Santo è rigenerato, rinnovato, elevato, santificato, reso partecipe della divina natura. È liberato dalla sua singolarità, dal suo egoismo ed inserito nella comunità di Dio che è la sua Santa Chiesa. Nasce la nuova umanità dove è dato lo Spirito Santo. Dove invece lo Spirito Santo non regna lì ci sono solo cuori che giorno per giorno si annegano nel loro peccato e danzano una danza di morte perenne.
Secondo principio: La risurrezione è la vera speranza dell’uomo. La speranza non può consistere in cose effimere e passeggere, futili ed inutili. Niente che appartiene a questo mondo può considerarsi causa di vera speranza. La vera speranza è la vita eterna che il Signore non solo ci elargisce nell’ultimo giorno, ma che ci dona oggi come viatico per il raggiungimento del Paradiso. Nella fede in Cristo Gesù, lavato dal suo sangue e nutrito dalla sua carne, l’uomo riceve nel suo seno la vita eterna che è Dio e con Dio nel cuore, con Dio che è la sua verità e la sua speranza, lui cammina verso il raggiungimento di Dio nel suo Cielo, nel quale è chiamato ad abitare per tutta l’eternità. È questa speranza eterna che dona all’esistenza terrena la sua vera identità che è identità di amore, di carità, di condivisione, di pietà, di misericordia, di perdono. Tutti i mali nel cuore dell’uomo nascono quando si perde questa speranza, o quando essa non è stata ancora data per mezzo della fede in Cristo Gesù.
Terzo principio: Il cammino dei discepoli di Emmaus si compie tra questi due poli: dalla speranza delusa alla speranza ritrovata. Loro avevano sperato in Cristo Gesù. La loro speranza mancava però di solidi fondamenti. Era fondata sulla parola e sull’opera di Cristo Gesù. In questa speranza mancava il fondamento della Scrittura, fondamento quasi impossibile da trovare, perché al tempo di Gesù la figura del Messia del Signore era stata completamente trasformata dalle esigenze di libertà che agitavano molti cuori. Gesù si accosta a loro e con divina sapienza ed intelligenza ricostruisce in loro la vera speranza, fondata questa volta sulla verità dell’intera Scrittura. Con questo metodo Gesù ci insegna che la sua verità è sì nella sua storia, ma la storia ha sempre bisogno di fondarsi sulla verità della Scrittura. Storia e Scrittura sono la perfezione, la pienezza della vera fede e quindi della vera speranza. Si pensi che oggi tutto il nostro mondo religioso possiede una fede senza Scrittura e si comprenderà il perché degli infiniti danni morali che una tale fede produce e genera.
VANGELO - Dal vangelo secondo Luca (Lc 24, 13-35)
In quello stesso giorno, il primo della settimana, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto.
È il primo giorno dopo il sabato.
Due discepoli di Gesù se ne stanno ritornando a casa.
La loro città di origine è Emmaus, distante da Gerusalemme una dozzina di Chilometri.
Il loro corpo cammina verso casa, il loro cuore è rimasto fisso in Gerusalemme. Lo attesta il fatto che altro non fanno lungo il tragitto se non che parlare di tutto quello che era accaduto negli ultimi giorni.
La morte di Gesù era profondamente incisa nella loro mente e nel loro spirito.
Certi eventi non possono sparire né dalla memoria, né dal cuore. Sono lì e lì vi rimangono.
Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro.
Come sovente accade, lungo il cammino qualcuno ci raggiunge e ci sorpassa, ma capita anche che noi raggiungiamo e sorpassiamo qualche persona.
A loro si accosta Gesù e si mette a camminare con loro.
È questo un fatto del quotidiano. Fatto semplice. Fatto che non desta alcun sospetto.
Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.
Questa frase è molto significativa.
I due discepoli avrebbero potuto riconoscere il Signore.
I loro occhi però sono incapaci di riconoscerlo.
Nel Quarto Vangelo Gesù appare sul lago di Cafarnao, Giovanni però lo riconosce.
Loro non lo riconoscono perché il loro cuore è in subbuglio e la loro mente troppo intenta nella ricerca di ragioni umane.
È verità: l’uomo può conoscere il Signore.
È verità: l’uomo può divenire incapace di riconoscere il suo Signore.
Per riconoscerlo, occorre rimuovere le cause e sovente queste sono di alta ignoranza e non conoscenza del vero mistero di Dio.
Altre volte sono cause di peccato attuale che oscurano il cuore e la mente.
Ed egli disse loro: Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?
Anche questo può succedere in un viaggio.
Chi si accosta chiede l’argomento della discussione, in modo che si possa inserire anche lui.
Per Gesù i loro discorsi è come se fossero fuori del tempo e della storia.
