V INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE (8-9 LUGLIO
2006) A VALENCIA (SPAGNA)
INCONTRO FESTIVO E TESTIMONIALE PER LA CONCLUSIONE
DELL'INCONTRO
PRESSO LA CITTÀ DELLE ARTI E DELLE SCIENZE
Cari fratelli e sorelle,
Provo una grande gioia nel prendere parte
a questo incontro di preghiera, nel quale
si vuole celebrare il dono divino della famiglia.
Sono molto vicino con la preghiera a tutti
quelli che recentemente sono stati colpiti
dal lutto in questa città, e con la speranza
in Cristo risorto che dà coraggio e luce
soprattutto nei momenti di maggiore sofferenza
umana.
Uniti dalla stessa fede in Cristo, ci siamo
raccolti qui, da tante parti del mondo, come
una comunità che ringrazia e rende gioiosa
testimonianza che l'essere umano è stato
creato ad immagine e somiglianza di Dio per
amare, e che si realizza pienamente in sé
stesso solo quando fa dono sincero di sé
agli altri. La famiglia è l'ambito privilegiato
dove ogni persona impara a dare e ricevere
amore. Per questo motivo la Chiesa manifesta
costantemente la sua sollecitudine pastorale
in questo ambito fondamentale della persona
umana. Così essa insegna nel suo Magistero:
"Dio che è amore e che ha creato l'uomo
per amore, l'ha chiamato ad amare. Creando
l'uomo e la donna, li ha chiamati nel Matrimonio
a un'intima comunione di vita e di amore
fra loro, così che non sono più due, ma una
carne sola (Mt 19, 6)" (Catechismo della
Chiesa Cattolica. Compendio, 337).
Questa è una verità che la Chiesa proclama
nel mondo senza stancarsi. Il mio caro predecessore
Giovanni Paolo II, diceva che "L'uomo
è divenuto ‘immagine e somiglianza’ di Dio
non soltanto attraverso la propria umanità,
ma anche attraverso la comunione delle persone
che l'uomo e la donna formano sin dall'inizio…L’uomo
diventa immagine di Dio non tanto nel momento
della solitudine quanto nel momento della
comunione" (Catechesi, 14-XI-1979).
Perciò ho confermato la convocazione di questo
V Incontro Mondiale delle Famiglie in Spagna,
e segnatamente a Valencia, ricca nelle sue
tradizioni ed orgogliosa della fede cristiana
che si vive e coltiva in tante famiglie.
La famiglia è un'istituzione intermedia tra
l'individuo e la società, e niente può supplirla
totalmente. Essa stessa si fonda soprattutto
su una profonda relazione interpersonale
tra il marito e la moglie, sostenuta dall'affetto
e dalla mutua comprensione. Per ciò riceve
l'abbondante aiuto di Dio nel sacramento
del matrimonio che comporta una vera vocazione
alla santità. Possano i figli sperimentare
più i momenti di armonia e di affetto dei
genitori che non quelli di discordia o indifferenza,
perché l'amore tra il padre e la madre offre
ai figli una grande sicurezza ed insegna
loro la bellezza dell'amore fedele e duraturo.
La famiglia è un bene necessario per i popoli,
un fondamento indispensabile per la società
ed un grande tesoro degli sposi durante tutta
la loro vita. È un bene insostituibile per
i figli che devono essere frutto dell'amore,
della donazione totale e generosa dei genitori.
Proclamare la verità integrale della famiglia,
fondata nel matrimonio come Chiesa domestica
e santuario della vita, è una grande responsabilità
di tutti.
Il padre e la madre si sono promessi davanti
Dio un "sì" totale, che costituisce
la base del sacramento che li unisce; allo
stesso modo, affinché la relazione interna
della famiglia sia completa, è necessario
che dicano anche un "sì" di accettazione
ai loro figli generati o adottati e che hanno
propria personalità e proprio carattere.
Così, questi continueranno a crescere in
un clima di accettazione ed amore, ed è auspicabile
che, raggiungendo una maturità sufficiente,
vogliano restituire a loro volta un "sì"
a chi hanno dato loro la vita.
