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RIMINI, venerdì, 25 agosto 2006.-
Martedì 22 agosto al Meeting di Rimini,
il professor Edmund Pellegrino, docente emerito
di Medicina della Georgetown University e
Presidente del Consiglio di Bioetica degli
Stati Uniti, insieme a Giorgio Israel, professore
di matematica dellUniversità
La Sapienza di Roma, hanno affrontato
il tema la bioetica e la ricerca della
felicità.
Per il professor Pellegrino la felicità
è il nostro destino, perché
come diceva San Tommaso tutte le scienze
e larte sono dirette in modo ordinato
verso la felicità, anche se
la nostra felicità sarà
piena solo dopo la morte, quando saremo faccia
a faccia con Dio.
La via edonistica che cerca la felicità
nei centri commerciali, nella chirurgia plastica,
nei guru televisivi, nelle pillole, è
vana ha spiegato Pellegrino
perché nessun piacere è
totalmente soddisfacente.
In merito allutilizzo delle nuove tecniche
mediche, il Presidente del Consiglio di Bioetica
degli Stati Uniti ha affermato che non tutto
è difendibile da un punto di vista
etico: Ci sono cose in medicina che
non dovremmo mai fare, come ad esempio, limpiego
delle cellule staminali embrionali.
Il professore ha messo in guardia dai rischi
di fare della medicina un modo per giungere
ad una nuova creazione del genere umano,
pensando di migliorare ciò che Dio
ha fatto, ed ha denunciato comportamenti
come quelli di praticare le diagnosi in utero
per poi sopprimere quel bambino che
non dovesse corrispondere allidea di
ciò che dovrebbe essere un bambino
perfetto.
Secondo il docente americano la tecnologia
offre molte porte alla ricerca della felicità
umana, ma si tratta di vedere quali di queste
porte non andrebbero mai aperte e quali subito
richiuse.
Il desiderio di sapere ha sostenuto
Pellegrino è desiderio di conoscere
Dio, ma dobbiamo sapere come usare la conoscenza
del bene e del male per non finire tutti
come Adamo ed Eva e per questo non
bisogna alimentare false speranze come quelle
dellimmortalità.
Alla fine del suo intervento il professore
americano ha affrontato il problema di come
i cristiani devono porsi di fronte alla nuove
tecniche mediche.
A questo proposito, Pellegrino ha citato
Giovanni Paolo II, il quale ha scritto che
occorre affermare la prevalenza delletica
sulla tecnica e della persona sulle cose
per poi concludere che la felicità
sulla terra è anticipare la visione
di Dio nelleternità perché
solo in Dio possiamo trovare linfinito.
Nel suo intervento, invece, il professor
Israel ha subito chiarito che cè
un fantasma dietro alle nuove tecniche di
manipolazione degli embrioni: leugenetica,
aggiungendo che quella che si profila è
più precisamente una nuova eugenetica
che potrebbe essere quella di determinare
i figli a proprio piacimento, in questo assistiti
dalle leggi dello Stato.
Il docente di matematica, autore di numerosi
contributi sulla storia della scienza, ha
criticato la concezione delluomo
come macchina proposta dallo scientismo materialista
perché pretende di applicare
anche ai fenomeni della vita gli stessi concetti
di ripetibilità e predicibilità
che sono adatti a oggetti inanimati.
Il questo modo ha spiegato Israel
la medicina diventerebbe così
simile alla riparazione della macchina guasta.
Ma qual è la felicità
di una macchina?, ha chiesto. Il docente
de La Sapienza di Roma ha affermato
che luomo non è una somma
di parti indipendenti e tornando al
tema della felicità ha commentato
che cè una riduzione di
questa al semplice benessere, e cioè
ad una ottimizzazione delle prestazioni.
Ma se pensiamo al poeta Giacomo Leopardi
ha concluso Israel questo uomo
deforme, dunque infelice secondo le definizioni
dellOrganizzazione Mondiale della Sanità,
seppur tormentato dalla sofferenza, ci ha
fatto toccare lautentica felicità
che nasce in quegli attimi miracolosi di
cui percepiamo linfinito: e il
naufragar mi è dolce in questo mare.
Il moderatore dellincontro, Giancarlo
Cesana, dirigente laico del movimento di
Comunione e Liberazione, ha commentato
infine che la felicità delluomo
non è quella della macchina, ma piuttosto
un fatto drammatico, inseparabile dal dolore,
ed ha ricordato che lanticipo del Paradiso
è quando il possesso coincide
con il dono di sé, e si chiama amore.
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