La diffusione planetaria della cultura della morte

Prof. Alfonso Carrasco Rouco, Madrid


L'enciclica di Papa Giovanni Paolo II sulla sacralità della vita umana - Evangelium vitae (il vangelo della vita) - pubblicata il 25 marzo 1995, affrontava il problema delle minacce alla vita umana provocate dalla diffusione di quella che egli chiama la "cultura della morte", che milita contro la vita in molte delle sue forme. Così scrive: "Essa è attivamente promossa da forti correnti culturali, economiche e politiche, portatrici di una concezione efficientistica della società" (n. 71). Infatti, Giovanni Paolo II vede la secolarizzazione come la radice della cultura della morte. La teoria politica che ne costituisce la base è il liberismo contemporaneo. Egli sostiene:

"Urge dunque, per l'avvenire della società e lo sviluppo di una sana democrazia, riscoprire l'esistenza di valori umani e morali essenziali e nativi, che scaturiscono dalla verità stessa dell'essere umano ed esprimono e tutelano la dignità della persona: valori, pertanto, che nessun individuo, nessuna maggioranza e nessuno Stato potranno mai creare, modificare o distruggere, ma dovranno solo riconoscere, rispettare e promuovere." (n. 71)

Giovanni Paolo II vede in una concezione della libertà centrata sull'io un indebolimento dei vincoli sociali e morali e una spinta verso il relativismo e persino il nichilismo. La vera libertà, infatti, deve possedere una dimensione relazionale. Papa Giovanni Paolo II condanna " una concezione della libertà che esalta in modo assoluto il singolo individuo, e non lo dispone alla solidarietà, alla piena accoglienza e al servizio dell'altro" (n. 19). La libertà può anche essere autodistruttiva quando non è collegata con la verità. Giovanni Paolo afferma con forza che

"Rivendicare il diritto all'aborto, all'infanticidio, all'eutanasia e riconoscerlo legalmente, equivale ad attribuire alla libertà umana un significato perverso e iniquo: quello di un potere assoluto sugli altri e contro gli altri. Ma questa è la morte della vera libertà: "In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato" (Gv 8, 34)." (n. 20)

Sì, i nostri valori morali e politici contemporanei debbono essere sfidati dalla tradizione e dalla prospettiva cattolica. La vita umana è una manifestazione di Dio nel mondo, un dono di Dio che va accolto con gratitudine, amato e protetto. La vita è davvero piena di gioia. Questo significa che deve essere proclamata in quanto tale (80-82), celebrata (83-86) e servita (87-90). Il messaggio della vita si colloca nel cuore del Vangelo: occorre portarlo "al cuore di ogni uomo e donna e immetterlo nelle pieghe più recondite dell'intera società" (n. 80)

Nella preghiera finale dell'enciclica, il Papa rivolge un appello a Maria come la madre di tutti i viventi e affida a lei la causa di ogni vita, specialmente la protezione dei bambini non nati, dei poveri, di tutte le vittime della violenza, così come degli anziani e dei malati alla cui vita viene messo un termine come risultato di un senso della pietà distorto. Tutte le persone di buona volontà sono incoraggiate a costruire una civiltà della verità, della vita e dell'amore (102-105).

chiudi