Le sfide della società attuale, segnata dalla
dispersione che si genera soprattutto nell'ambito
urbano, richiedono la garanzia che le famiglie
non siano sole. Un piccolo nucleo familiare
può trovare ostacoli difficili da superare
se si sente isolato dal resto dei suoi familiari
e amici. Perciò, la comunità ecclesiale ha
la responsabilità di offrire sostegno, stimolo
e alimento spirituale che fortifichi la coesione
familiare, soprattutto nelle prove o nei
momenti critici. In questo senso, è molto
importante il ruolo delle parrocchie, così
come delle diverse associazioni ecclesiali,
chiamate a collaborare come strutture di
appoggio e mano vicina della Chiesa per la
crescita della famiglia nella fede.
Cristo ha rivelato quale è sempre la fonte
suprema della vita per tutti e, pertanto,
anche per la famiglia: "Questo è il
mio comandamento: che vi amiate gli uni gli
altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un
amore più grande di questo: dare la vita
per i propri amici." (Gv 15,12-13).
L'amore di Dio stesso si è riversato su di
noi nel battesimo. Per questo le famiglie
sono chiamate a vivere quella qualità di
amore, poichè il Signore è colui si fa garante
che ciò sia possibile per noi attraverso
l'amore umano, sensibile, affettuoso e misericordioso
come quello di Cristo.
Insieme alla trasmissione della fede e dell'amore
del Signore, uno dei compiti più grandi della
famiglia è quello di formare persone libere
e responsabili. Perciò i genitori devono
continuare a restituire ai loro figli la
libertà, della quale per qualche tempo sono
garanti. Se questi vedono che i loro genitori
-e in generale gli adulti che li circondano-
vivono la vita con gioia ed entusiasmo, anche
nonostante le difficoltà, crescerà più facilmente
in essi quella gioia profonda di vivere che
li aiuterà a superare con buon esito i possibili
ostacoli e le contrarietà che comporta la
vita umana. Inoltre, quando la famiglia non
si chiude in sé stessa, i figli continuano
ad imparare che ogni persona è degna di essere
amata, e che c'è una fraternità fondamentale
universale fra tutti gli esseri umani.
Questo V Incontro Mondiale c'invita a riflettere
su un tema di particolare importanza e che
comporta una grande responsabilità per noi:
"La trasmissione della fede nella famiglia".
Lo esprime molto bene il Catechismo della
Chiesa Cattolica: "Come una madre che
insegna ai suoi figli a parlare, e quindi
a comprendere e a comunicare, la Chiesa nostra
Madre, ci insegna il linguaggio della fede
per introdurci nell'intelligenza della fede
e nella vita di fede" (n. 171).
Come simbolizzato nella liturgia del battesimo,
con la consegna del cero acceso, i genitori
sono associati al mistero della nuova vita
come figli di Dio che si diventa per mezzo
dell cqua battesimale.
Trasmettere la fede ai figli, con l'aiuto
di altre persone e istituzioni come la parrocchia,
la scuola o le associazioni cattoliche, è
una responsabilità che i genitori non possono
dimenticare, trascurare o delegare totalmente.
"La famiglia cristiana è chiamata Chiesa
domestica, perché manifesta e attua la natura
comunionale e familiare della Chiesa come
famiglia di Dio. Ciascun membro, secondo
il proprio ruolo, esercita il sacerdozio
battesimale, contribuendo a fare della famiglia
una comunità di grazia e di preghiera, una
scuola delle virtù umane e cristiane, il
luogo del primo annuncio della fede ai figli"
(Catechismo della Chiesa Cattolica. Compendio,
350). E inoltre: "I genitori, partecipi
della paternità divina, sono per i figli
i primi responsabili dell'educazione e i
primi annunciatori della fede. Essi hanno
il dovere di amare e di rispettare i figli
come persone e come figli di Dio... In particolare
hanno la missione di educarli alla fede cristiana"
(ibid., 460).
Il linguaggio della fede si impara nel focolare
domestico dove questa fede cresce e si fortifica
attraverso la preghiera e la pratica cristiana.
