Le canzonette sono innocue? Si potrebbe crederlo,
ma talora non è vero. Prescindiamo dai noti
sproloqui musicali di Benigni, secondo cui
a ogni successo di Berlusconi subiva danni
in quelle parti del corpo che fanno rima
con il cognome del leader di Forza Italia
(siccome Berlusconi, in Sicilia e altrove,
non demorde, si starà arricchendo l'urologo
del noto comico).
Parliamo invece di tal Simone Cristicchi
(il cognome, in questo caso, inganna) che
deve avere i suoi santi in paradiso perché
si è esibito a Sanremo, fa sentire la sua
voce su tutte le radio nazionali ed è perfino
invitato in diverse università italiane dove
tiene sedute di "igiene mentale".
Il lavaggio del cervello da cui la sua "igiene
mentale" dovrebbe liberarci è quello
imposto dai preti. La canzone-clou dei suoi
spettacoli si chiama appunto "Prete".
Inizia ricordando che "da bambino mi
portavano alla messa, ed io seguivo la funzione
con un'aria un po' perplessa". Lì il
prete gli si rendeva antipatico perché lo
invitava: a lasciare stare le "fantasie
sessuali" e gli chiedeva - cosa assai
più improbabile, perché confessori così da
molti anni si trovano solo nei libri di Melissa
P. - "quante volte ti sei masturbato
il pistolino".
Diventato più grandicello, il Cristicchi
elabora la sua avversione per i preti in
un'apologia del solito relativismo politicamente
corretto: il prete è cattivo perché "crede
di essere il depositario di una verità assoluta".
Infine ecco i giudizi globali.
Il cristianesimo è "la bugia più grande
della storia" e Cristicchi intona -
è proprio il caso di dirlo - la solita litania
di luoghi comuni dell'anticlericalismo più
becero: "La storia della Chiesa è seminata
di violenza, di soprusi, la Santa Inquisizione
è prepotenza, e poi genuflessioni collettive
dei politici, salvezza delle anime, la rendita
degli immobili ma quanti begli affari fate
con il Giubileo e
quanti bei miliardi che sta alzando Padre
Pio".
Mancano solo Dan Brown e l'Opus Dei.
La lezione di igiene mentale di Cristicchi,
protesta il cantautore, non è contro la libertà
religiosa. "In fondo ognuno è libero
di scegliersi la sua prigione, libero di
farsi abbindolare, ipnotizzare, dal papa,
dal Guru, dal capo spirituale ma la cosa
deprimente e che mi butta giù è vedere quella
folla alla Giornata della Gioventù, la mia
sola religione è vocazione per il dubbio,
IO non crederò a
qualsiasi cosa dica un prete". Papa
con la "p" minuscola e "io"
in tutte maiuscole (che Cristicchi legga
Eugenio Scalfari?) sono nel testo originale
del musicante.
Non è troppo grave il fatto che Cristicchi
vada in depressione quando legge dei successi
di Benedetto XVI.
Il Papa se ne farà una ragione. Il problema
nasce quando la Rai, le università, le manifestazioni
pagate con il denaro dei contribuenti danno
voce a questo tiro musicale al cattolico:
che qualche volta assomiglia alla colonna
sonora della lobby di ministri anticlericali
insediata all'interno del governo Prodi.