Ero per l'eutanasia, ma oggi ho cambiato idea
Germana Lancia, 44 anni, vive su una sedia
a rotelle. Sette
anni fa scrisse a Ciampi di aiutarla a morire.
Oggi,
nonostante la gravità della sua situazione,
è tornata a
sorridere alla vita E in una nuova lettera
incoraggia Webly
a non mollare: «La vita può ancora darle
tanto»
Da Pescara Piergiorgio Greco
Più che una rumorosa rivendicazione di un
presunto "diritto
all'eutanasia", quella lettera all'
allora presidente
Carlo
Azelio Ciampi voleva essere soprattutto uno
sfogo.
Lo sfogo di chi, dall'età di dodici anni
alle prese con una
terribile artrite reumatoide che poi per
ben diciotto anni
l'ha tenuta inchiodata ad un letto, avvertiva
come ostile la
società che la circondava.
Lo sfogo di chi, quindi, chiedeva l'intervento
del capo
dello Stato per ottenere una sola cosa: un
aiuto concreto
per poter scegliere, se la sua condizione
un domani fosse
peggiorata, come e quando farla finita.
Oggi Germana Lancia, 44 anni di Roma ma originaria
di
Canistro (Aq), vive su una sedia a rotelle,
lavora alla
Sapienza, dove ha ideato uno sportello disabili
divenuto un
modello in Italia e, soprattutto, ha cambiato
idea su quella
sua richiesta a Ciampi datata 1999: «La vita
merita sempre
di essere vissuta», scrive in una nuova lettera,
questa
volta inviata a Piergiorgio Welby che, proprio
come lei
sette anni fa, ha chiesto al presidente della
Repubblica di
fare qualcosa affinché la "dolce morte"
possa trasformarsi
presto in un diritto per tutti.
«Signor Welby con il tempo ho rivisto le
mie posizioni
sull'eutanasia», inizia il messaggio con
il quale Germana
racconta che, a farla tornare ad amare la
vita, sono stati
il confronto anche duro con gli altri, la
convinzione che
nessun dolore è inutile e che, in definitiva,
tutto accade
per un motivo: «Le sembreranno luoghi comuni
- scrive - ma a
volte viviamo dolori di cui faremmo volentieri
a meno per
poi accorgerci che quel dolore è stato causa
di una gioia
immensa».
Tutti "luoghi comuni" che, in realtà,
emergevano anche nella
lettera a Ciampi, al punto che l'ex presidente,
nella sua
risposta - in forma privata - non esitò a
rimarcare che
nell'intervento di Germana Lancia «trovo
molto di più, e di
diverso, dalla rivendicazione del diritto
di morire: tutta
la tua esistenza, che è una lotta per affermare
la tua
voglia di vivere e il tuo diritto pieno alla
vita, smentisce
le tue parole e rinnega quella che tu stessa,
riaffermando
la tua fede in Dio, definisci una richiesta
"mostruosa"».
«Se nel 1999 ci fosse stata una legge a regolare
l'eutanasia - prosegue il messaggio a Welby
- avrei arrecato
molto dolore a chi mi ama, mi sarei preclusa
molte gioie e
soddisfazioni, avrei rinunciato ai miei sogni
e ai miei
desideri, alle mie speranze che hanno un
comune
denominatore: la libertà e la dignità delle
persone
disabili. Sarei un'ipocrita se le dicessi
che la sua
condizione è semplice, ma le dico che la
vita può ancora
darle tanto e lei può offrirle molto di più
per cui la
invito a pensare alle conseguenze della sua
richiesta
soprattutto per chi non è in grado di scegliere».
(C) Avvenire, Mercoledi 27/09/2006
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