"L'opzione cristiana è l'opzione del "Sì" alla vita": lo
ha ribadito Benedetto XVI durante il tradizionale incontro di inizio Quaresima
con il Clero della Diocesi di Roma, svoltosi nella mattina di giovedì 2 marzo,
nell'Aula della Benedizione. Dopo l'indirizzo d'omaggio rivoltogli dal Cardinale
Vicario Camillo Ruini e dopo gli interventi dei presbiteri presenti, il Papa ha
pronunciato in due momenti il seguente discorso:
"Vorrei innanzitutto esprimere la mia gioia di essere
qui con voi, cari Sacerdoti di Roma. È una gioia reale: quella di vedere
tanti buoni pastori a servizio del "Buon Pastore" qui, nella prima Sede della
Cristianità, nella Chiesa che "presiede alla carità" e che deve essere modello
delle altre Chiese locali. Grazie per il vostro servizio!";
"Abbiamo il luminoso
esempio di Don Andrea, che ci mostra l'"essere" sacerdote sino in fondo:
morire per Cristo nel momento della preghiera e così testimoniare, da una parte,
l'interiorità della propria vita con Cristo e, dall'altra, la propria
testimonianza per gli uomini in un punto realmente "panperiferico" del mondo,
circondato dall'odio e dal fanatismo di altri. È una testimonianza che ispira
tutti a seguire Cristo, a dare la vita per gli altri e a trovare proprio così la
Vita";
"Forse è questa
l'occasione per ricordare l'eredità fondamentale del grande Papa Giovanni Paolo
II, per continuare ad assimilare sempre più questa eredità";
"Il Papa Giovanni
Paolo II ci ha donato la grande Enciclica Evangelium vitae. In essa - è
quasi un ritratto dei problemi della cultura odierna, delle speranze e dei
pericoli - diviene visibile che una società che dimentica Dio, che esclude Dio
e, proprio per avere la vita, cade in una cultura di morte";
"L'opzione cristiana
è, in fondo, molto semplice: è l'opzione del "Sì" alla vita. Ma questo
"Sì", si realizza solo con un Dio non ignoto, con un Dio dal volto umano. Si
realizza seguendo questo Dio nella comunione dell'amore. Quanto ho fin qui detto
vuol essere un modo di rinnovare il nostro ricordo nei riguardi del grande Papa
Giovanni Paolo II";
"Il Papa ringrazia le mamme! Vi ringrazia perché avete donato
la vita, perché volete aiutare questa vita che cresce e volete così costruire un
mondo umano, contribuendo ad un futuro umano. E lo fate non dando solo la vita
biologica, ma comunicando il centro della vita, facendo conoscere Gesù,
introducendo i vostri bambini alla conoscenza di Gesù, all'amicizia con Gesù.
Questo è il fondamento di ogni catechesi. Quindi bisogna ringraziare le mamme
soprattutto perché hanno avuto il coraggio di dare la vita. E bisogna pregare le
mamme perché completino questo loro dare la vita dando l'amicizia con Gesù";
"L'adorazione è un
entrare con la profondità del nostro cuore in comunione con il Signore che si fa
presente corporalmente nell'Eucaristia. Nell'Ostensorio si dà sempre nelle
nostre mani e ci invita ad unirci alla sua Presenza, al suo Corpo risorto";
"Il credo è sempre un
atto condiviso, un lasciarsi inserire in una comunione di cammino, di vita, di
parola, di pensiero. Noi non "facciamo" la fede, nel senso che è anzitutto Dio
che la dà. Ma, non la "facciamo" anche nel senso che essa non dev'essere
inventata da noi. Dobbiamo lasciarci cadere, per così dire, nella comunione
della fede, della Chiesa. Credere è un atto cattolico in sé. È partecipazione a
questa grande certezza, che è presente nel soggetto vivente della Chiesa";
"Mi sembra, questa,
l'occasione per esprimere gratitudine a tutti i grandi Papi del secolo scorso.
Si è aperto il secolo con il santo Pio X, poi Benedetto XV, Pio XI, Pio XII,
Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II. Mi sembra che
questo sia un dono speciale in un secolo così difficile, con due guerre
mondiali, con due ideologie distruttive: fascismo-nazismo e comunismo.
Proprio in questo secolo, che si è opposto alla fede della Chiesa, il Signore ci
ha dato una catena di grandi Papi, e così un'eredità spirituale che ha
confermato, direi, storicamente, la verità del Primato del Successore di
Pietro";
"Ho ricevuto negli
ultimi mesi gran parte dei Vescovi africani in visita "ad limina". E per me è
stato molto edificante, ed anche consolante, vedere Vescovi di alto livello
teologico e culturale, Vescovi zelanti, che realmente sono animati dalla gioia
della fede. Sappiamo che è in buone mani questa Chiesa, ma che tuttavia soffre
perché le Nazioni ancora non si sono formate";
"Sarebbe certamente
sbagliato un semplice e superficiale ottimismo, che non si accorge delle grandi
minacce nei confronti della gioventù di oggi, i bambini, le famiglie. Dobbiamo
percepire con grande realismo queste minacce, che nascono dove Dio è assente.
Dobbiamo sentire sempre più la nostra responsabilità, affinché Dio sia presente,
e così la speranza e la capacità di andare con fiducia verso il futuro";
"Penso che una fede
vissuta in profondità e con tutta l'apertura verso l'oggi, ma anche con tutta
l'apertura verso Dio, unisce le due cose: il rispetto della alterità e
della novità, e la continuità del nostro essere, la comunicabilità tra le
persone e tra i tempi";
"Mi sembra che
dobbiamo vedere proprio nel Signore il nostro modello di sacerdote per guarire,
per aiutare, per assistere, per accompagnare verso la guarigione";
"La Chiesa fa tanto
grazie a Dio, in Africa ma anche a Roma e in Europa!... Continuiamo con coraggio
e cerchiamo di trovare insieme le strade migliori".
(©L'Osservatore Romano - 4 Marzo
2006)