Nella lettura del Deuteronomio abbiamo ascoltato
costantemente la preghiera ripetuta per il
popolo eletto, la Shema Israel, e che Gesù
ha ascoltato e ripetuto nella sua casa di
Nazaret. Egli stesso l’ha ricordato durante
la sua vita pubblica, come ci riferisce il
Vangelo di Marco (Mc 12,29). Questa è la
fede della Chiesa che viene dall'amore di
Dio, per mezzo delle vostre famiglie. Vivere
l'integrità di questa fede, nella sua meravigliosa
novità, è un grande dono. Ma nei momenti
in cui sembra che si nasconde il volto di
Dio, credere è difficile e comporta un grande
sforzo.
Questo incontro dà nuovo vigore per continuare
ad annunciare il Vangelo della famiglia,
riaffermare la sua validità ed identità basata
nel matrimonio aperto al dono generoso della
vita, e dove si accompagna ai figli nella
sua crescita fisica e spirituale. In questo
modo si rifiuta un edonismo molto impregnato
che banalizza le relazioni umane e le svuota
del suo genuino valore e della sua bellezza.
Promuovere i valori del matrimonio non ostacola
la gioia piena che l'uomo e la donna trovano
nel loro mutuo amore. La fede e l'etica cristiana,
dunque, non pretendono di soffocare l'amore,
bensì renderlo più sano, forte e realmente
libero. Perciò, l'amore umano deve essere
purificato e deve maturare per essere pienamente
umano e principio di una gioia vera e duratura
(cf. Discorso in san Giovanni in Laterano,
5 giugno 2006).
Invito, dunque, i governanti e i legislatori
a riflettere sul bene evidente che i focolari
domestici in pace e in armonia assicurano
all'uomo, alla famiglia, centro nevralgico
della società, assicurano le case che vivono
nella pace, nell’armonia, come ricorda la
Santa Sede nella Lettera dei Diritti della
Famiglia. L'oggetto delle leggi è il bene
integrale dell'uomo, la risposta alle sue
necessità e aspirazioni. Questo è un notevole
aiuto alla società, del quale non può privarsi,
e per i popoli è una salvaguardia e una purificazione.
Inoltre, la famiglia è una scuola di umanesimo,
affinché cresca fino a diventare veramente
uomo. In questo senso, l’esperienza di essere
amati dai genitori porta i figli ad avere
coscienza della loro dignità di figli.
La creatura concepita deve essere educata
nella fede, amata e protetta. I figli, insieme
al fondamentale diritto a nascere e essere
educati nella fede, hanno pure diritto ad
una casa che abbia come modello quello di
Nazaret e siano preservati da tutte le insidie
e le minacce.
Sono il nonno del mondo, abbiamo ascoltato.
Desidero ora rivolgermi ai nonni, così importanti
nelle famiglie. Essi possono essere -e sono
tante volte - i garanti dell'affetto e della
tenerezza che ogni essere umano ha bisogno
di dare e di ricevere. Essi offrono ai piccoli
la prospettiva del tempo, sono memoria e
ricchezza delle famiglie. Mai per nessuna
ragione siano esclusi dall’ambito familiare.
Sono un tesoro che non possiamo strappare
alle nuove generazioni, soprattutto quando
danno testimonianza di fede all’avvicinarsi
della morte.
Voglio ora dire una parte della preghiera
che avete recitato, chiedendo il buon esito
di questo Incontro Mondiale delle Famiglie:
Oh, Dio, che nella Sacra Famiglia
ci lasciasti un modello perfetto di vita
familiare
vissuta nella fede e nell'obbedienza alla
tua volontà.
Aiutaci ad essere esempio di fede e amore
ai tuoi comandamenti.
Soccorrici nella nostra missione di trasmettere
la fede ai nostri figli.
Apri i loro cuori affinché cresca in essi
il seme della fede che hanno ricevuto nel
battesimo.
Fortifica la fede dei nostri giovani,
affinché crescano nella conoscenza di Gesù.
Aumenta l'amore e la fedeltà in tutti i matrimoni,
specialmente quelli che attraversano momenti
di sofferenza o difficoltà.
(. . .)
Uniti a Giuseppe e Maria,
Te lo chiediamo per Gesù Cristo tuo Figlio,
nostro Signore. Amen.