Comunicato Stampa
Verità e Vita: aiutiamo le famiglie ad accogliere ogni
figlio, anche disabile.
Milano, 19 marzo 2006, ore 16.15

"Le dichiarazioni del Ministro Giovanardi sull'eutanasia
olandese sono assolutamente corrette: l'accostamento ai
crimini nazisti è quanto mai pertinente." Lo ha dichiarato
il vicepresidente del Comitato Verità e Vita, Livio Luca
Trombetta, parlando all'Assemblea nazionale dell'Associazione
Verità eVita che si è svolta domenica a Milano. "Non credo -
ha spiegato Lucà Trombetta, che da anni ha organizzato un
gruppo di famiglie disposte ad accogliere bambini con gravi
diabilità per sottrarli all'aborto - che infatti si possa
eliminare la sofferenza eliminando fisicamente i sofferenti.
Dobbiamo piuttosto prenderci cura di ognuno di essi. Per
questo abbiamo dato vita a una rete di solidarietà familiare
che interviene per aiutare le famiglie ad accogliere
nascituri con gravi problemi, quando i genitori pensino di
non potercela fare ad affrontare da soli le difficoltà che
ne derivano".
Livio Lucà Trombetta
Mario Palmaro
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Giovanardi ha ragione!

Il ministro Carlo Giovanardi ha perfettamente ragione: le
norme olandesi pro-eutanasia fanno rivivere gli spettri del
nazismo.
E' ovvio che da quelle parti non la prendano bene, e
reagiscano con l'aria scandalizzata di chi si sente
ingiustamente offeso. Ma la sostanza è quella denunciata con
coraggio da Giovanardi: se oggi Hitler fosse seduto in uno
scranno del Parlamento dell'Unione voterebbe a favore di una
legge come quella olandese.

"Si garantisca una morte pietosa ai pazienti considerati
incurabili secondo il miglior giudizio umano". E' il passo
più significativo di una lettera scritta nel 1939 dal Fuhrer
al suo medico personale Karl Brandt, nella quale Hitler
incaricava Brandt di reclutare medici di provata fede
nazista disposti a realizzare il famigerato Piano T4. Un
progetto che avrebbe portato alla eliminazione di 70.000
tedeschi di "pura razza ariana", colpevoli solo di essere
malati, inutili, dementi, mutilati della Grande guerra. Per
loro, e non per i poveri ebrei, furono inaugurate le
mostruose camere a gas.
Molti oggi obiettano: ma i nazisti uccidevano senza chiedere
il permesso agli interessati. E' vero. E, infatti, chi
chiederà a un neonato handicappato - come propongono i
civili e rispettabili olandesi - se vuole o non vuole essere
ucciso? E a Terry Schiavo, la donna fatta morire di fame e
di sete negli Stets, chi ha chiesto un parere?

Ma c'è dell'altro: infatti, il fondamento dell'eutanasia
nazista è il medesimo di qualsiasi uccisione per motivi
pietosi. Non è il consenso, ma il giudizio sul valore di
quella singola vita: lo stato, i medici, i parenti, i
politici, decidono che se sei in coma, o sei mezzo scemo, è
"meglio per te" morire. Lo si vede bene dalla lettera citata
di Hitler: non si uccide per odio, ma per aiutare a morire
"secondo il miglior giudizio umano".
Così è capitato anche in Olanda: prima si legalizza la morte
per pietà, argomentando che ognuno può decidere quando farla
finita. Poi, però, si estende la lugubre pratica anche a
quelli che non possono dire né sì né no. Poverini, soffrono
tanto: meglio eliminarli.

Questa è la vera pesante catena che lega il caso olandese
con l'orrore nazista: chi ama la verità non potrà tacere,
anche se venisse convocato da tutti gli ambasciatori di un
continente che fu vecchio, e oggi appare moribondo.

Il caso-Giovanardi merita anche una riflessione di carattere
politico: questa Europa diventa ogni giorno che passa sempre
più illiberale e intollerante.
E' l'effetto paradossale del modello relativista ispirato al
politicamente corretto, che essa ha adottato come unica
verità di Stato.
Basti ricordare ai più smemorati che, quando qualche anno
fa, l'Austria scelse con libere elezioni di mandare al
governo un partito di destra considerato (da alcuni)
impresentabile, nell'Unione si scatenarono incredibili
ingerenze con la vita politica di quel Paese, che fu anche
minacciato di sanzioni. Oggi l'Austria è una nazione in
ottima salute, dove se non altro vecchi e malati muoiono di
morte naturale.
Quando invece l'Olanda ha prima depenalizzato e poi
legalizzato a pieno titolo l'uccisione per cosiddetti motivi
pietosi, nessuna censura è stata elevata nei suoi confronti.

Adesso il caso Giovanardi ci dimostra che non c'è più
nemmeno il diritto di critica.
Così, se uno storico - certo assai discutibile - opina sul
numero delle vittime della Shoa, finisce in galera.
Ma se in una nazione europea si vara una legge che è erede
diretta degli orrori del Terzo Reich, tutti devono tacere.
Mai come in questo momento risuonano profetiche le parole di
Hanna Arendt: ""Il suddito ideale del regime totalitario non
è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l'individuo
per il quale la distinzione fra vero e falso non esiste
più".

Mario Palmaro
mario.palmaro@iltimone.org