È come se Lui fosse completamente ignaro.
Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?
Loro parlano di eventi recentissimi e questo forestiero, questo sconosciuto non sa veramente niente.
Sono proprio questi eventi la causa della tristezza che è sul loro volto.
Quest’uomo vive in un altro mondo. Di certo non vive nel loro mondo. Di sicuro le sue attese non sono state deluse, perché lui non attendeva veramente niente.
Divina pedagogia di Gesù! Soprannaturale strategia che spinge i suoi discepoli a svelargli tutto il loro cuore, così che Lui li può ammaestrare in pienezza di scienza e di conoscenza!
Domandò: Che cosa?
Gesù vuole che siano loro a dirgli cosa è avvenuto.
Manifestandogli il loro pensiero, Lui li può aiutare ad entrare nel suo mistero e ad emettere un vero atto di fede.
Gli risposero: Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo;
Gli eventi riguardano Gesù Nazareno.
Gesù da loro è riconosciuto e confessato come vero profeta.
Gesù è detto da loro potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo.
Questa è l’evidenza dei fatti. La potenza di Gesù va al di là dell’umanamente possibile.
Per loro Gesù è profeta, ma non il Profeta, cioè il Messia di Dio.
Nel loro cuore c’è un passaggio: Gesù prima era il Profeta. Era questa la loro fede.
come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso.
Divenne profeta – non più il profeta – al momento della morte.
Chi ha consegnato Gesù nelle mani di Pilato sono i sommi sacerdoti e i capi.
La condanna è di Pilato. Chi chiede invece la condanna sono i sommi sacerdoti e i loro capi.
Anche questa è l’evidenza dei fatti. È quanto è successo proprio in questi giorni.
Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.
È in questa frase il cambiamento della loro fede: con la morte Gesù finisce di essere per loro il Profeta, diviene semplicemente un profeta.
Perché?
Perché nella loro mentalità il Profeta, il Messia di Dio sarebbe stato un Re vittorioso, glorioso, invincibile, veramente dal regno eterno.
Il Profeta non può morire così. Se muore così non è il Profeta.
Loro però non rinnegano quanto Gesù ha fatto.
Affermano di essersi sbagliati loro.
Loro hanno seguito il Profeta, ma si sbagliavano. Lui era soltanto un profeta.
Da questo errore nasce la loro delusione.
È nella passione e morte di Gesù che questo errore prende possesso del loro cuore.
Gesù, come si vedrà, inizierà a dimostrare che proprio in virtù della morte in croce, lui non è un profeta, ma il Profeta che deve venire.
Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo.
Quanto vivono le donne di buon mattino al sepolcro opera in loro uno sconvolgimento.
Non fa però ritornare nei loro cuori la vera fede.
Il racconto delle donne non si trasforma in loro in fede nella risurrezione di Gesù.
Il perché questo passaggio alla fede non si compie ce lo rivelerà Gesù non appena inizierà a parlare.
Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto.
Anche alcuni discepoli di Gesù sono andati al sepolcro.
Il sepolcro era vuoto. Tutto era come avevano detto le donne.
Lui però non è stato visto.
Delle cose avvenute di mattina presso il sepolcro, testimonianza resa dalle donne e da alcuni discepoli, non manca nulla.
Il loro racconto è fedele. Non aggiungono e non tolgono nulla alla realtà storica così come è stata vissuta dai testimoni oculari.
La testimonianza però non genera la fede nei loro cuori.
Ed egli disse loro: Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!
Gesù dice che loro sono sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti.
Sono sciocchi perché la loro delusione si fonda su pensieri umani senza alcuna verità.
Sono sciocchi perché la loro mente è vuota di vera conoscenza sul mistero del Messia di Dio.
Sono tardi a credere alla parola dei profeti, perché tutto il mistero del Messia è stato preannunziato dai profeti.
Se loro si fossero fondati sulla parola dei profeti, avrebbero potuto constatare che tutto è avvenuto secondo la loro profezia.
La verità del Messia di Dio è la profezia, non la loro mente vuota di qualsiasi vera conoscenza.
Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?
Gesù è intronizzato vero Messia del Signore solo dopo aver sopportato ogni sofferenza, compresa la croce e la stessa morte.
La sofferenza, la croce, la morte sono la via della gloria, del suo essere cioè proclamato Messia del Signore.
È sulla croce che Gesù è divenuto il Profeta.
È la sua sofferenza la verità del suo essere il Profeta.
Per questo bisognava, era necessaria la sofferenza.
E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
La verità ha sempre bisogno della testimonianza della Scrittura.
Con somma pazienza Gesù ricorda loro tutte le pagine della Scrittura che lo riguardavano.
A Nazaret Gesù iniziò dalla Scrittura. Con i discepoli di Emmaus inizia ancora una volta dalla Scrittura.
