Amare é donarsi...fino in fondo
(tratto da www.pensieridelgufo.it)
Due alpinisti si arrampicavano su una strada
impervia, mentre li flagellava un vento gelido.
La tormenta stava per scatenarsi.
Raffiche turbinanti di schegge di ghiaccio
sibilavano fra le rocce. I due uomini procedevano
a fatica.
Sapevano molto bene che se non avessero raggiunto
in tempo il rifugio sarebbero periti nella
tempesta di neve.
Mentre con il cuore in gola per l'ansia e
gli occhi quasi accecati dal nevischio costeggiavano
l'orlo di un abisso, udirono un gemito.
Un pover'uomo era caduto nella voragine e,
incapace di muoversi, invocava soccorso.
Uno dei due disse: "È il destino. Quell'uomo
è condannato a morte. Acceleriamo il passo
o faremo la sua fine".
E si affrettò, tutto curvo in avanti per
opporsi alla forza del vento. Il secondo
invece si impietosì e cominciò a scendere
per le pendici scoscese.
Trovò il ferito, se lo caricò sulle spalle
e risalì affannosamente sulla mulattiera.
Imbruniva. Il sentiero era sempre più oscuro.
L'alpinista che portava il ferito sulle spalle
era sudato e sfinito, quando vide apparire
le luci del rifugio. Incoraggiò il ferito
a resistere,
ma all'improvviso inciampò in qualcosa steso
di traverso sul sentiero.
Guardò e non poté reprimere l'orrore: ai
suoi piedi era steso il corpo del suo compagno
di viaggio. Il freddo lo aveva ucciso.
Lui era sfuggito alla stessa sorte solo perché
si era affaticato a portare sulle spalle
il poveretto che aveva salvato nel burrone.
Il suo corpo e lo sforzo avevano mantenuto
il calore sufficiente per salvargli la vita.
"Chi vorrà salvare la propria vita,
la perderà, ma chi perderà la propria vita
per me, la salverà.
Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero,
se poi si perde o rovina se stesso?" (Vangelo di Luca 9, 24-25)