Eutanasia: i silenzi di Prodi
articolo di Rino Cammilleri su (C) Il Giornale,
28-09-2006
L'agenzia Apcom del 25 settembre 2006 ha
riferito sulla
riunione dei senatori dell'Ulivo riguardante
la Finanziaria.
In particolare è interessante quel che è
accaduto un attimo
prima, nei capannelli che si sono formati
all'inizio dell'incontro.
Qui c'è stato agio, infatti, di parlare anche
del tema del giorno: l'eutanasia.
Incontrando un gruppo di senatori tra i quali
c'erano i
cattolici Paola Binetti, già presidente del
Movimento
Scienza e Vita, e Giorgio Tonini, diessino
proveniente dai
cristiano-sociali, il presidente del consiglio
Romano Prodi
è stato avvicinato dalla Binetti, che avrebbe
scambiato con
lui qualche parola a proposito della questione
sollevata
dalla drammatica lettera del tetraplegico
Welby al
presidente della Repubblica Napolitano.
Prodi avrebbe soprattutto ascoltato, invitando
a un
confronto non esasperato sul tema, di cui
bisognerebbe,
semmai, parlare con serenità.
E, conoscendo Prodi, la cosa non stupisce.
L'uomo non sopporta, infatti, gli scontri
verbali, i toni
nervosi, le argomentazioni gridate.
Ama la pacatezza, la moderazione, il sussurro,
il dialogo pacioso.
Certo, da un cattolico, anche adulto, ci
si sarebbe
aspettati un secco diniego, sia pure sereno
e pacato, ma
deciso e reciso: no all'eutanasia, come dice
la Chiesa e non da ieri.
Dunque, inutile parlarne, e chiuso il discorso.
Un «no» costa solo un flatus vocis, è una
sillaba, per
giunta composta da due sole lettere.
In questo l'italiano, come l'inglese, ha
un vantaggio sul
francese, per esempio, che usa non due ma
tre lettere.
Ed è incredibile la quantità di idiomi in
cui un «no» suona
suppergiù allo stesso modo, talché tutti
capiscono, anche in
sede europea e senza bisogno di traduzione.
La Binetti, riferisce ancora l'agenzia, racconta
di aver
detto a Prodi che occorre stare attenti in
materia di tagli
alla Sanità, perché ci sono famiglie che,
vivendo in
situazioni drammatiche ed essendo in condizione
di disagio
economico, possono per questo «arrivare a
ipotizzare soluzioni di eutanasia».
Prodi avrebbe mostrato «grande attenzione»
e altrettanta «disponibilità».
Dunque, la Binetti, par di capire, è contraria
all'eutanasia
e, da cattolica, almeno qui sembrerebbe in
perfetta linea
con le direttive della Chiesa.
Infatti, l'eutanasia è proprio una di quelle
questioni «non
negoziabili» tassativamente elencate or non
è molto da Papa Benedetto XVI.
Quando c'è materia che concerne la vita e
la morte non si
discute, e non vale lo specioso argomento
che certi divieti
sono a carico dei soli credenti, mentre chi
non crede non è
obbligato a seguire altro che la sua coscienza.
No, l'eutanasia è uno di quei punti fermi
che coinvolgono il
bene comune, e la Chiesa non può transigere.
Ora, è singolare che un presidente del Consiglio
imiti il
presidente della Repubblica su questo tema:
Napolitano è e
deve essere super partes, perciò invita a
dibattere.
Ma il premier non è super partes, bensì rappresenta
una parte.
Ora, proprio nelle due questioni che hanno
infiammato la
cronaca in questi giorni - la pretesa islamica
di scuse da
parte del papa per il suo discorso a Regensburg
e appunto
l'eutanasia - il premier ha assordato col
suo silenzio.
Perfino il laicissimo Zapatero si è esposto
esprimendo solidarietà al pontefice.
Da noi, invece, zitti e mosca.
Anzi, il voto contrario del cattolico Andreotti,
che ha
impedito analoga presa di posizione.
Ora, sull'eutanasia, la direttiva ai cattolici
dell'Unione
pare essere: parlatene pure, se volete, ma
con serenità.
Strani, questi cattolici adulti.
Ricordano molto da vicino i democristiani
d'antan, i quali
sempre si comportavano da teorici del giusto
mezzo, del
dialogo ad ogni costo, del compromesso sempre
e comunque,
della firma sulla legge abortista «altrimenti
avremmo perso
la presidenza, il che sarebbe stato più grave».
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