È la Scrittura la vera fonte della sua verità.
Chi non legge e non comprende il suo mistero a partire dalla Scrittura ma parla di Lui è uno sciocco.
Chi legge la Scrittura e non arriva alla pienezza della fede nel suo mistero è un tardo di cuore.
È semplicemente uno che non vuole credere. Potrebbe, ma non vuole.
La sua ragione è stata inceppata dalla sua volontà.
Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.
Ora è il momento del distacco. Loro sono giunti al loro villaggio. Gesù deve proseguire oltre. Deve raggiungere il suo. Li saluta e si congeda.
Ma essi insistettero: Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino.
Loro però sono ospitali.
Non vogliono che prosegua il viaggio nella notte.
Ormai il giorno sta per declinare e di notte e da solo un viaggio non è certo sicuro.
Pur avendo così mirabilmente spiegato loro le Scritture che si riferivano al Messia di Dio, ancora i loro occhi sono chiusi.
Sono però ospitali, caritatevoli. Gesù premia la loro carità, la loro ospitalità.
Chi ama è sempre aiutato dal Signore perché giunga alla fede piena e perfetta nel suo mistero.
L’amore, la carità, la misericordia, l’ospitalità è sempre premiata e ricompensata dal Signore.
Egli entrò per rimanere con loro.
Gesù accoglie il loro invito.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.
Gesù ha un modo tutto suo di prendere il pane: lo prende, lo benedice, lo spezza, lo condivide.
Questa molteplicità di gesti è solo sua, di Gesù.
Questa molteplicità di gesti sarà in seguito anche della Chiesa.
Il compimento perfetto di questa modalità di gesti è l’Eucaristia.
La Chiesa, per mezzo dei suoi apostoli, prende un pezzo di pane, lo benedice, lo trasforma in Corpo e Sangue di Cristo, lo spezza, lo divide ai suoi fedeli.
Nel Cenacolo Gesù trasformò questa modalità di gesti in Eucaristia.
La Chiesa celebra l’Eucaristia secondo questa modalità di gesti.
Gesù vive la sua quotidiana modalità, che è il suo segno distintivo, ma questa sera non celebra l’Eucaristia, perché Gesù Risorto con i suoi discepoli non ha mai celebrato l’Eucaristia.
Lui si fece Eucaristia una volta per sempre nel Cenacolo.
L’Eucaristia devono celebrarla gli Apostoli e i Presbiteri.
Non è Eucaristia quella di Gesù questa sera perché l’Eucaristia è inscindibilmente pane e vino.
Il vino è assente.
Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero.
È in questo gesto semplice che Gesù è riconosciuto.
Ma lui sparì dalla loro vista.
Lui però immediatamente si sottrae dalla loro vista.
Lui sparisce.
Ora loro sanno che è vivo e perché è vivo.
Ora è loro missione dirlo al mondo intero.
Ed essi si dissero l'un l'altro: Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?
Quello che avevano incontrato lungo il cammino non lo avevano riconosciuto come Gesù, però ora confessano che era un uomo straordinario.
Era riuscito a fare ardere di speranza i loro cuori.
Aveva messo la speranza della risurrezione del Messia nei loro cuori.
Aveva in qualche modo riacceso la verità della fede sul Profeta in loro.
Questo ci insegna una verità grande: la fede nasce da mille piccoli atti particolari.
Ognuno di questi atti genera il successivo e tutti insieme alla fine sfociano nella pienezza della verità e della fede.
In pastorale questa sequenza ci insegna che mai ci dobbiamo fermare al primo atto.
È necessario porre infiniti atti di fede perché un cuore si apra alla verità di Cristo Signore.
Il cammino della fede in un cuore non è facile, non è improvviso.
Esso è sempre tortuoso, lento, lungo.
Chi ha la pazienza che ha avuto Gesù lungo questo viaggio con gli uomini, solo costui può essere un vero padre della fede per molti cuori.
Gesù si avvicina, lascia parlare, interroga, dialoga, spiega, si lascia invitare, accoglie l’invito, si mette a tavola, dona il suo segno di riconoscimento.
E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone.
La fede vera si trasforma in missione.
Non esiste una fede vera che non sia anche missione vera.
La verità della missione dice la verità della nostra fede.
La verità della nostra fede dice la verità della nostra missione.
Loro vanno per confortare i discepoli del Signore a Gerusalemme.
I discepoli del Signore di Gerusalemme confermano la verità della loro fede.
La fede ha bisogno anche di questa verità: la conferma da parte di tutti gli altri credenti e in modo particolare degli Apostoli del Signore.
Il pericolo più grande per la fede è solo uno: l’isolamento e quindi l’assenza di ogni conferma da parte di chi è preposto per confermare la verità della nostra fede.
Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
La loro testimonianza è circostanziata.
Essi raccontato ogni cosa in sequenza storica.
Lo spezzare il pane è segno di riconoscimento per tutti coloro che già conoscono Gesù.
Per quanti invece non conoscono Gesù il segno è l’amore puro, santo, vero, disinteressato verso gli uomini.
Il discepolo di Gesù è riconosciuto e fa riconoscere Gesù da quanti non lo conoscono solo dall’amore.
Perché i discepoli di Emmaus speravano e ora non sperano più?
Su che cosa si fondava la loro speranza?
Perché Gesù li chiama sciocchi e tardi di cuore?
Perché la verità di Cristo è nelle Scritture Profetiche?
Perché bisognava che il Cristo passasse attraverso la sofferenza?
Perché il segno dello spezzare il pane è distintivo di Gesù?
Fede e missione in che relazione stanno?
Prima conclusione: Leggendo attentamente il cammino della fede dei discepoli di Emmaus, si deve constatare che essi operano nel loro cuore una vera involuzione. Loro vanno dietro Gesù, lo seguono, perché lo riconoscono come il Profeta che deve venire, vedono in Lui il Messia del Signore. Questa loro fede si conserva intatta fino al momento della morte in croce. In questo istante Gesù non è più per loro il Profeta che deve venire, diviene un profeta, anche se potente in parole ed opere, presso Dio e gli uomini. Questa involuzione non si compie solo in loro, si compie in ogni credente nel cui cuore manca un solido fondamento scritturistico. Senza la vera conoscenza della Parola di Dio la fede sarà sempre esposta a pericoli di ogni genere. Può giungere fino a perdersi del tutto, a scomparire dal cuore e dalla mente. Questa verità ci insegna a procedere con un serio lavoro formativo. O la fede viene formata nella conoscenza delle Scritture, o essa diviene delusione, deperimento, scomparsa. Senza verità la fede è anche senza missione. Tutto è dalla formazione. Chi forma una fede, forma un cuore ad essere vero missionario di Gesù Signore.
Seconda conclusione: Chi in pastorale vuole produrre buoni frutti deve conoscere e imitare il metodo di Cristo Gesù. Esso è assai semplice. Applicarlo non costa niente. Costa una cosa sola: la conoscenza solida della verità rivelata di Dio in ogni sua parte. Chi non conosce la verità rivelata non può applicare il metodo di Gesù e senza questo metodo l’uomo se ne ritorna al suo villaggio deluso di aver sperato, convinto di non aver visto compiuta la sua speranza. Oggi che l’ignoranza della verità rivelata regna sovrana in molti cuori, oggi tempo in cui c’è un libero pensiero su Dio e su Cristo, oggi in cui la parola dell’uomo ha preso il sopravvento sulla verità rivelata, è difficile non solo formare i cuori nella verità rivelata, quanto anche riuscire a ribaltare questa situazione di ignoranza e di presunzione. Il risultato è uno solo: i cuori rimangono delusi e molti se ne ritornano al proprio villaggio, al villaggio della propria singolarità ed isolamento dalla vera fede. Molte defezioni dal seno della Chiesa sono dovute proprio a questa involuzione della fede che regna in molti cuori a motivo dell’assenza di solida e ben fondata formazione sulla verità rivelata.
Terza conclusione: Chi vuole conoscere in perfezione di verità il mistero di Gesù, deve necessariamente iniziare dalla conoscenza di tutte le profezie che lo riguardano. Deve altresì attenersi scrupolosamente a tutto ciò che il Nuovo Testamento dice di Lui in ogni momento e circostanza. Tutto l’Antico Testamento, tutto il Nuovo Testamento sono la verità rivelata del suo mistero. La Scrittura è sempre il punto di confronto per ogni successiva comprensione della verità di Gesù Signore. Chi si dimentica della Scrittura, chi la ignora, chi la salta, chi non ritorna continuamente ad essa per verificare la verità di Gesù Signore, alla fine si troverà solo con un pensiero umano su di Lui, ma questo pensiero umano non può fondare la nostra speranza, perché la speranza ha bisogno di una solida fede e la fede di una più solida verità. L’eresia può nascere solo dalla verità che è contenuta in un singolo passo della Scrittura. La totalità della Scrittura è mirabile in ordine alla formazione della retta fede. È mirabile perché un passo illumina l’altro e tutti insieme si illuminano a vicenda e la luce che nasce da essi è piena, totalmente piena, divinamente piena. Non si può essere specialisti in un rigo di Scrittura e neanche di una sua frase. Tutta la Scrittura dona tutto Cristo, il vero Cristo, dona la vera fede, tutta la vera fede, l’unico solido fondamento della vera speranza.